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giugno 2012
Cover: Gina Pane, Gianfranco Baruchello

Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n. 303

 
 

LA VIA AL SUCCESSO PER UN ARTISTA

Caro Politi,

spesso mi chiedo quale sia per un artista la strada da seguire che possa condurlo al successo o anche solo a un buon riconoscimento nazionale.

La qualità del lavoro? Ma cosa si intende per qualità oggi? La strategia? E quale o quali? La fortuna? La capacità di investire denaro sul proprio lavoro? Insomma, quali sono le caratteristiche che può portare o aiutare un artista a farsi conoscere?

Grazie.

Francesco Di Pilla,

fdp@hotmail.com

 

UNA STRADA SEMPRE PIÙ IMPERVIA

Caro Francesco,

dopo oltre mezzo secolo di fedele e onorato servizio nell’arma dell’arte, nemmeno io sono in grado di dirti quali siano le regole certe da seguire da un artista per garantirsi il successo. Da giovane, in Umbria dove vivevo, stimavo moltissimo, reputandolo tra gli artisti più interessanti della sua generazione, Romano Notari, un giovane pittore di grandi qualità (secondo me e secondo i parametri di allora) e dal grande fascino intellettuale. Magro, ascetico, aria ispirata e sguardo spiritato, sempre vestito di giallo, come i suoi quadri, dedizione francescana al suo lavoro e già da giovanissimo vincitore del Premio San Fedele (allora il più importante in Italia), apprezzato e sponsorizzato dal mitico Carlo Cardazzo, che lo espose nelle sue gallerie, Il Naviglio di Milano e Il Cavallino di Venezia. Il meglio del meglio di quel momento. Critici allora protagonisti (Francesco Arcangeli, Giuseppe Marchiori, Marco Valsecchi, Giorgio Kaisserlian, Umbro Apollonio: come dire Bonito Oliva, Germano Celant, Francesco Bonami e Massimiliano Gioni oggi) che lo apprezzavano e lo presentavano e lo invitavano alle principali rassegne dell’epoca. Cosa desiderare di più? Il mio amico Romano Notari aveva i contatti migliori del suo tempo ed era rappresentato dalla galleria italiana per eccellenza, con sede a Venezia e Milano. E tutti, me compreso, ipotizzavano per lui un percorso artistico di grande successo. Al punto che io tenevo come una reliquia una piccola opera che lui mi regalò nelle nostre frequentazioni. E tu ora sai chi è Romano Notari? Perché, dopo la scomparsa di Carlo Cardazzo (1963) è quasi restato al palo, anzi retrocesse rispetto ai primi successi ottenuti?

Eppure aveva una grande qualità (una manualità certamente superiore a Gino De Dominicis), una

vocazione e determinazione ispirate, una quantità di lavoro straordinaria: ricordo che lavorava senza sosta tutto il giorno. Purtroppo era una persona poco socievole, con una modesta cultura della contemporaneità e con una concezione retriva dell’arte. Ricordo che non visitava mostre né frequentava altri artisti né sfogliava riviste d’arte nel timore di essere influenzato. Romano Notari ha fatto della sua visione dell’arte una religione assoluta, ha vissuto (e vive ancora) felicemente la sua aspirazione e ispirazione artistica, circondato e protetto da amici e parenti che lo fanno sentire un grande artista il cui riconoscimento planetario è vicino e comunque avverrà post mortem. E lui di questo ne è sicuro.

In quegli anni Sessanta il mio amico Notari era costretto a misurarsi con tutta la ricca stagione

informale di allora: ma anche allora, oltre alla qualità, le frequentazioni, gli incontri e la fortuna,

erano importanti. Certo la strategia (senza alcuna valenza negativa) non era l’elemento preponderante, come oggi, ma certamente aveva il suo peso. E Romano Notari, segregato come un trappista in quell’Umbria allora come oggi restia a ogni contaminazione con la cultura odierna e

la modernità, è restato quello splendido e isolato artista che io conobbi da ragazzino e di cui mi

resta un ricordo mitico nella memoria: lui è stato uno dei primi catalizzatori della mia sensibilità

verso l’arte contemporanea. L’altro fu Franco Gentilucci, a cui va il mio ricordo affettuoso e riconoscente, per avermi fatto conoscere Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti a 15 anni,

mentre si giocava a calcio nella squadra di Trevi. Il terzo, il mitico Alfonso Brunamonti, playboy

con la Porche che mi leggeva Camus e Sartre lungo la passeggiata dei Cappuccini, sempre a

Trevi. Ecco, mentre io appena ho potuto sono scappato prima a Roma, alla corte di Vincenzo

Cardarelli (un giorno riuscirò a raccontare alcuni miei momenti magici?), frequentando Emilio

Villa, Alberto Burri, Piero Dorazio, Gino Marotta, il mio amico Notari restò in Umbria, nella sua casa museo, circondato dalla devozione di parenti e amici. Perché ti racconto questo caro Francesco (omonimo di un altro grande amico della prima giovinezza, quel Francesco Di Pilla poeta prodigio che poi si isolò in Assisi, dietro qualche cattedra universitaria)? Perché so quanto sia affascinante e seduttiva la provincia ma so anche come sia dolcemente soporifera. Ho risposto alla tua domanda? Vuoi che aggiunga che oltre a essere bravo, un artista oggi dovrebbe vivere in una capitale dell’arte (Roma e Milano, malgrado tutto, in Italia) ed essere anche molto fortunato. Magari incontrare al bar Massimiliano Gioni o Francesco Bonami o Massimo De Carlo. Allora chissà che non succeda qualcosa. Certo, tu a Firenze, statisticamente parlando, non hai tante chances. Dal dopoguerra a oggi non vedo alcun artista fiorentino, che sia diventato, non dico Cattelan, ma nemmeno Castellani o Bonalumi (il povero Scheggi in realtà viveva e lavorava a Milano, all’ombra e in casa di sua zia, la grande stilista Germana Marucelli e a strettissimo contatto con Lucio Fontana e Sandro Chia, altro fiorentino, si deve considerare figlio di Roma). Cosa è la qualità oggi? Credo sia lo Zeitgeist, lo spirito del tempo, la sua interpretazione più profonda e meno didascalica. La strategia? Certo, fondamentale. Ma per essere strategico devi essere bravissimo, avere un percorso, delle relazioni e guardare anche fuori dite. Se resti tappato nel buco dove sei nato, quali strategie puoi tessere? Hai qualche disponibilità economica? Investi i risparmi del papà per un bel soggiorno di un anno o due a New York. Poi ne riparliamo. Come vedi è difficile, oggi, poter intraprendere una onorevole carriera di artista. Ma io, se avessi un figlio, gli consiglierei una bella carriera da geek informatico anziché fare l’artista. Ma tu forse hai già fatto la tua scelta. Auguri dunque.

PS. Mentre scrivo mi comunicano che è deceduta Ersilia, moglie e collaboratrice instancabile di

Romano. Ersilia mi ricordava la Jeanne-Claude di Christo o anche Emilia Kabakov, tanto era legata al lavoro del marito. Per me un giorno triste, per Romano, a cui va il mio abbraccio commosso, un momento devastante.

 


CHIUDIAMO GALLERIE E MUSEI

Direttore,

l’idea che il mercato dell’arte lo stia distruggendo la politica ha veramente del patologico. Il mercato dell’arte tarato e gonfiato ha saccheggiato il pubblico al punto da ridurlo sul lastrico e quell’asse anglo-statunitense che lei difende a spada tratta dalla nascita della sua testata in maniera pateticamente ideologica e faziosa è responsabile di tutto ciò che sta accadendo.

Vuole la mia posizione personale? Ben vengano le chiusure d’inutili musei d’arte contemporanea italici che legittimano soltanto un mercato di cui non si è protagonisti, con fondi pubblici, perché la verità è che il responsabile dell’attuale crisi dell’arte non è la classe politica con i suoi innegabili privilegi, ma è il mercato anarco liberista privato che l’idea dell’arte e dell’artista come bene pubblico ha consumato e che la stessa classe politica non solo italiana con un agenda dettata anche dalle posizioni storiche della sua rivista ha emulato. La responsabilità dell’attuale crisi culturale, politica ed economica è anche della sua rivista, lo sostengo da sempre, questo suo tentativo revisionistico è sul serio imbarazzante, da emigrato della comunicazione in una terra comunicativa che non riesce più a comprendere, prendersela con Monti, ma mi faccia il piacere.

Lettera firmata

 

FLASH ART IL MALE DI TUTTO?

Caro amico,

come vedi non pubblico il tuo nome perché so che sei in perenne ricerca di visibilità. Ma pubblico

la tua lettera, perché in Italia, tanti artisti frustrati e alcuni pseudo collezionisti disinformati la pensano come te. Gente che ruota attorno al mondo dell’arte come le mosche attorno alle carogne di animali sotto il sole. Mi fa onore (si fa per dire) pensare che Flash Art sia stato il fautore di questa crisi epocale: purtroppo invece la subisce come te. Tu vuoi chiudere i musei e le gallerie perché sai bene che come artista non vi approderesti mai. Allora a morte Sansone con tutti i filistei. Ecco la tua filosofia stragista. Ma svegliati amico mio: leggi e guarda come va il mercato dell’arte a Londra e New York, tutti i record ritoccati e superati anche da artisti della tua età. E gallerie che aprono e collezionisti nuovi che si aggiungono. A New York ma anche a Hong Kong, Singapore, San Paolo, Istanbul, Dubai… L’arte e il mercato dell’arte hanno arricchito (in tutti i sensi) artisti, galleristi, collezionisti: cioè tutti quelli che si sono avvicinati a essa intelligentemente e con le informazioni corrette. Frustrando tutti coloro che credono che l’arte sia un dono divino e una missione da svolgere in povertà.

 
 


RICORDANDO ROMANA LODA

Gentile direttore,

nel corso delle mie ricerche per la tesi mi sono imbattuta in questo testo di Romana Loda, introduttivo alla mostra “L’anello di Moebius” tenutasi a Brescia nel novembre 1981 alla Galleria Multimedia.

Con questo estratto dalle parole della Loda vorrei rispondere alla lettera della sig.ra Maria Rosaria D’Alessio pubblicata sul numero di aprile 2012 nella rubrica “Lettere al direttore” in cui si fa riferimento a una pornografica fotografia di Lynda Benglis che la signora definisce mera espressione di perversione: “L’epoca attuale ci ha abituati al confezionato, al precotto, al tutto incluso, al Charter senza sorprese e spesso pretendiamo che anche l’arte diventi un’oasi di serenità. Ma, come giustamente annotava Adorno “L’arte non è che una iniezione di vitamine per uomini d’affari stanchi”. L’arte riceve la materia prima dalla realtà e la assimila per riciclarla in forma poetica; non è dunque né una medicina miracolistica, né tantomeno un placebo. Non si può pensare di assumerla una tantum come una pillola e aspettare che faccia effetto. Un’opera della fantasia diventa arte quando è il prodotto cosciente dell’intelligenza; è un enigma che però contiene nella sua enunciazione tutti gli elementi per la soluzione. Occorre imparare a leggerla correttamente per riconoscersi in essa, non pretendere che diventi una slot-machine delle emozioni.(Romana Loda). Mi permetto inoltre di suggerire alla signora D’Alessio di informarsi sull’arte femminista degli anni ’70 per avere un’idea dell’opera della Benglis.

Cecilia Perrozzi

ceciliaperrozzi@gmail.com

 

RICORDIAMO CON UNA MOSTRA E UN LIBRO ROMANA LODA

Cara Cecilia,

mi fa piacere che tu ci abbia ricordato Romana Loda, grande animatrice culturale e donna di lotta e di fede femminista, a cui forse anche noi suoi amici o frequentatori, abbiamo prestato poca  attenzione. Romana era una combattente a oltranza, talvolta anche per cause perse (cioè artisti modesti). Ma grande, inesauribile e generosa testimone dell’arte e del primo femminismo in Italia. So bene che lei avrebbe apprezzato, senza ipocrisie e senza reticenze, l’opera di Lynda Benglis. Ogni tanto mi chiedo se le battaglie contro l’ipocrisia e il bigottismo e il fascismo degli anni passati siano servite a qualcosa. Mi chiedo anche, più drammaticamente, se le battaglie servano ancora. PS. Ma perché il Comune di Brescia non organizza una bella mostra su Romana Loda? Romana è stata un punto di riferimento per l’arte femminista italiana e internazionale degli anni Settanta

 

 

 
 


ANCHE FACEBOOK CANCELLA LYNDA BENGLIS

Caro Direttore,

dopo la lettura, nell’ultimo numero della rivista n°301, della polemica sulla pubblicazione della foto di Lynda Benglis, mi sono incuriosito al quesito ed ho voluto girarlo sulla mia pagina Facebook con le opportune informazioni artistiche sull’autrice e sulla foto, perché volevo verificare tra gli amici la loro sensibilità e rilanciare una riflessione comune.

Invece, dopo averla messa sulla pagina, ho scoperto che mi è stata censurata da Facebook. Se dopo 28 anni dall’uscita della foto in questione essa è cancellata anche da una struttura come Facebook che afferma di essere un luogo di libero e responsabile confronto di opinioni, allora troppa acqua deve passare sotto i ponti prima di respirare una vera libertà artistica e culturale. Per cui, cara Flash Art, ti prego: pubblica, pubblica, pubblica tutto ciò che ci può aiutare a liberarci da una cultura bigotta ed ipocrita. Grazie .

Antonio Carbone

antoniocarboneart@gmail.com

 

FACEBOOK? È LA COSCIENZA COLLETTIVA DELL’IPOCRISIA DOMINANTE

Caro Antonio,

ma cosa ti aspettavi? Facebook, nel suo insieme, non è altro che la coscienza collettiva dell’ipocrisia imperante, il grande calderone del luogo comune a basso contenuto intellettuale, il rifugio degli onanisti che credono di raggiungere il mondo chiudendosi nella propria stanza. Flash Art ha sempre pubblicato tutto, talvolta inimicandosi anche i propri clienti e inserzionisti. Come è avvenuto puntualmente con Lynda Benglis.

 

 
 

Per questa rubrica (non più di 15 righe)
scrivere a giancarlo.lettere@gmail.com
Grazie


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