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...
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17th Biennale of Sydney
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LETTERE IN RISPOSTA ALLA NEWSLETTER SUL PADIGLIONE ITALIA DELLA BIENNALE DI VENEZIA


PUBBLICHIAMO LE RISPOSTE DEI NOSTRI LETTORI ALLA NEWSLETTER SUL PADIGLIONE ITALIA DELLA BIENNALE DI VENEZIA.

 

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risposta inserita il 22.06.09

 

Buondì Giacarlo,
eccoti le mie impressioni le tue le leggerò sul prossimo numero di flash art?

ciao e buona estate!

d.o)

 

Questa nuova edizione della Biennale di Venezia prende avvio al mattino presto del 3 giugno con un emozionante rito propiziatorio di un gruppo di danzatori Maori che inaugurano il Padiglione della Nuova Zelanda. Questo segnale ci pare quello più indicativo di questa grande rassegna. Il canto stesso intonato, molto melanconico, è la cifra che centra in pieno una Biennale molto assopita e che più che guardare al
domani ricorda un passato sicuro che ben non sa dove andare nel presente.
Le mostre più interessanti sono state sicuramente quelle antologiche dedicate a Mona Hatoum alla Querini Stampalia, Rebecca Horn alla Bevilacqua la Masa in Piazza San Marco, Yoko Ono alla Bevilacqua la Masa di Palazzo Tito, Robert Rauschenberg al Peggy Guggenheim e Bruce Nauman, allestito in ben tre spazi. Mentre quasi tutto il resto sembra molto noioso e privo di slancio. Possiamo affermare di aver visto molti prodotti artistici, intesi come conferme stilistiche di una moltitudine di artisti che già si conoscevano, ma rarissime opere artistiche o almeno tentativi di opere. Soddisfa quindi il lavoro di un’artista come la Favaretto che coraggiosamente propone un lavoro nuovo e difficile, mentre quasi tutto l’Arsenale mantiene toni molto rilassati. Un pochino meglio presso i Giardini, nel Padiglione della Serbia con Katarina Zdjelar che presenta un’installazione variegata e stimolante, il Padiglione delle Repubbliche Ceca e Slovacca che esibisce l’intervento più forte dal titolo “Loop” di Roman Ondák, il Venezuela che pare uno dei pochi tentativi di essere parte dei propositi proposti da Daniel Birnbaum. Il Padiglione della Polonia con il lavoro “ Ospiti / Visitors / Goxcie” di Krzysztof Wodiczko, mi è parso tra i più eleganti ed efficaci.
Deludono tantissimo la Francia con un bruttissimo lavoro di Claude Lévêque, la Gran Bretagna con Steve McQueen, che mostra un magniloquente e noiosissimo video, la Germania con un mediocre lavoro installativo di Liam Gillick.
Fra gli eventi, molto interessante il simposio proposto dalla Fondazione T-BA21 e il video di Mark Lewis presentato in Campo Santa Margherita.
Lasciano alquanto perplessi i voti della giuria che premiano la realizzazione di un brutto e scomodo bar e l’ovvietà di un padiglione come quello dei Paesi Nordici dove forse la cosa più piacevole erano gli ironici attori che proponevano un mercato immobiliare banale e ripetitivo, come le stesse opere presenti, troppo simile nel gusto alla Punta della Dogana che, inaugurata in pompa magna, è parso un supermercato, molto bello, ma che conferma una sensazione di saldi dell’arte. Sicuramente più emozionante la collezione di Axel Vervoordt presentata a Palazzo Fortuny che, ripetendo la fortuna di Artempo, almeno non presenta troppe opere viste così spesso in circolazione e sui media, in quest’ultimo anno. Il Padiglione Italia, in un allestimento troppo ricco di lavori,
penalizza i singoli artisti, che confusamente si mescolano fra loro. Anche qui ogni artista conferma la propria cifra espressiva in una noia pari a quella di Cà Pesaro dove l’opposta rarefazione delle opere risulta troppo simile al vuoto.
Girando per Venezia si può dedicare una visita alle tantissime mostre tra cui mi hanno colpito quella del Padiglione del Portogallo, con una serie di delicati video; “Unconditional Love” e "The Fear Society" all’Arsenale Novissimo sono rare mostre costruite in modo lineare; l’apertura degli spazi della Fondazione Vedova; il Padiglione dell’Islanda con il progetto molto naif “The End” di Ragnar Kjartansson e, nel medesimo edificio, il Singapore con un lavoro documentativo di Ming Wong; “Glass Stress” all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, in campo Santo Stefano; “Steppes of Dreamers” a Palazzo Papadopoli vicino a Campo San Polo; il Lussemburgo con “Collision Zone”, vicino al ponte dell’Accademia; la piccola e delicata mostra di “Travelling Light: Londra/Venezia09” in Fondamenta Bragadin. Sicuramente la magia di Venezia gioca le sue carte nel dare incredibile cornice anche a molte cose che forse da sole non potrebbero nemmeno stare in piedi.
La sensazione finale è che gli artisti abbiano realizzato tanti compitini, giusto per arrivare a un sei striminzito, ma rarissimi tentativi coraggiosi e significativi di fare opere d’arte. Questo conferma che stiamo attraversando un periodo culturale generale di
attesa e d’immobilismo.
Forse, se si fosse data più attenzione all’organizzazione delle mostre e un poco meno alla preparazione della moltitudine di party e gadget, proposti dai diversi paesi/gallerie/fondazioni, sicuramente si sarebbero potuti presentare lavori più validi - se lo scopo era fare arte e non mercato, visto che questo lo fanno così bene a Basilea.

 

Caro Politi, dico che sarebbe ora di finirla con tutte queste polemiche e divisionismi di natura personale e politica. (Ma d'altronde si diceva una volta "il personale è politico"  o no?). Però adesso si esagera e mi sembra che anche in questo suo scritto vi sia l'intenzione più o meno velata di gettare benzina sul fuoco. Luca Beatrice a Angela Vettese sono due ottimi critici (non conosco bene il lavoro di Beatrice Buscaroli e me ne scuso) con cui ogni artista dovrebbe lavorare per la loro serietà e rappresentano certo meglio il futuro di una parte della critica attuale che compone frettolosamente puzzle dove anche alcuni grandi artisti hanno preferito sottrarsi piuttosto che prestarsi a giochi di mercato. Sono sicuro che sia dal padiglione Italia che da Cà Pesaro emergeranno ottime sollecitazioni visive ed emozionali. Sosteniamo questo confronto piuttosto che metterlo alla gogna per alcune dichiarazioni che mi sembrano poco importanti. Ritengo che lei abbia sia i mezzi che l'intelligenza per farlo.

Cordiali saluti

Moreno Gentili, artista.

 

Ciao Giancarlo, godibile la tua news di oggi 29.05.09.... erano evidenti i giochi fatti da B&B&B (Bondi-Beatrice-Buscaroli), chi segue assiduamente Flash Art ne era informato. D'accordo l'orticello di lor signori (2 curatori) lo devono-dovranno sempre più proteggere, ma un innesto diverso oltre i confini della convenienza...potevano anche considerarlo "benefico" no?

I tuoi cari amici artisti ( veterani di tante imprese e biennali) non potevano carinamente declinare l'invito e proporre/consigliare altri artisti per la loro prima volta alla Biennale in laguna?  E andarsene tranquilli e beati per giardini e padiglioni a godersi quel che la vetrina veneziana tra poco offrirà, assaporando una volta di più d'essere già in alta gloria....concedendosi alla vasta visibilità !! ( tho! Ho visto e toccato un divo!! Magari il giorno della vernissage).

Ma forse la clemenza appartiene a chi è già sazio !

 

4 righe, così, per dirsela tra noi, ci sentiamo e vediamo presto su Flash Art, un caro saluto ed un augurio di buon lavoro a Te e tutto lo staff di Flash Art !!

Mauro Corbani

 

Gentile Giancarlo,

letto il suo contributo su Flash Art ho rispolverato in mente il fatto che in verità le polemiche sulla curatela Beatrice & Buscaroli e sul padiglione erano iniziate sin dalle prime ore della loro nomina, perciò vendo seguito la vicenda, e memore anche del passato, mi viene da pensare che, sinistra o destra, sarebbe forse il caso di vedere sino in fondo cosa succede, e solo poi eventualmente "macellare"...

La cosa che desidero invece ribadire come fatto positivo è che finalmente almeno i curatori hanno una età fresca, non anacronistica, e sono anche (come li afferma bene o male) attivi in questo settore  da anni, questo mi pare fondamentale, perchè sono fermamente convinta che la cultura in Italia, (e mi permetta di dire anche in Sicilia, dove vivo e lavoro proprio come storico dell'arte e dell'architettura) spesso  sia eccessivamente in mano ad una gerontocrazia polverosa, che immobilizza e rallenta la contemporaneità.

A tal proposito desideravo sentire lei.

La ringrazio e spero di avere un suo riscontro.

Agata Polizzi

 

Che squallore !!!!!!

Gianni Ottavini

 

Caro Politi,

al di là di ovvie considerazioni o descrizioni sulle quali si può trovare anche un accordo di massima (quindi inutile sull'effettivo del contendere ) rimane il fatto che qua ognuno si fa gli affari suoi, mi pare (e quindi teorie a parte).

E magari avessimo la grandezza di folli, irriducibili egoistiche, passioni (il diavolo insomma :)); nella folla (anch'essa a suo  modo folle) più che il merito (?) prevale la gregarietà del fare gruppo o  combriccola.

Che uno si attacchi al carrozzone internazionale o a quello nazional-popolare non fa grande differenza, molto spesso: si va sulla scia (e a volte anche di chi  dei seguaci avrebbe fatto volentieri a meno).

Quindi  capita che più che giudicare o pensare o che ne so, si riconosca o non si riconosca (= competenza? professionalità?).

Non mi dilungherò poi sull'annosa questione del contesto che farebbe l'opera perchè nel tale contesto dovrei inserire tutti i nomi dei partecipanti e sicuramente scorderei di citare gli elettricisti.

Quindi niente opinioni dato che un pensiero per stabilirle necessita di un minimo di ossatura teorica ma qui siamo alle teorie a parte  come dicevo.  Più che teorizzare si spintona (Homo homini lupus?  Tutto è bene ciò che finisce bene?).

E se allora è così domando se è veramente possibile pensare qualcosa riguardo all'argomento della partecipazione italiana alla Biennale di Venezia?

Cordiali saluti

Walter Bortolossi

 

Caro Politi

Concordo con la tua valutazione serena e distaccata. Non ha senso rafforzare con la vernice politica ciò che è debole strutturalmente. Comunque, piaccia o no, il vento nazionalpopolare( godibile, a questo proposito il pamphlet di Bonami) spazza l’Italia; vediamo cosa resterà, delle proposte presentate nel Padiglione Italia, dopo che la polvere si sarà depositata.

Cordialmente  

Edgardo Battiston

 

A proposito delle dichiarazioni di Luca Beatrice sul Padiglione Italia della Biennale:

Ma quando gli Italiani smetteranno di politicizzare tutto ciò che toccano o fanno?

Quando smetteranno la stupidità dell'acredine fine a se stessa ,senza risultati e senza proposte concrete?

Lo sanno gli Italiani come ci considerano all'estero? Dei poveri idioti che perdono il loro tempo o hanno tempo da perdere a litigare sul governo in carica senza dar modo allo stesso di portare avanti un qualsiasi programma, dandosi con ciò  la zappa sui piedi dell'ingovernabilità del Paese.

Gli stranieri ci guardano e ci trovano semplicemente STUPIDI !!!

Ed ora anche l'arte che dovrebbe essere CULTURA, aleggiare al di sopra della stupidità, ridotta a merce di scambio di favori politici e di poltrone!!

Ma l'Italia, si sa, non cambierà mai!!

Cynthia Simonelli

 

Caro Giancarlo.

Se posso esprimere il mio modesto parere,leggendo i nomi degli artisti invitati(a parte che per dare un giudizio bisogna aspettare di vedere le opere),già mi sembra molto meglio di altre biennali.

il bravo Luca Beatrice mi sembra che abbia fatto,in generale,una buona scelta,coraggiosa.

Personalmente,lo preferisco a Gioni e Bonami,sarò provinciale e ignorante,ma lo preferisco.

Il provincialismo lo vedo molto di più in una esagerata esterofilia alla "Nando Meliconi" che può essere espressa anche scegliendo quegli artisti italiani che ricordano,con i loro lavori,quello che accade in America o nel nord,nord-est Europa.

Non penso che per essere internazionali si debbano invitare artisti con nomi pieni di consonanti.

Io,politicamente parlando,non sono di destra ma penso che l'arte di più alto livello lo sia perchè esprime un individualismo che di sinistra a ben poco.Tutta l'arte,se si vuole,ha una funzione sociale,ma questo è un altro discorso.Attribuirgli una funzione sarebbe come rendere schiavi gli artisti.

Bravi i Beatrici.

Cordialmente.

Pastorello

 

P:S: L'omaggio a Marinetti potrebbe essere ambiguo;quando scrisse il manifesto futurista nel 1909 fu un grande, un pò meno quando diventò accademico d'Italia col fascismo. Mi chiedo: perchè ogni volta che vince il centrodestra fanno una mostra sul futurismo?

Boccioni è morto nel 1916 ripudiando la guerra,gli altri erano quasi tutti socialisti o anarchici.

 

Giancarlo Politi Editore - via Carlo Farini, 68 - 20159 Milano - P.IVA 09429200158 - Tel. 02.6887341 - Fax 02.66801290 - info@flashartonline.it - Credits