18.04.2012 È apparso un articolo sul Guardian che prova a dare qualche coordinata sull’andamento del mercato cinese. La parola più corretta per definirlo è “uragano”. Secondo Artprice, specialista nel monitorare il mercato dell’arte, in appena 10 anni la quantità delle vendite nelle aste in Cina ha raggiunto il 41% del mercato globale. Tuttavia, come sappiamo, i compratori cinesi non sono protagonisti solo nel commercio interno, bensì è facile vederli gremire le sale di Parigi, Londra, New York o Hong Kong. I nuovi ricchi non aspirano soltanto all’arte, ma anche al vino, ai gioielli, alle automobili… detenendo il monopolio del lusso. Nel giro di pochi anni siamo passati dal testa a testa tra Europa e Stati Uniti a una vera e propria estensione del mercato, come nota Guillaume Cerutti a capo di Sotheby’s France. Basti pensare, per esempio, alle quote record raggiunte dalle vendite annuali di Zhang Daqian nel 2011 (530 milioni di dollari) per capire che siamo di fronte a una richiesta onnivora, che comprende arte occidentale e non, oltre che i beni di lusso. Nonostante a Christie’s e Sotheby’s non sia permesso organizzare le vendite in Cina, la regione speciale di Hong Kong è diventata un’autentica terra di conquista. Oltre il 40% dei compratori cinesi (rispetto al 4% di 5 anni fa) spende lì i suoi soldi, rimpolpando le tasche anche dei pionieri occidentali. | | .jpg) | | Un paesaggio di Zhang Daqian, Courtesy chinaonlinemuseum.com | |