| L’artista mi fa strada, ci muoviamo insieme davanti alle opere in progress; sposto l’attenzione su un quadro finito e cominciamo a parlare di pittura. Al centro della composizione una figura femminile mi ricorda la donna-vampiro di Edvard Munch, la posizione delle braccia e dei capelli sembra la stessa. Ma nel quadro della Ackermann, pittura, spray e collage raffigurano la scena di un interno metropolitano. È un universo femminile in cui la presenza di un uomo si avverte dal particolare di un cappello blu da cowboy, ma è solo una presenza suggerita, non dichiarata. La figura centrale che domina la scena ha un viso ambiguo, un mix tra donna e animale, sembra uscita da un sogno per sedurre lo spettatore con occhi maliziosi. Più in basso, una ragazza altrettanto seducente, nonostante i due buchi neri al posto degli occhi, è ritratta mentre parla al telefono. Qualcosa di tragico pervade tutta l’opera: il colore rosso ricopre i volti dei personaggi e persino le piastrelle del muro. Il collage con gli orologi in fila su un braccio immaginario comunica una sensazione di ansia. Liquid Man è il titolo dell’opera. Mi sembra quasi di scorgerlo, questo “uomo liquido”, sullo sfondo a destra, con un cappello e la mano tesa verso quella della donna. Seguo l’artista e mi accingo con lei a osservare un’altra opera, più rassicurante della precedente. Qui i protagonisti annegano, o forse emergono da uno sfondo blu intenso: una macchia di blu che ricorda un feto, una sacca dove creature diverse convivono tra loro pur appartenendo a universi differenti. Sulla sinistra, un alieno dal volto color cenere ci guarda con un sorriso, ma dal suo ventre una donna vorrebbe venire in superficie. Vedo un piccolo viso galleggiare dentro la gamba dell’alieno, la Ackermann non ha dubbi a riguardo: “Il viso deve stare dentro il piede”. Come contraddirla? In questo studio tutto ha un qualcosa di magico che va per conto suo. Il titolo di quest’opera è Blue Rider.Per un momento lascio perdere la pittura e torno alla realtà, l’artista mi chiede qualcosa e ci ritroviamo a parlare di due grandi donne dell’arte: Louise Bourgeois e Carol Rama. Intanto sembra che il sole di Brooklyn si sia fermato nel loft. L’intera opera di Rita Ackermann mi appare come un viaggio onirico, carico di flash e di figure che nella realtà non potremmo riconoscere, ma in arte tutto possibile. È una visione del mondo potente, ironica, beffarda, sensuale, tragica e misteriosa, come misteriosa è la vita di ogni essere vivente. I quadri di Rita Ackermann non rappresentano i suoi sogni, né narrazioni fantastiche, sono semplicemente la sua voce. |