| Brescia 27 gennaio 2010 CARA CLAUDIA, il giorno di San Valentino a Madrid, nel duemila tondo tondo, alla fiera dove esponevamo, ci siamo scambiati un bacio come due veri innamorati. A dire la verità non me l'aspettavo, ma si sa come sei fatta, non lasci mai le cose a metà... Così mi hai confermato quando, dopo qualche attimo, guardandoti un po' stupito, mi hai accolto, riaperti gli occhi al mondo, con la tua chiara risata, che a volte suona come una tromba di guerra del vincitore, a volte canta come la melodia dell'amica ritrovata. Dipende dall'avversario che ti trovi sotto le unghie al momento. Il poveretto può provare l'una o l'altra delle tue attitudini e non auguro a nessuno la prima... Ti piaceva raccontare di me che ci conoscevamo fin da bambini, e che giocavamo ai dottori: magari! Era una tua forzatura dialettica per dire che mi volevi bene da un bel po' e che non avevamo avuto diverbi sostanziali. Visitavo la galleria del tuo tuonante babbo e della mamma discreta, negli anni in cui studiavamo in Statale: poi ti ho vista apparire con un cappello indimenticabile, già allora. Ci siamo divisi per strade diverse, tu al Novecento, io a difendere gli ultimi -ismi; poi le strade si sono incrociate. A te oggi piace Ontani, a me Adolfo Wildt. Incredibile, no? Negli ultimi mesi abbiamo anche celebrato a Lovere con una bella mostra all'Accademia Tadini, questa nostra lunga amicizia, che ora continua su piani diversi; più alto il tuo, qui dabbasso il mio. Come diceva il poeta: "Superior stabat Claudia, longeque inferior...Massimo Minini" Un bacio, e guarda giù, come dicono in Valcamonica, nostra comune terra amata che ora t'accoglie e quanto a me, m'aspetta. MM |