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Ishmael Randall Weeks
Simone Ciglia

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| 20.05.2012 | | | | |  | | Dal 16 marzo al 23 maggio 2012 Ishmael Randall Weeks (Cuzco, 1976) ha preso parte al nuovo programma di residenze per artisti del museo MACRO di Roma. Gli è stata concessa una sala al secondo piano del museo da utilizzare come studio, e successivamente per mostrare i lavori realizzati durante il periodo trascorso nella capitale. Abbiamo incontrato l’artista al termine di questa esperienza. | | | | | | | Simone Ciglia: Come valuti il periodo trascorso in residenza a Roma? Ishmael Randall Weeks: Penso sia stata favolosa. L’opportunità di una residenza all’interno di un museo è molto rara. Ti dà la possibilità di espandere i concetti e le idee – nel mio caso per due mesi e mezzo – e finalizzarli a una mostra. In realtà si tratta di una residenza con una mostra. | | | | SC: Come trascorrevi la giornata? IRW: Ho lavorato con alcuni volontari, e inoltre la mia ragazza ha fornito un grande aiuto. Si è trattato fondamentalmente di lavoro. | | | | SC: In quale modo la città di Roma è entrata all’interno del progetto? IRW: La città di Roma è sempre stata speciale per me: sono stato qui due volte in occasione di mostre alla galleria con cui lavoro, Federica Schiavo. Quindi si trattava di una realtà che conoscevo già un po’. Credo che nell’ambito della mostra essa si sia riflessa attraverso alcuni elementi: da piante a strutture di tetti dell’E.U.R., all’architettura modernista; anche Porta Portese è stata molto importante per le ricerche di libri e materiali. Ci andavo quasi settimanalmente. | | | | SC: Per passare a cose più generali: come descriveresti il tuo lavoro? IRW: Lo descriverei come una ricerca che si svolge in modo visuale, in cui si combinano un amore per la tradizione scultorea e l’architettura, intesa come filosofia generale che interessa le nostre vite. | | | | SC: Sei cresciuto in una comune in Perù. In quale modo questo contesto ha influenzato la tua ricerca artistica? IRW: Sono cresciuto con molte famiglie – una inglese, una argentina, una canadese – all’interno delle stesse mura. Credo sia molto speciale crescere fra le montagne del Perù, tra le rovine Inca, in una città che è essenzialmente Quechua. Cuzco è un posto magico. La tradizione locale è basata sull’artigianato, con una qualità legata al lavoro manuale che apprezzo. Non penso tuttavia di essere stato influenzato in particolare da questo luogo, quanto dalla vita che mi è stata data e che mi ha portato in molti posti diversi: New York, il Messico, Lima. Ogni luogo produce un’influenza su di te. Lo stesso accade nel caso di una residenza: in questo caso Roma ha sicuramente esercitato un’influenza nel mio modo di pensare e di lavorare. Intervista a cura di Simone Ciglia | | | | | | | |
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