maggio - giugno 2013




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maggio 2012
Cover: JANNIS KOUNELLIS

Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n. 302

 
 

IL FUTURO DI ARTE FIERA

Gentile Politi,

è la prima volta che le scrivo, ma la seguo da anni, con passione.

Vivo e lavoro a Bologna e, occupandomi di arte contemporanea, non posso non seguire quanto i giornali stanno diffondendo circa la futura (e ad oggi ancora incerta?) direzione di Arte Fiera.

Mi piacerebbe avere un suo parere in proposito.

Grazie.

Emanuela Agnoli,

emanuela.agnoli@gmail.com

 

FIERE D’ARTE E BIENNALI

Cara Emanuela,

le fiere d’arte rappresentano da tempo una mia passione e ossessione, poiché da anni rappresentano un riferimento nel sistema dell’arte. Le grandi fiere (Basilea, Frieze, Armory, Art Hong Kong, Singapore, Miami Basel) hanno totalmente sottratto potere e autorità alle grandi mostre istituzionali (Biennali, Documenta, ecc.) che sempre più rappresentano un marginale punto di vista del curatore. È ovvio che un solo critico-curatore, per quanto bravo e illuminato, non può offrirci un

panorama globale dell’arte di oggi, con le sue novità e obsolescenze improvvise. Documenta o le Biennali di Venezia sono diventate delle enormi kermesse esibizionistiche, territorio di incontri e relazioni personali. E allora cosa c’è meglio di una bella fiera, con punti di vista dialettici e a volte antitetici, con centinaia di curatori (i galleristi) con (quasi) altrettanti punti di vista? Dove mai si vedrà una grande mostra con così tanti artisti, con diversissime proposte nuove o riproposte curiose?

E cosa c’è di più interessante che rivedere, con occhi nuovi, un artista dimenticato o un giovanissimo inedito? Non sarà mai possibile che questo possa avvenire a Documenta o alle Biennali o a Manifesta, dove i curatori di turno dovranno esibire le proprie scelte, frutto di amicizie e di relazioni personali. Per tali ragioni ritengo il gallerista bravo, più informato e attendibile di qualsiasi critico. Gianfranco Maraniello? Potrebbe essere l’uomo della provvidenza di una nuova Arte Fiera

Arte Fiera di Bologna è la madre di tutte le fiere italiane e di gran lunga la più importante. Fondata

dall’appassionato Maurizio Mazzotti, nel 1974, il bastone del comando, verso la fine degli anni Novanta, è passato a Silvia Evangelisti, la quale ora sembra debba lasciare. Per la successione alla Evangelisti, ho sentito circolare il nome di Gianfranco Maraniello. Non vedo niente di meglio sulla piazza italiana. Gianfranco Maraniello è forse stato il Direttore di museo più accorto e illuminato in Italia. La sua GAM rappresenta un gioiellino nel dissennato panorama italiano (dissennato per programmazione e soprattutto gestione), perché Gianfranco, da uomo di cultura ma anche di azione, ha reso il meccanismo della sua galleria civica quasi perfetto. È riuscito, in tempi non sospetti, a integrare il budget pubblico con un sostanziale apporto privato. E ora che Arte Fiera ha proprio bisogno di un restyling non solo di facciata, Gianfranco rappresenta la sola persona in grado

di affrontare le nuove istanze che incalzano, con nuove gallerie che spingono per diventare

protagoniste, nuove tecnologie e nuovi media che entrano a far parte dell’universo dell’arte,

la quale arte si espande, si insinua, implode ed esplode in ogni aspetto della nostra quotidianità.

E solo un critico manager come Gianfranco riuscirebbe a contaminare Arte Fiera di queste

nuove vitali istanze culturali. Sperando anche però che riesca a mantenere un suo ruolo non

marginale alla GAM: se Jeffrey Deitch da gallerista è stato nominato Direttore del Museo

di Los Angeles, il Direttore della GAM potrà ben dirigere una fiera d’arte. In bocca al lupo,

Gianfranco!

 


E DOPO HIRST  E CATTELAN?

Caro Giancarlo,

chi vedi tu come dopo Cattelan o Damien Hirst? Non ti sembra che stiamo vivendo un momento poco esaltante nel campo della creatività?

Tu pensi che dopo aver attraversato un periodo di grande abbondanza (Cattelan, Jeff Koons, Damien Hirst, Matthew Barney, ecc.) saremo costretti a vivere un periodo di vacche magre? Perché se rileggo la storia dell’arte recente (e non solo), mi pare di capire che i grandi artisti e movimenti nascano sulle onde dell’entusiasmo, della speranza e dell’opulenza. Allora, visti questi presupposti, dobbiamo dire addio alla grande arte? Come potranno nascere grandi artisti da queste ceneri e da questo deserto culturale, politico, ideologico e ideale? Grazie.

Giovanni Lojacono, Roma

gio.lo@gmail.com

 

I NUOVI HIRST E CATTELAN? ECCOLI

Caro Giovanni,

Francesco Bonami mi dice che, anche se ci fosse un nuovo Cattelan o un nuovo Hirst, ce ne accorgeremmo tra qualche anno. Come in parte è accaduto per i “due giganti” appena citati.

In realtà, qualcuno dice (e io confermo) che  i nuovi grandi sono già tra noi. E qualcuno (il sottoscritto, ma non solo) sostiene che il nuovo Hirst e il nuovo Cattelan possa essere tra questi

nomi: Urs Fischer, Francesco Vezzoli, Jacob Kassay, Zak Prekop, Virginia Overton, Kerstin Brätsch, Anri Sala, Allora e Calzadilla, Simon Starling, Thomas Houseago, Seth Price, Cyprien Gaillard, Adel Abdessemed, Elad Lassry, Klara Liden, Danh Vo. Vogliamo prendere un caffé

tra qualche anno e vedere se le mie previsioni si sono avverate? Per quanto riguarda l’Italia invece mettiamoci una croce sopra. Ci aspetta un decennio di mediocrità e di oscurantismo politico, economico, culturale. Amen.

 
 


QUESTA CRISI

Caro Politi,

ma come ci si potrà salvare da questa crisi? Gallerie che chiudono o soffrono, il mercato dell’arte estremamente ridotto, artisti che emigrano, collezionisti che fuggono.

Questa crisi sta dilaniando il sistema dell’arte. Tu cosa ne pensi? Quale potrebbe essere la ricetta per uscirne? Oppure, grazie a Monti & C. dobbiamo dire addio all’arte più curiosa per i prossimi

dieci anni? E se per l’arte e la cultura fosse stato meglio Berlusconi? Sarebbe veramente un paradosso doverlo rimpiangere per questo.

— Elisa Notari, Perugia

elisa.notari@yahoo.it

 

UN CAPITALISMO DAL VOLTO PIÙ DISUMANO DEL PEGGIOR COMUNISMO

Cara Elisa,

l’arte in crisi? Certo, mai come ora. Ma non per colpa o merito dell’arte bensì della politica.

La quale, per non rinunciare ad alcuni privilegi (tantissimi), sta distruggendo il sistema arte (e non solo) in Italia. Ricordati che senza mercato non può esistere l’arte. Il mercato, cioè il finanziamento, è (sempre stato) il vero motore della ricerca e della creatività. E chi non lo ammette è uno sprovveduto o in malafede o un dilettante. O un politico italiano. Come dire che una grande squadra di calcio possa giocare con dei dilettanti non retribuiti. L’arte non è (solo) una vocazione ma una professione dura, spesso ingrata, dove si parte in mille e si arriva in uno o due o nessuno.

Berlusconi? Nessuno lo rimpiange, ma certo questo suo successore ci fa soffrire con il suo manicheismo da primo della classe ricco. Ed essere perseguiti e perseguitati in questo modo da uno Stato ostile e cinico rappresenta la peggiore condizione possibile. Peggio del peggior comunismo che io ho vissuto a Praga negli anni Settanta. Questo capitalismo ha un volto ancor più disumano di quell’orrenda stagione.

 

 
 


TALVOLTA UN PENE PUÒ ESSERE ARTE

Gentile direttore,

scrivo in risposta alla contestazione di Maria Rosaria D’Alessio per la copertina di Lynda Benglis;

innanzitutto come può reputarsi artista una persona che di arte ne sa ben poco? Anche perché, se è abbonata a Flash Art, a maggior ragione dovrebbe sapere che l’Arte di oggi non è come l’Arte di una volta. Mi pare che questa signora abbia visto solo un pene in erezione senza badare al suo contesto, senza informarsi. Mi vengono in mente i nudi di Robert Mapplethorpe (nonostante siano di molti anni fa): aboliti immediatamente dunque! Mapplethorpe non è un artista, ma un tale che

fa foto porno? Ancora mi chiedo con che razza di faccia tosta questa signora si sia permessa

di insultare l’arte contemporanea con la sua ignoranza! Sinceramente amareggiata,

Francesca Stella

frattak_s@hotmail.it

 

QUARANTA ANNI DOPO È PUR SEMPRE UN PENE

Cara Francesca,

mi fa piacere leggere interventi così indignati e illuminati da una giovane di 24 anni. Sono indice di antibigottismo e di libertà di pensiero. E forse soprattutto di infrangimento di barriere e preconcetti generazionali. Perché anche io, il soggetto sotto accusa e direttore di Flash Art, continuo a dar ragione a Maria Rosaria solo e semplicemente nel caso specifico della copertina di Flash Art con una immagine inconsueta e forte. Ti confermo questo a posteriori e dopo aver sentito decine di persone che mi hanno parlato dei sorrisi maliziosi degli edicolanti o dei postini. Esporre quell’opera di Lynda Benglis o di Mapplethorpe in una galleria ora rientra nella normalità. Ma pubblicarle su una copertina di una rivista d'arte, a larga diffusione, credo possa rappresentare un problema “estetico”

per edicolanti, lettori, padri, madri di famiglia. Molti anni fa, parlo degli anni Ottanta, la più grande catena libraria americana (oltre 1000 librerie, mi pare) rifiutò Flash Art con la copertina di Jeff Koons e Cicciolina. Con un gravissimo danno di immagine ed economico per noi. Anche in quella circostanza, si trattò di una mia scelta superficiale: un editore deve conoscere dove viene distribuita una sua testata e a chi andrà, e valutarne i possibili effetti. Mea culpa!

 

 
 


MERITI LETTERE MIGLIORI

Caro Giancarlo,

ti meriti lettere migliori di quelle di Maria Rosaria; certo la cosa di Lynda è splendida ma Maria Rosaria non poteva…

lei è una ragazza un po’ cresciuta con la vagina male esplorata. Diosà cosa poteva ancora dirci. Auguri da un amico per te e tutti i tuoi.

Baldassarre Dionisi

baldassarre.dionisi@gmail.com

 

ESSERE TOLLERANTI VERSO GLI INTOLLERANTI

Caro Baldassarre,

ma perché non usi un linguaggio meno misogeno? Io invece sono quasi d’accordo con Maria Rosaria, perché, ripeto, la copertina di una rivista come Flash Art appartiene un po’ a tutti gli appassionati d’arte. E se permetti, l’opera della Benglis contestualizzata in una galleria o museo ha un senso, se la vedi in edicola o sul tavolo della cucina, riprodotta sulla copertina di Flash Art, ne ha un altro. E in ogni caso, caro amico, sarebbe auspicabile da parte tua una maggiore tolleranza

verso qualsiasi opinione o punto di vista. A questo punto non so chi è più intollerante, tu o Maria Rosaria? Un abbraccio.

 

 
 
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