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DICEMBRE 2010 - GENNAIO 2011 Cover: Claudio Cintoli |
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Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n.289 Dicembre 2010 - Gennaio 2011
| |  | ESISTE UN’ARTE GAY? Gentile Giancarlo Politi, secondo lei le creazioni artistiche possono essere “definite” come arte gay ( lesbica - queer) oppure è un etichettamento utile piuttosto a una politica gay? | | | E se una classificazione del genere ha un senso, come si fa a stabilire che un’opera appartiene all’ arte “queer”? Grazie mille e complimentissimi per la rivista! Cari saluti, Michela Volpi | | | | | L’ARTE È SEMPRE IL PROPRIO CONTESTO Cara Michela, sino a poco tempo fa non sapevo nemmeno cosa fosse o addirittura che esistesse la terminologia che tu usi, cioè “arte queer” (letteralmente, arte del diverso, se non erro). Perché la mia conoscenza dell’arte contemporanea è nata sul campo, attraverso la frequentazione di migliaia di artisti e centinaia di migliaia di opere: questa lunga e appassionata frequentazione mi ha portato a concludere che l’arte si porta sempre dietro la propria natura, cioè la propria essenza, qualunque essa sia: uomo, donna, maschio, femmina, diverso, ecc. Una via di mezzo tra Zeitgeist e contesto. Se tu mi chiedi quali sono le componenti dell’arte queer non sarei in grado di risponderti, però (quasi) sempre riesco a a individuare la natura dell’autore. Proprio perché da sempre mi sono allenato a capire chi è l’artista, da dove proviene, qual è la cultura o la etnia che lo caratterizza: insomma sono sempre stato ossessionato dal “genius loci” che per me include origini, territorio, cultura, sensibilità, natura e anche sesso. E sono furioso con la critica contemporanea (e con talune gallerie che supinamente accettano questa prassi oscurantista) che sta cercando di cancellare le origini e la matrice culturale dell’artista, quasi considerarla una forma di razzismo. Invece sapere che un artista è iraniano piuttosto che brasiliano o italiano (e siciliano o lombardo), americano o indiano, per me è di fondamentale importanza per la lettura dell’opera. Io detesto questo internazionalismo e globalismo livellante e azzerante, in cui tutti gli artisti sono uguali, senza bagagli culturali ed etnici, senza passato ma solo presente e futuro. A cui ci sta abituando parte della critica contemporanea. Come detesto le gallerie che presentando artisti (quasi) sconosciuti hanno abolito le etichette con i nomi e le indicazioni tecniche dell’opera. Ho detestato sino all’insulto la Biennale di Berlino, che ometteva qualsiasi riferimento. Ma per tornare alla tua richiesta, vorrei aggiungere che esiste anche la Fondazione Leslie/Lohman per l’arte Gay (LLGAF) con un archivio di oltre 3000 opere (tra cui Keith Haring, Andy Warhol, Jean Cocteau, Robert Mapplethorpe) di ogni media, di artisti gay o lesbiche e che enfatizza il lavoro e la sensibilità del “diverso”. Se vuoi saperne di più vai su: www.leslielohman.orgma anche su www.queer-arts.org. Su questi e altri siti troverai molto di più di quello che potrei dirti e darti io, povero mortale, nato e vissuto quando queste cose non esistevano. | | | | | |
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 | ANCORA SULLA MOSTRA DI ANGIOLETTA TREMONTI Caro Giancarlo, Avrai senz’altro appreso della mostra della signora Angiola Tremonti a Villa Reale, a cura di Luca Beatrice. | | | Mostra che, a parte l’umorismo involontario delle opere, ha scatenato non poche polemiche per il prestigioso sito in cui sono esposte, piuttosto sproporzionato rispetto alla qualità dei lavori (perfino Sgarbi era piuttosto perplesso…). I migliori artisti italiani emigrano: tocca alle famiglie dei politici riempire il vuoto? Carlo Serri, Cagliari | | | | | IL MINISTRO BONDI E LETIZIA MORATTI, OVVERO L’ARROGANZA DEL MINCULPOP Caro Serri, già nel numero scorso abbiamo toccato questo doloroso tema. Io ho molta stima e comprensione per ogni artista, dunque anche per la signora Angiola Tremonti e il suo lavoro. Quando un artista si impegna, e di Angiola Tremonti si può dire tutto ma non che non sia impegnata nel proprio lavoro, ha il mio plauso e addirittura la mia riconoscenza. Chiunque svolga un lavoro con coscienza e gioia o entusiasmo, è un privilegiato e io divento un suo sostenitore e ammiratore. Mentre divento un nemico implacabile nei confronti di politici e amministratori che si arrogano il diritto di assegnare spazi (soprattutto noti o visibili o prestigiosi) ad amici o raccomandati: ritengo intollerabile che un politico, dall’alto della sua incompetenza, si occupi di cultura e di arte. Ho scritto più volte che un tale atteggiamento mi ricorda i SOVIET e il MINCULPOP italiano. Probabilmente il sindaco di Milano, Letizia Moratti e il ministro per la Cultura, On.le Bondi, hanno dimenticato il ruolo autoritario e repressivo che svolsero nel passato queste istituzioni e loro, nell’euforia onnipotente del potere, non se ne accorgono nemmeno. Questi nostri amministratori o politici sono diventati tutti dei piccoli Berlusconi: degli schiacciasassi insensibili e maldestri. Anche la nomina di Sgarbi (contro cui non ho nulla, a parte una totale avversità del suo narcisismo e delle scelte bizzarre, dilettantesche, squinternate, da totale analfabeta dell’arte: ma ognuno dà e fa quel che può), anche la nomina di Sgarbi dicevo, a commissario italiano alla Biennale di Venezia, da parte del ministro Bondi è stato un atto di arroganza intollerabile di cui lo stesso ministro non si rende conto e di cui invece dovrebbe vergognarsi. Non esiste politico moderno che si arroga il potere di gestire la cultura. Ma si sa, siamo in Italia e i politici o amministratori sono scelti in base al nome (Moratti Letizia) o alla devozione (Bondi), non in base anche a un minimo di capacità o esperienza. Ma questo asservimento della cultura al potere politico è anche una prerogativa della sinistra, di cui negli anni passati è stata maestra. Perché l’Italia, destra o sinistra, è un paese in ostaggio di politici senza ritegno. | | | | | | | |
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 | SMETTETE DI CREDERVI ARTISTI Caro Politi, avendo smesso di proporre lavori a galleristi, da parecchio tempo mi trovo in una situazione di quiescente consapevolezza. Troppi fenomeni in giro, troppa didascalia, e i piccoli artisti vanno alle ortiche. | | | Questo mio vuole essere un appello a quegli artisti che non hanno possibilità per mancanza di attenzione da parte di gallerie, critici, riviste, musei, ma forse anche per mancanza di talento naturale ecc. Smettete di credervi artisti e credete piuttosto nell’arte, la vostra, l’unica che nessuno potrà mai togliervi. Smettete di andare in giro a proporvi, fate uno schizzo delle vostre idee e mettetele in un cassetto, prima o poi qualche bambino le troverà, ma per favore e soprattutto lasciate spazio al silenzio e alla grazia. Si può vivere senza l’arte degli altri, ma non si può senza la propria, e allora che bisogno c’è di divulgarla, tenetela per voi. Ascoltate Jarry: “Andiamo più piano signori, potremmo arrivare in orario!”. Grazie Afro Somenzari, afrosomenzari@alice.it | | | | | CHE TRISTE UNA VITA DA TRAVESTITO DELL’ARTE! Caro Somenzari, che bella la tua lettera. E che lezione magistrale a tutti noi, che lottiamo, scalciamo, ci arrabattiamo per portare a casa pane e companatico. Invece tu gioisci e sei felice perché ti nutri del tuo lavoro e delle tue ricerche, indifferente (o almeno così sembrerebbe) nei confronti di chi scalcia, urla, grida, è costretto a travestirsi (talvolta a prostituirsi), a farsi crescere la barba, a riempirsi di piercing, di tatuaggi, di pettinature rasta per poter apparire e sembrare qualcuno. Sapessi, per me che la vivo da vicino, quanto è triste la vita dell’arte e di certi artisti e taluni galleristi che spesso sono costretti a travestimenti un po’ ridicoli e insani. Io plaudo per il tuo appello e aggiungo: assaporate la bellezza della vita attraverso il lavoro di artista, che è già un bel dono e un privilegio invidiabile. Lasciate le risse e la competitività accesa agli altri, a coloro che amano apparire ciò che non sono. Il mestiere di artista a certi livelli (ma anche di gallerista), l’ho sempre detto è duro, durissimo. Occorre forte intelligenza, tanta umiltà e molto orgoglio, inclinazione, determinazione, senso del sacrificio e tanta, tantissima fortuna. E sempre sono molti di più quelli che restano al palo o per strada di quelli che raggiungono qualche meta, spesso effimera e volatile. Ben vengano dunque le lettere di chi è felice del proprio stato, del proprio paese, delle proprie amicizie, della propria condizione di artista, senza porsi traguardi né limiti. Diventare un artista professionista quasi sempre significa percorrere strade lunghe, dolorose, pericolose. Per sé e per gli altri. | | | | | | | |
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 | VADO A NEW YORK Gent.mo Sig. Politi, innanzitutto non posso non farle i doverosi complimenti per la sua rivista che ha contribuito alla mia formazione e che continuo a leggere con vivo interesse. | | | Seguendo un consiglio che spesso ha dato nelle Lettere al Direttore sto partendo per New York; inutile spiegarle gli ovvi motivi di questa scelta. Quello che vorrei chiederle è se gentilmente potesse visionare una sintesi del mio lavoro (in allegato) per darmi un giudizio schietto come so che lei sa fare; in più le chiederei, se dovesse ritenere il lavoro presentabile, a quali gallerie potrei rivolgermi per avere dei pareri e per poter migliorare. Ringraziandola anticipatamente per il suo tempo e per la sua attenzione le porgo i miei migliori saluti, Massimiliano Lacertosa, info@cromostudio.com | | | | | A NEW YORK OCCHI MIGLIORI PER L’ARTE Caro Massimiliano, a New York, dopo qualche settimana, avrai occhi migliori per l’arte e sarai più critico con te stesso e con gli altri. E capirai molto meglio di oggi se e a chi poter presentare il tuo lavoro, anziché chiederlo a me, immerso in questa Milano grigia e ottusa (politicamente parlando). Augurissimi per New York. E tienimi informato. | | | | | | | |
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 | BUON PROSEGUIMENTO PER FLASH ART Buongiorno Giancarlo Politi, solo alcune righe che mi vengono spontanee… è da quando frequentavo l’Accademia di Brera che seguo Flash Art. Anzi devo avere in giro, nei miei archivi, il primo numero. | | | Ho sempre ammirato la sua coerenza e il suo coraggio nelle prese di posizione, a volte impopolari… a Basilea l’ho vista tutte le volte che visitavo la fi era nello stand della rivista e mi dicevo "bella costanza ha Politi in questo universo di squali!". Auguri per il proseguo… Cordiali saluti Nando Snozzi, nando-snozzi@vtxmail.ch | | | | | | | IL DIFFICILE VIENE ORA Caro Snozzi, grazie per le parole. Ma a vent’anni, lontani dalle crisi e dagli sconvolgimenti epocali, con molte certezze nell’arte e nella vita, ti assicuro che condurre una rivista è stato durissimo ma anche una gioia e un divertimento infiniti.Il panino con la mortadella molto meglio del caviale di oggi, il viaggio a Parigi in “500” più comodo dell’aereo di oggi. Perché quando si hanno vent’anni e molte certezze, tutto diventa una sfida e un gioco. A volte mi chiedo se le incertezze non siano determinate dai vent’anni compiuti troppo tempo fa. Io so soltanto dirti che per me, per Flash Art, ma forse per tutto il mondo dell’arte, il difficile sta arrivando proprio ora. Spero di sbagliarmi. | | | | | |
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