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Sandro Chia
Francesco Scasciamacchia

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| Sandro Chia dalla Triennale Bovisa alla GNAM. Francesco Scasciamacchia:La sua mostra ospitata presso gli spazi della Triennale Bovisa ha il senso di un viaggio all’interno del suo mondo; sembra quasi di visitare il suo studio. Come nasce l’idea di presentare al pubblico aspetti più intimi e poco conosciuti della ricerca di un artista? Sandro Chia: Nasce dal pubblico stesso che può presumibilmente avere interesse nei confronti dell’artista, del suo modo di procedere, del suo modo di concepire un’opera e del suo modo di intervenire alla formazione delle proprie opere. È un po’ come rispondere ad una presunta domanda che ha anche una presunta risposta. La mostra in Triennale è costituita da una serie di idee che denotano però una buona volontà di esporre se stessi non solo attraverso le proprie opere che possono essere più o meno criptiche o misteriose. | | | | FS: In occasione della mostra parteciperà anche ad una serie di incontri sull’arte contemporanea e dintorni. In particolare il primo di dicembre si terrà una tavola rotonda dal titolo “ IL CUORE DELLE COSE. L’arte contemporanea e i cinque sensi”. Come i sensi possono amplificare la percezione dell’arte? SC:. L’arte viene catturata, captata ed elaborata attraverso i sensi. Quindi anche l’arte è una specie di manipolazione dei sensi. Potremmo dire che l’arte sta ad una percezione utilitaria e di sopravvivenza dei sensi come il sesso procreativo sta alla pornografia. C’è un utilizzo dei sensi meno finalizzato ad uno scopo immediatamente conoscibile ma è più una ricerca del piacere. | | | | FS:Sempre a proposito di questi incontri, nell’ultimo previsto per il 12 di dicembre è presente la storica conduttrice televisiva nonché pittrice Fiorella Pierobon. Come mai la scelta di un personaggio che è un po’ ai margini del mondo dell’arte? SC: Per un problema mio di disinformazione, non conosco tanto queste persone. Le scelte sono state fatte da altri e perciò non saprei parlare di questa signora perchè non ho ancora avuto il piacere di conoscerla personalmente. Non sono così informato rispetto agli interlocutori invitati alle tavole rotonde, ma questo non significa che non siano personaggi noti. Io vivo in una specie di bolla di sapone. | | | | FS: Dopo Schifano e Cy Twombly, la GNAM di Roma ospiterà una sua mostra. Può darci qualche anticipazione a riguardo? SC: Posso dirvi di andare a vedere la mostra. Vi dico l’indirizzo e la data. Scherzo! Anticipo che non si tratta di una retrospettiva, scelta questa dettata anche da motivi scaramantici. La mostra è stata congeniata in maniera abbastanza stravagante, ci siamo inventati delle categorie e abbiamo cercato di farci rientrare i lavori che erano disponibili. Ciò che è interessante perciò non è tanto il modo in cui la mostra sarà allestita quanto l’idea di fondo che permea tutto il percorso espositivo. Altra novità sarà la pubblicazione di un libro invece che del solito catalogo. | | | | FS: Può dare qualche indicazione o consiglio agli artisti della nuova generazione? SC: Di non credere neanche per un secondo di essere artisti della nuova generazione. Questo è un dato squisitamente anagrafico. Avere o non avere una patente di guida non fa di te una persona migliore. Il fatto generazionale conta solo se significa che un artista è alla ricerca della propria strada. Che si abbiano trenta o quaranta anni l’artista si confronta sempre con l’ignoto, con l’altro, con il mondo. Ci si interroga sul perché nasciamo, invecchiamo e moriamo. L’arte non può ridursi ad un fatto generazionale ma deve essere cosmica. Se si riducesse a questo diventerebbe come la moda, un fatto meramente stagionale. | | | | | |
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