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luglio - agosto - settembre 2011
Cover: MARKUS SCHINWALD - ADOLF HITLER

Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n.295 Luglio - Agosto - Settembre 2011

 
 

E dopo la festa, una sigaretta a testa

Caro Politi,

da molti anni leggo la sua bella e importante Flash Art. Ma nella risposta a M. Serbello­ni, sul numero di maggio, lei snocciola una tale quantità di elogi al nevrotico urlatore-curatore del Padiglione Italia, da rimanere sbalorditi.

Ci dica che il suo è uno scherzo, puro sarcasmo. Perché l’dea di fare del Padi­glione Italia una sorta di palazzo del padrone nel quale invitare l’esercito del proletariato dell’arte (che… “e dopo sta bella festa… una sigaretta a testa”, come cantava il grande Giorgio Gaber) è di un tale ipocrita populi­smo da lasciare increduli. Ma io sono sempre più convinto della sua ironia perché poi con la sua risposta ad A. Mazzoleni, del quale con un po’ di perfidia pubblica un suo dipinto, lo sbeffeggia definendolo frustrato solo perché discute e si interroga sul valore di alcuni gran­di artisti. E perché? Non è lecito?

Lei è così sicuro di chi resterà (non l’anno prossimo) dei “grandi maestri” degli ultimi 40 anni? Lei non è il divino Otelma. E poi, mi scusi l’insistenza, ritiene così equilibrata la sua passione che infonde per i “ricchi illu­minati” nella sua risposta a G. Campinelli, il quale chiede se non sarebbe opportuno che i ricchissimi collezionisti come Pinault si mettessero a disposizione anche di giovani artisti? No! Non lo è perché qui siamo in casa di ricchi illuminati ed essi per comunicare la loro potenza economica e il loro prestigio non possono certo comprare ed esporre artisti che economicamente, per ora, valgono poco. Detto questo via… a Punta della Dogana. Là, è vero, c’è da leccarsi i baffi.

— Giuseppe Menta

 

A me piace tutta l’arte. anche quella di Sgarbi

Caro Peppino Menta,

curiosa la tua lettera che mi accusa per poi sempre smentirsi.

1) A me piace guardare e osservare tutta l’arte, anche quella esposta sotto i portici, le mostre nelle sedi dell’Ente del Turismo nelle stazioni termali. Rappresentano la mia oasi di riposo, il mio momento di relax con l’arte ma anche di approccio alla cultura del territorio. Però mi interessa (soprattutto?) anche quella esposta nei grandi musei e gallerie cult e molta di quella pubblicata in Flash Art. Per l’arte, come per tutto, e qui mi ripeto, uso lo zapping: guar­do tutto, per poi soffermarmi maggiormente su quello che in quel momento mi interessa o mi coinvolge. Il Padiglione Italia di Vitto­rio Sgarbi mi ha divertito e rilassato, in una Biennale piena di proposte obsolete o boriose e mai briose. Un mio intimo piacere è quello di visitare i locali musei o gallerie, ovunque io vada. Mi servono per conoscere meglio lo spirito e la cultura del territorio. E tutto guardo con affetto e curiosità, spesso con un sorriso, mai con disprezzo come stai facendo tu e tantissimi altri. So bene, qualunque sia il risultato, quante energie costi realizzare un’o­pera. E quante aspettative produca. Divento ironico e talvolta aggressivo solo quando un artista dimostra di disprezzare gli altri, più o meno famosi di lui. Chiunque lavori con passione, anzi, chiunque lavori, passione o meno, sincerità o meno, merita rispetto. E da parte mia anche attenzione.

2) Non so chi resterà tra quarant’anni e non mi intriga. L’arte per me è l’hic et nunc. Mi interessa l’artista più bravo, interessante, enigmatico… oggi, non domani. Tu quando  guardi o corteggi una bella donna, ti chiedi come sarà (e sarete) tra quarant’anni? Non credo, caro Peppino.

3) Non sono ancora il divino Otelma ma sto studiano per diventarlo. E ti assicuro che è più difficile di quanto sembri.

 

Predicare male e razzolare bene

 

4) I ricchi sono più belli, bravi e intelligenti dei poveri. Partendo da questo assioma io ho apprezzato tantissimo la mostra di Punta della Dogana e di Palazzo Grassi (altro che leccarsi i baffi!). Ma Pinault acquista anche tantissimi giovani artisti, che né io né tu forse conosciamo. E un po’ alla volta e a rotazione, forse li esporrà. Se Pinault, per la sua ric­chezza e per lo status symbol delle aziende che rappresenta, ha scelto quella collezione (artisti famosi, costosi, established), affari suoi. Io da povero cronista osservo e giudico. In ogni caso, conosco decine di collezionisti che si lanciano a velocità folle sulle novità (a Basilea quest’anno ne ho avuto ulteriore conferma) al punto che non restano opere per i meno veloci. Chiedere per credere. Per­ché dunque pretendere tutto da Pinault? E poi, come si potrebbe raccogliere tutta l’arte di oggi, il vasto senso della ricerca, le con­traddizioni e spesso deflagrazioni all’interno dell’arte? Caro Peppin del Menta, tu mi pari intelligente, anzi, lo sei, come puoi pensa­re queste coglionate da denutrito dell’arte? Queste cose lasciale pensare a certi trogloditi che con i loro blog infestano tutti i portali dell’arte e che fanno la gioia dei loro direttori. Un giorno passa a trovarmi, ti invito sul mio terrazzo milanese, per un risotto alla pesca­tora del mio chef Gianni. La vita ti sembrerà meno brutta.

 

 

 


Potevo esserci anche io?

Caro direttore,

non pensi che nella 54ma Biennale di Venezia per i 150 anni dell’Unità d’Italia potesse starci anche il mio lavoro qui in allegato? 

Oppure è solo una questione di conoscenze o di raccomandazioni? È gradita una risposta, grazie.

— Antonio Mancini,

antonio.mancini39@alice.it

 

Antonio Mancini, La Venere rielaborata, 2011.

 

Ma certo, dovevi esserci anche tu

Caro Mancini,

ma certo che potevi esserci anche tu. Eccome! Quando Vittorio Sgarbi ti vedrà riprodotto in Flash Art, si rammaricherà di non averti conosciuto. Potevi (e dovevi) esserci anche tu e altri mille e mille artisti, a confermare che noi siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori (e di truffatori). Cioè tanto, tanto creativi.

 

 
 


Quale arte italiana contemporanea?

Egregio Direttore,

non ne posso proprio più di sentir parlare di arte contemporanea italiana. Sfoglio sempre la Sua rivista (versione italiana e internazio­nale) e sono sempre più esterrefatto dalla presunta arte contemporanea italiana che si espone nella maggior parte delle gallerie private.

Mi chiedo e Le chiedo cosa intenda Flash Art per arte contemporanea? Quella datata oggi oppure quella che s’immette nei filoni della ricerca che sono propri all’arte di tutto il resto del mondo? Io credo fermamen­te che gli artisti veramente contemporaneai nostrani siano pochissimi. Di recente è stato pubblicato in francese un famoso libro di Lev Manovich, Le language des nouveaux médias (La presse du réel, Parigi 2010), a suo tem­po uscito in inglese, con il quale si evincono quali sono i filoni della ricerca delle arti, so­prattutto visive, che si affiancano a quelli già ampiamente sperimentati e che nulla hanno a che vedere con il figurativo italiano, tanto sbandierato anche dalla Sua rivista. Lei mi dirà che le Sue pagine accolgono di tutto. Dal punto di vista commerciale Lei ha ragione, ma non dal punto di vista culturale. L’Italia è rimasta indietro tanti anni anche nel novero dell’arte, rispetto agli altri paesi evoluti. Per sincerarsi basta recarsi ad una delle fiere in­ternazionali che non accolgono che sparuti esemplari nostrani. Vogliamo seguitare su questa strada? Spero proprio che l’oscuranti­smo, perché di questo si tratta, non prevalga.

— Mario Melloni,

mario.melloni@tin.it

 

Francesco Vezzoli, The Premiere of A Play That Will Never Run, 2007. Stampa digitale su carta lucida, 134 x 180 cm.

Design di Ermanno Iaia. Courtesy Yvon Lambert, Parigi/New York.

 

Qualche perla dal fango di questo paese: Cattelan, Stingel, Vezzoli, Beecroft, Roberto Cuoghi, Pietro Roccasalva e qualche altro profugo all’estero…

Caro Melloni,

è vero che l’arte italiana di oggi non gode di ottima salute, ma il tuo catastrofismo è su­periore al mio. Non dimentichiamo che nel nostro piccolo abbiamo ancora delle stra­ordinarie eccellenze individuali: Maurizio Cattelan, Rudolf Stingel, Francesco Vezzoli, Vanessa Beecroft, Roberto Cuoghi, Pietro Roccasalva e qualche altro non male. Incre­dibili perle nate dal letame di questo paese e che il mondo ci invidia. E allora? E poi tanti buoni artisti nazionali, alcuni dei quali giova­nissimi che scalpitano per potersi fare largo anche a livello internazionale. Certo il nostro sistema dell’arte langue, ormai di gran lunga sono più gli artisti che dall’estero arrivano in Italia che viceversa. Ma abbiamo un buon humus anche se credo, come scriveva tanti anni fa Francesco Bonami da New York, su queste colonne, che gli artisti italiani sono troppo protetti dalle mamme di turno. Un po’ di sano liberismo anche nell’arte certamente non guasterebbe. E poi, caro il mio Melloni, tu che ti definisci artista e conferenziere non più giovane di pelo (over 70 e quasi 80), e nemmeno troppo emerso, non credi che il tuo giudizio lapidario sull’arte italiana sia un po’ sospetto? Di nuovo ci troviamo davanti a una volpe, che non riesce ad arrivare all’uva?

 

 
 


Un artista come può farsi conoscere?

Gentile Signor Politi,

vorrei un suo parere su come un artista possa farsi conoscere attraverso esposizioni e galle­rie. Ricevo come altri amici artisti numerose email con proposte a dir poco miracolanti di esporre a Londra, Berlino, Giappone, NY ecc.

ovviamente dietro pagamento di cifre che va­riano dai 1000 ai 2000 euro per una sola opera compresa di catalogo e pubblicità varia… Ho anche discusso con una presunta curatrice di scuola longhiana come si definiva lei per avermi proposto di partecipare a esposizioni a pagamento senza nemmeno aver mai visto una mia opera (lei risentita mi ha detto che non c’è bisogno di vedere nessuna opera). Ma come funziona questo benedetto mondo che ruota intorno agli artisti? Vorrei davvero forse mettermi il cuore in pace e sapere che solo gli artisti che pagano possono avere qualche possibilità. Credevo che, forse scioccamente, si potesse essere appoggiati solo se ritenuti bravi e capaci e non cercati solo per spillare soldi senza nemmeno aver visto i lavori di un artista.

Grazie per una sua risposta.       Lily99it@yahoo.it

 

Una volta per tutte: mai pagare per esporre

Cara Lily,

ma che tristezza leggere la tua lettera e pen­sare a quanti artisti siano raggirati da pseudo curatrici di scuola longhiana. Per poi non ot­tenere assolutamente nulla.

Una volta per tutte vorrei spiegare a te e a tutti che non esistono scorciatoie per avere visibilità nel mondo dell’arte. Tanto meno affidarsi a pseudo gallerie e pseudo curatori senza scrupoli che ti chiedono denaro per esporre. Anzi, invitiamo tutti gli artisti a se­gnalarci eventuali inviti poco trasparenti e per nulla convincenti. Allora, come si fa a farsi conoscere? Cercare di partecipare alle varie mostre o premi, più o meno validi, in giro per l’Italia. Chiedere a qualche critico o curatore di visitare il proprio studio. Oppure inviare il proprio materiale alle gallerie o critici che si supponga non siano molto distanti dal nostro lavoro. E frequentare sempre di più fiere d’ar­te, mostre, eventi, città dove l’arte è più vitale o rilevante che altrove. Ma soprattutto essere bravi e avere tanta fortuna.

 

 
 


A proposito di Andrea Bruciati

Buongiorno signor Politi,

il mio non è un buon giorno, ho letto l’arti­colo di Bruciati su Enzo Cucchi, e mi chiedo come possa lei che è così chiaro e preciso nei suoi articoli, permettere che nella sua rivi­sta vengano pubblicati certi articoli, lo trovo incomprensibile.

Così, credo si allontanino dall’arte alcuni lettori. È vero non so scrivere e forse neanche leggere, vorrei solo appren­dere qualche cosa dalle riviste. Mi scusi per il tempo che le faccio perdere, ma provi a far leggere le prime 30 righe ai suoi collaboratori e senta cosa le dicono.

Grazie ancora,

— Adriano Pasquali,

adriano.pasquali@fastwebnet.it

 

Flash Art come Sky?

Caro Pasquali,

ma se non sai leggere, come tu affermi, come puoi giudicare? Oppure hai qualche tua livo­rosa storia personale nei confronti di Andrea (Bruciati)? L’articolo a cui ti riferisci è a mio avviso ottimo e anche chiaro, uno dei migliori scritti su Enzo Cucchi a mia memoria. L’ar­ticolo da tutti è stato considerato ottimo. E poi caro Adriano, perché non usi lo zapping leggendo Flash Art come faccio io con tante riviste? Non mi piace o non mi interessa un articolo che ho sotto gli occhi? Passo ad altro. Così come faccio con i programmi TV. Flash Art (un po’ come Sky) offre tantissimo: artico­li su giovani artisti, artisti italiani e stranieri, rivisitazioni di artisti storici, ricordi di grandi mostre o personaggi, recensioni, notizie, ecc. Insomma ce n’è per tutti e tutti i gusti. Non ti soffermare su un solo articolo o artista che a te non piace. A meno che, ripeto, ed è la mia sensazione, tu non ti voglia accanire sull’in­nocente Andrea Bruciati per qualche tuo pro­blema. Allora non posso farci proprio nulla.

 

 
 
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