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Milano - 17/05/2013 “Tra arte e cinema" |
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| L’arte contemporanea in rapporto con il cinema: fino a che punto si tratta di documentare, raccont... |
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Santarcangelo - 16/05/2013 Proposals for Santarcangelo |
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| Proposals for Santarcangelo è il libro d’arte, per cui Santarcangelo dei Teatri ha attivato una v... |
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Napoli - 15/05/2013 RELATIONAL - Bianco - Valente |
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| RELATIONAL è il nuovo progetto del duo Bianco-Valente a ricevere il “MATRONATO”- patrocinio d... |
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Bergamo - 15/05/2013 Contemporary locus 4 - Grazia Toderi |
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| Dal 22 giugno prosegue il progetto contemporary locus – luoghi riscoperti dall’arte contemporane... |
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Bologna - 15/05/2013 Smell – festival dell’olfatto |
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| Dal 21 al 26 maggio 2013 Bologna ospita la IV edizione di Smell-Festival dell'Olfatto (www.smellfest... |
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Will Corwin + Tara Mathison
Amalia Piccinini

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| UN'ARTISTA ITALIANA A NEW YORK Speranze, illusioni e delusioni di una giovane artista Amalia Piccinini amaliapiccinini.ny@gmail.com 25/04/2012 |  | | | | | Circa un anno fa, ho avuto l’onore di conoscere Will Corwin, artista dotato di più talenti. Scultore, scrittore d’arte, presentatore radio, curatore. Mi racconta che i suoi studi di architettura si sono trasformati presto in sculture, Corwin si accorge infatti che i suoi progetti architettonici sono troppo ambiziosi e dunque con costi inaccessibili per i clienti, decide quindi di trasformare in arte le sue visioni architettoniche. Quando penso al suo lavoro, non posso che visualizzare ambienti fatti di mensole e scaffali in legno, dove non ci sono libri, né oggetti, ma tanti frammenti di pietra, piastrelle, pezzi e resti di un qualcosa che è franato, come in un effetto “dopo terremoto”. Si penserebbe al caos, ma non è così. Ogni oggetto trova invece una sua collocazione tra pavimento e mensole, tra verticale e orizzontale, tra collasso e ricostruzione. Le sue installazioni sembrano l’appartamento di un archeologo, che durante i suoi studi continua a spostare e poi a riordinare, un pezzo qui, uno là. Il contrasto tra la solidità delle costruzioni in legno e la precarietà della disposizione degli oggetti rapisce lo spettatore, l’artista intanto a nostra insaputa, sta giocando a scacchi con i materiali. Lo scorso dicembre, Corwin m’invita a salire su un bus giallo che alle otto di sera si è fermato a 14th street e 6th avenue per “raccogliere gli invitati” al suo opening presso l’Art Center del Queens College. Divertita dall’idea del bus e dalla certezza di un evento speciale sono salita sul bus, dove Will e il curatore dello show Tara Mathison ci hanno introdotto il tema della mostra dal titolo “ Utopia in Perpetuum/forever: Will Corwin + other artists. Oggi sono a pranzo con Will e Tara, per parlare a distanza di qualche mese di quella sera e dello show. | | |  | | Installation view of UTOPIA, at Queens College Art Center, 2011 | | | | Amalia Piccinini: Cari Will e Tara, come è nata l’idea dello show all’Art Center del Queens College e come è avvenuta la selezione degli artisti che interagivano/reagivano all’opera di Will. Tara Mathison: In Perpetuum | forever è un concetto che ho pensato per una mostra seriale ispirata al metodo “Solera” per l’invecchiamento dei vini, dove di anno in anno si aggiungono vini nuovi ai vecchi arricchendone e mischiandone i sapori. Will e io contemporaneamente ci siamo conosciuti e lui era molto ricettivo all'idea di essere parte dello show. Gli chiesi allora un tema per creare la prima mostra IP | f. Ha scelto UTOPIA e insieme abbiamo trovato il gruppo di artisti partecipanti, che sono una combinazione di artisti, scrittori e altri professionisti creativi. Will Corwin: L'idea iniziale era di Tara che mi ha chiesto di pensare a un tema e di invitare un gruppo di artisti a partecipare con i quali avrei potuto lavorare in armonia. Ero un po' nervoso all'idea di un artista che "influenzi" gli altri, così ho voluto rendere il progetto più come " exquisite corpse ", dove un artista riprende da dove un altro ha lasciato. Alla fine ci siamo tutti influenzati a vicenda avanti e indietro, attraverso il cerchio di vetro che è lo spazio della galleria. L' idea di "utopia" è un tema a cui penso spesso e che affronto nel mio lavoro. L'idea di un luogo, anche filosofico, dove tutte le persone siano felici e serene è una cosa impossibile e generalmente la maggior parte dei conflitti nascono quando le idee utopiche in competizione entrano in contatto. Credo che la mia scultura esista in se stessa, il concetto di bello viene distrutto dalla brutta realtà. Gli artisti a cui ho chiesto di partecipare hanno usato lo spazio in modi diversi. Carin Riley, per esempio, una pittrice che usa molto il disegno basato sull’astrologia cinese ha creato un diagramma in cui ciascuno degli artisti deve essere posto in modo da attivare l'energia dello spazio, questo era utopistico nell’idea che ogni cosa abbia il suo "corretto" spazio e attività nell'universo – gli artisti non erano tenuti a seguire le regole del diagramma. Tommy Mintz infatti, è andato a Zucotti Park e ha fotografato l’occupazione dei manifestanti a Wall Street, le persone che erano, e sono, cercano di far avanzare la società più verso la loro utopia ideale. | | |  | | Will Corwin, UTOPIA, plaster, wood and pigment, detail view, Queens College Art Center, 2011 | | | | | AP: Ho trovato geniale e divertente l’idea del bus giallo Manhattan - Queens e ritorno per la serata di apertura, anche in questo caso vorrei sapere come è nata l’idea. TM: Oh… è stato tutto pensato da Will. Essendo nato a New York, forse è destinato ad essere una guida per tour di NYC. (Sorride) In realtà l'atmosfera dell’autobus era assai informale, ma in un modo molto interessante per i passeggeri (curatori, artisti, collezionisti, partecipanti e spettatori tutti insieme) per arrivare alla Art Center (20 minuti in auto dalla città), ma anche godersi il viaggio andata e ritorno. Penso che il viaggio andata e ritorno che Will ha creato fosse un brillante pezzo di performance art. WC: Per essere onesti, mi ricordo seduto su un autobus giallo quando ero bambino, cantando canzoni, combattendo con i bambini accanto a me, mangiando caramelle e urlando al conducente di autobus. Ho pensato che sarebbe stato divertente fare salire gli adulti su un bus della scuola, che è scomodo e molto piccolo, e chiedere loro di cantare canzoni natalizie e mangiare panini al burro di arachidi. Era una specie di performance in stile Andy Kauffman, ma era anche ricordare l'infanzia come una sorta di utopia. I bambini hanno un sacco di preoccupazioni che al momento sembrano molto importanti, ma quando si invecchia di solito le nostre responsabilità e gli obblighi morali diventano più gravi. Forse per un momento su quel bus tutti sono ritornati ad un punto un po' meno complicato nella vita. Avevamo anche la birra. | | |  | | Tara Mathison, UTOPIA: An Art Novel, bound book, 53,000 words, Queens College Art Center, 2011 | | | | | AP: Il tema dell’utopia è assai complesso e in un certo senso astratto, lo show invece era perfettamente equilibrato, ho avuto la sensazione che ogni artista abbia trovato il modo di reagire al tema e allo spazio, e di condividere la propria visione di utopia con gli altri artisti e con il pubblico in modo naturale, senza nessuna forzatura. Come è stato il dietro le quinte dello show, l’installazione, l’interazione tra gli artisti, la scelta dei lavori. WC: Alcuni degli artisti hanno scelto di lavorare direttamente nello spazio creando installazioni site specific, - ho citato il disegno sul muro di Carin e le fotografie di Tommy Zucotti Park che è diventato un pezzo interattivo nella galleria. Altri artisti, come Ellis Avery e G. Lucas Crane hanno contribuito con lavori creati liberamente ispirandosi al tema dell'utopia. Shervone Neckles ha chiesto agli studenti del college a cui insegna, di parlare di quello che pensano sia Utopia e poi ha messo questi pensieri per tutta la galleria come opera di testo. Erano particolarmente efficaci sul vetro, dove una citazione può essere guardata attraverso esso e rovesciata su un altro. Sean Cunningham ha scritto una sceneggiatura che è stata eseguita e filmata nella galleria, ispirato dallo spazio e dai personaggi che aveva incontrato presso la Biblioteca Queens College durante il mio ricevimento di apertura. Ben Gottlieb e Anne Sherwood Pundyk hanno creato pezzi che che fanno riferimento all’arte e alla percezione della vita utopistica dell'artista. Tara ha scritto un libro su tutta l'esperienza! TM: Per me forzare qualcosa di complesso non funziona in qualsiasi tipo di mostra, in particolare una mostra pensata in un modo molto astratto e sperimentale. Credo che il successo della manifestazione sia stato il risultato diretto di un gruppo dinamico. Né Will, né io volevamo UTOPIA o In Perpetuum | forever essere qualcosa che avesse a che vedere con il controllo. Come curatore, ho definito alcuni parametri di base, ma sono stata fortunata ad avere Will come primo artista singolo e ancora più fortunata ad aver persone così interessanti a lavorare al progetto. Fin dall'inizio, tutti gli artisti partecipanti sono stati premurosamente disposti secondo l’opera di Carin Riley (un diagramma basato su oroscopi cinesi che ha creato la disposizione di come lo spazio poteva essere utilizzato da Will, me stessa e gli artisti. Una delle caratteristiche più potenti del lavoro di Will è che ispira una sorta di elegante tranquillità. | | |  | | Will Corwin, UTOPIA, plaster, wood and pigment, detail view, Queens College Art Center, 2011 | | | | | | AP: Chi sono i nove artisti che hanno partecipato e con che tipo di disciplina. TM: Ellis Avery: scrittore di haiku Will Corwin: scultore, installazione UTOPIA G. Lucas Crane: compositore/musicista Sean Cunningham: sceneggiatore. Ben Gottlieb: Scrittore Tara Mathison: curatore + UTOPIA romanzo Tommy Mintz: Installazione a parete Neckles Shervone: Installazione/multimedia Anne Sherwood Pundyk: pittrice Carin Riley: pittrice | | | | AP: Tara, oltre che curatore sei artista e partecipavi allo show con un libro, vuoi spiegare se possibile il contenuto misterioso di tale opera? Non ti nascondo che ho cercato di frugare nel testo, ma senza successo. TM: l'intero scopo del libro era di partecipare a UTOPIA come curatore e come artista. Il personaggio nel libro, The Curator, mi ha permesso di pensare in modo diverso lo show durante il gioco con il linguaggio. Sì, oltre ad inserire alcuni elementi visivi, pochi, come le fotografie che ho scattato, non ho fatto alcun reale sforzo per essere chiara, perché il libro è stato davvero un processo per me di affrontare il mio lavoro e non pensavo che nessuno in realtà lo avrebbe letto. Potrei descrivere i contenuti del libro come "Art fiction" e la storia racconta tutta la mostra di UTOPIA. La storia è di 250 pagine intessute tra i fatti della mostra, YouTube link, eventi immaginari e aforismi. Inoltre comprende molte espressioni colloquiali in aggiunta a qualche imprecazione e a qualcosa di frivolo. Will e io abbiamo iniziato a lavorare seriamente a questo show a maggio, cinque mesi prima dell'apertura e sette mesi fino alla sua chiusura. Tutto può accadere durante sette mesi a New York | | | | AP: Will, nel video del drammaturgo Sean Cunningham qualcuno (Jack Richer) è invidioso dei tuoi folti capelli…(siamo tutti gelosi dei capelli di Will). Ci vuoi spiegare come sono diventati soggetto e oggetto del desiderio nel video? WC: Sean Cunningham ha citato i miei capelli nel suo video. E' uno sceneggiatore comico, a volte molto oscuro e crudele, nel suo video recito la parte di un tipo irritante che non aiuta i due protagonisti nel loro cammino verso la terra promessa, così si prendono gioco di me e dicono: "Bei capelli, asshole ". Penso che sia un po' geloso dei miei capelli, sai… la loro lucentezza, il color noce e il volume, Sean hai capelli piuttosto grigi. Non geloso della quantità però, ha ancora tutti i capelli come me. | | | | AP: Nell’introduzione, ho accennato al gioco degli scacchi, vuoi spiegare che ruolo hanno gli scacchi nella tua opera? WC: Nelle mie installazioni scultoree mi occupo delle aspirazioni sociali espresse nella creazione / distruzione di opere d'arte, di architettura e di rovine e macerie. Durante la maggior parte della nostra storia, abbiamo avuto qualche problema con la distruzione di opere d'arte, spesso cancellando le idee e i desideri che esse rappresentano. Molte delle mie sculture sono destinate ad essere reminescenze delle strutture, per lo più in disfacimento, o quelle che sono state danneggiate o distrutte. In qualche modo sono miniature di realtà, e allo stesso modo gli scacchi, i pezzi e la scheda, sono un microcosmo con una serie di regole e di tre possibili risultati per ogni gioco. Vincere, perdere o pareggiare. Sembra molto raffinato e intellettuale, ma è un gioco di grande barbarie, si tratta di aggressività e potenza, e prendere qualcosa che è di qualcun altro. Sono rimasto affascinato dal modo calmo in cui si gioca tranquillamente a questo gioco che nel suo piccolo mondo ha delle conseguenze disastrose. Sentivo che si adattasse con i miei progetti in cui con lucida calma guardo al disfacimento dei modelli architettonici. Sono quasi la stessa cosa, tranne che gli scacchi e i giochi in generale tentano di creare una versione perfetta e semplificata della realtà. | | | | AP: Il vostro progetto va oltre l’idea di un group show, è un invito allo scambio di informazione, visione, sperimentazione. Gli artisti condividono non solo uno spazio, ma soprattutto il concetto di infinito mischiando il proprio mondo l’uno con l’altro. Che altro differenzia In Perpetuum | forever da un qualsiasi group show? TM: una grande componente di In Perpetuum | forever sta nello sperimentare con il tempo, in quanto non vi è in realtà una fine prevedibile al concetto di sempre. Il sempre sfugge anche la morte. La maggior parte delle mostre collettive ruotano intorno all'idea che la mostra sia un evento in un momento preciso e che questo sia parte del suo fascino. In Perpetuum | forever è pittosto il contrario. E' pensato sulla sostenibilità di un'idea con altri attraverso il condividere una storia comune. Ogni artista/curatore può fare una mostra collettiva, ma si possono fare dieci mostre collegate aggiungendo artisti e nuove idee al mix esistente? Che ne pensi di una ventina di mostre che in quintessenza abbiano ciascuno un solista all'interno del tutto? Vedremo. | | | | AP: la parola “forever” inserita nel titolo, fa intuire che ci sarà un seguito, quando ne vedremo il continuo? Sempre a New York, oppure viaggerà per il mondo? TM: Rapunzel (In Perpetuum | forever II) è il seguito attualmente in mostra presso il Queens College Art Center fino al 25 aprile. Dopo di che, lo show passerà probabilmente a un'altra galleria di New York per poi andare all'estero includendo un mix più internazionale degli artisti. AP: Prossimi progetti? WC: Sono in partenza per Londra dove avrò un solo show dal 3 al 27 maggio presso la George and Jorgen gallery. http://www.georgeandjorgen.com/index.html | | | | | | Amalia Piccinini è una giovane artista italiana che vive a New York. Chiunque voglia scriverle per chiedere consigli e suggerimenti puo' farlo a questo indirizzo: amaliapiccinini.ny@gmail.com | |
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