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FAKE OR FEINT
Francesca Boenzi

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Berlino - Fake or Feint. Six scenarios on tactics of marking è un progetto a cura di Joerg Franzbecker con Martin Beck, iniziato nel gennaio scorso in alcuni locali del Berlin Carrè. In una città dove aprono e chiudono continuamente nuovi spazi espositivi, un progetto ospitato temporaneamente in un centro commerciale rappresenta una interessante novità, soprattutto se invece di una mostra in senso tradizionale il progetto crea, all’interno di una sede non convenzionale, uno spazio dinamico di indagine e approfondimento, attraverso una serie di appuntamenti che accompagnano il momento espositivo con lecture, seminari, performance. A questo già ricco e articolato programma si aggiungono: un film program all’Arsenal Kino, curato con Elena Zanichelli, e un archivio allestito da Katrin Mayer, con testi, articoli e altro materiale che ha costituito la base teorica del progetto. | | |  | | Amy Granat, The W. Lee Prints #1 - #10, 2006. Veduta dell’installazione. Courtesy Galerie Eva Presenhuber, Zurigo. Foto: Heiko Karn. | | | | Gli scenari di fake or feint delineano di volta in volta specifici contesti in cui osservare le tattiche attraverso cui un sistema di segni o marchi identitari marca una superficie, precisando l’ambito di appartenenza così come il campo di azione di un gruppo o di un individuo. Si parte dal corpo. Le fotografie di Claude Cahun, nello Scenario 1, erano uno sguardo sul travestimento e sul corpo come luogo in cui norme sociali e desideri intimi entrano in conflitto. Mentre l’installazione di Eran Scharef ripercorreva il fenomeno congolese de La Société des Ambianceurs et des Personnes Élégantes, delineando il problema dell’auto rappresentazione attraverso l’assunzione di una moda ostentatamente occidentale. Nello Scenario 2, la video installazione Alma Mater di Kaucyila Brooke poneva la questione delle istituzioni educative, del rapporto tra conoscenza e autorità, e dei cambiamenti nel ruolo della donna in queste stesse istituzioni, mentre i video di Sofie Thorsen e Katarina Lampert evidenziavano la relazione tra adolescenza, sottocultura e spazio urbano. L’architettura e la comunicazione visiva nell’ambito della cultura dell’intrattenimento sono stati al centro dello Scenario 4, in particolare con la serie Vegas di Annja Krautgasser, e con l’installazione di Katrin Mayer sulla club culture. | | |  | | Sofie Thorsen / Katharina Lampert, Wenn wir da sind, 2008. Veduta dell’installazione, fake or feint / Scenario 2. Foto: Heiko Karn. | | | | | Nello Scenario 5, tra le altre, l’installazione di Heiko Karn analizzava il rapporto tra linguaggio, sguardo, corpo e architettura assumendo come oggetto di analisi le relazioni tra oratore e pubblico. Attraverso le lecture lo sguardo si sofferma di volta in volta su questioni più specifiche: il crimine, la paura e il modo in cui condiziona la progettazione del paesaggio urbano, nell’intervento di Michael Zinganel; o la storia del voguing, raccontata da Jan Kedves, per fare solo alcuni esempi. | | |  | | Katrin Mayer, Club Carré Berlin, 2009. Veduta dell’installazione. Foto: Heiko Karn. | | | | | Il sesto e ultimo scenario (fino al 25 luglio) ripercorre una serie di strategie mediatiche legate a questioni di identità, appartenenza e rappresentazione: una mappatura dello stato dell’arte di una città come Berlino è il focus del lavoro di Daniel Knorr; la tipologia di immagini in uso nell’ambito di manifestazioni politiche muove la ricerca di Tom Holert. Nel video presentato da Eske Schlüters e Axel Gaertner, Lìmite Meanwhile, si analizza l’utilizzo e la funzione politica della maschera di balaklava indossata dagli zapatisti: “Coprire il proprio viso significa cominciare ad avere un volto; un modo di essere e di organizzarsi in cui mi riconosco”. E in definitiva, qualsivoglia codice estetico si decida di assumere e diffondere, questo acquista un valore simbolico tale da veicolare questioni di identità di genere e appartenenza politica, e diventare uno strumento di auto rappresentazione, con implicazioni sociali, politiche ed economiche. E fake or feint legge queste strategie alla luce di una duplice possibilità, quella di partecipare a un dato contesto ma anche di ‘dribblarlo’ o di minarlo dall’interno, perpetuarne il potere o alimentarne la sovversione. http://www.fakeorfeint.org | |
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