AGOSTO - SETTEMBRE 2010




ANSELM KIEFER
Patrizia Ferri
Recensione
JORGE PERIS
Angel Moya Garcia
Recensione
GIANLUCA E MASSIMILIANO DE SERIO

IDENTITÀ ALLO SPECCHIO
ALFREDO PIRRI
Luciano Marucci
PITTURA E SCULTURA IN SPAZI FISICI, CULTURALI ED EMOZIONALI
GINO DE DOMINICIS. L'IMMORTALE
Laura Cherubini
Spotlight
Archivio articoli






FEBBRAIO 2009
Cover: Michelangelo Pistoletto

Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n.280 febbraio 2010

COME INSERIRSI NEL MONDO DEL LAVORO NEL SISTEMA DELL’ARTE

 

Egregio Direttore,

seguo da anni la sua rivista che come poche è riuscita a tirare su un modesto conoscitore come me. Mi piacerebbe che almeno per una volta una rivista seria si interessasse del “problema” occupazionale che riguarda il settore dell’arte e dell’editoria ad essa legata. Più di quindici anni fa scelsi di studiare Storia dell’Arte, in primis per amore, ma anche perché mi illudevo di non trovare un giorno delle caste chiuse, fitte lobby… invece la cosa più triste che ho notato nel corso delle mie esperienze post universitarie post redazionali è stata non tanto la difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro, ma il fatto di essere vagliati ed esaminati da persone con tanta esperienza, che tuttavia a competenza ne sapevano quanto un giovane laureato. Spesso in alcuni corridoi di redazioni e gallerie d’arte mi sono sentito dire che non conta tanto conoscere l’arte o scrivere bene ma “saperci fare”, “saper vendere”… Sono convinto fermamente che scrivere di arte equivalga a scrivere idee, concetti, cronache, storie, gusto ed esperienze sociali. Le chiedo allora se sono io nell’errore.

Grazie.

Alfonso Dorsi, alfonso_dorsi@libero.it

 

 

 

NESSUNA SCUOLA ITALIANA TI OFFRE UNA BUONA PREPARAZIONE

 

Caro Alfonso,

io ritengo che in Italia la scuola (Università, Accademie d’arte) non offra alcuna seria specializzazione e qualsiasi laureato avrebbe bisogno di un tirocinio serio (come in Flash Art credo) di almeno due anni per essere all’altezza dei migliori in Europa e USA. Vorrei però anche aggiungere che ogni posizione lavorativa richiede una sua specializzazione o esperienza specifica. Certo che in una galleria bisogna avere la predisposizione a vendere e io non sono sicuro che i nostri migliori venditori (Giulio Tega, Claudio Poleschi, Roberto Casamonti, Luciano Paladini, Vittorio Poleschi, Stefano Contini, Renato Cardi, Enrico Astuni, i Farsetti, ecc.) siano usciti da Warburg e forse nemmeno da Harvard, come Jeffrey Deitch. Penso siano buoni o anche ottimi conoscitori delle vicende dell’arte dei nostri giorni, capaci di individuare velocemente le qualità di un’opera rispetto alle esigenze

dei loro clienti, anche se certamente claudicanti sulla storia dell’arte. Per lavorare in una

galleria bisogna avere personalità, buon occhio per le opere che si trattano (quello sì, è necessario), un grande entusiasmo e una forte capacità di persuasione. E magari conoscere molta arte di oggi, per poter essere pronti a fronteggiare qualunque raffronto. Altrimenti, come quasi sempre accade da noi, soprattutto nelle gallerie più note, si fa la figura degli incompetenti e dei velini dell’artecon molti collezionisti che sono più informati dei critici e degli stessi galleristi. Un assistente di galleria di New York o di Londra è capace di illustrarti l’opera, decantarne le qualità, inserirla pragmaticamente nel contesto del mercato attuale, comparando qualità, prezzi e data di esecuzione. Non fu un caso

che a un noto direttore di una galleria di New York già negli anni Novanta fu offerta la cifra di 500 mila dollari annui (più una commissione sulle vendite) da una galleria concorrente. Pare si trattò di un acquisto fortunatissimo: infatti, la galleria che portò via il direttore triplicò il proprio consistente fatturato. Per la storia dell’arte ci sono i critici laureati (come direbbe il mio Montale), i quali però saranno sempre di più a spasso se non integreranno

le loro teorie con un po’ di sano pragmatismo (perfetta conoscenza della lingua inglese, ottimo uso del computer e delle sue applicazioni, conoscenza non accademica dell’arte di oggi). Quanti sono oggi in Italia i tuoi colleghi che possono vantare queste caratteristiche? Pochissimi, veramente. Lo vedo io, nel mio piccolo, che sono costretto a cercare collaboratori in USA o Gran Bretagna. O giovani italiani di ritorno dall’estero. No, amico mio, le scuole italiane non aiutano molto i giovani ad entrare nel mondo del lavoro.

Purtroppo per tutti noi.

 
 


A PROPOSITO DI JEFFREY DEITCH E DELLA SUA NOMINA A DIRETTORE DEL MoCA

 

Questa non è solo una bella notizia per Jeffrey Deitch, ma anche per tutti coloro che sperano che qualcosa cambi nel mondo del museo. Naturalmente Jeffrey Deitch dovrà lavorare per la crescita e lo sviluppo del museo, sapendo che non potrà operare sul mercato, se non per acquisti del museo. Non ci devono essere conflitti di interesse.

Museo e mercato sono cose distinte, ma è bene che cada il muro che li separa.

Ma quando questo sarà possibile anche in Italia?

Paolo Biscottini, Direttore Museo Diocesano

Milano

www.museodiocesano.it

paolobiscottini@museodiocesano.it

 
 

 

IL VERO CONFLITTO DI INTERESSI È LA MANCANZA DI QUALITÁ

 

Caro Biscottini,

nessun conflitto di interesse. Jeffrey Deitch sta già cedendo la sua galleria. Però io non sarei così drastico. Se Jeffrey Deitch sarà un grande direttore del MoCA, a chi importerà se possiede anche una galleria? Il vero grande imprenditore vuole il successo dell’Istituzione che guida, non pensa al profi tto personale. Questa è la mia opinione. Le sue, mi scusi, mi sembrano considerazioni da vetero moralismo. Le stesse che frenano poi lo sviluppo delle istituzioni. Chiunque tra noi non è mai incorso nel conflitto di interessi, scagli la prima pietra.

 
 


SEMPRE A PROPOSITO DI JEFFREY DEITCH

 

Caro Politi,

era una domanda su cui riflettevo da tempo anche io. Complimenti per la tua lucidità, attenzione e intuito.

Con la speranza che l’Italia non recepisca questa lezione per offrire tali posizioni ai soliti noti, non tanto per prestigio e cultura quanto per “amicizia”.

Giorgio Galotti, Direttore della galleria CO2, Roma

www.co2gallery.com

 
 

 

DA NOI SEMPRE LA SOLITA OPPRESSIVA INGERENZA POLITICA

Caro Giorgio,

purtroppo per l’Italia il pericolo è proprio questo. In qualche caso quello che tu paventi si è già verificato. Per fortuna (?!) noi non abbiamo musei importanti e autorevoli, per cui il danno sarebbe comunque contenuto. Ma questa oppressiva ingerenza, è pur sempre il vero grande pericolo qui da noi. Grazie in ogni caso per il tuo contributo.

 
 


ARTISTI USATI DA CRITICI E GALLERISTI

 

Caro Giancarlo,

non mi sorprende la notizia del gallerista Deitch nominato direttore del MoCA perchè siamo sempre tra chi usa gli artisti per il suo business come il critico d’arte o l’editore d’arte (come te) o il collezionista. Persone di potere che creano il cosiddetto sistema dell’arte

e si accordano per fare business su questo o quell’artista (è merce al pari dell’oro, del cacao…). La novità vera sarebbe se un artista venisse nominato direttore di un Museo. L’artista dal suo lavoro non trae alcun business (inteso come speculazione) e lo stesso farebbe nei confronti di altri artisti che ritengo nessun altro può valutare meglio (il punto è che nessun artista “indipendente” sarebbe disposto a fare il direttore di un Museo al contrario di tutti gli altri “operatori”!). Ti cito la frase che mi disse Marcello Venturoli nel 1988 e che ho sempre tenuto presente: “Ricordati Cusani, il critico arriva un attimo dopo che l’opera è stata compiuta”. A conferma dell’indipendenza dell’artista, fattore raro dopo l’era ABO. Aggiungo che comunque per me il museo rimane il cimitero dell’arte (ti allego un mio lavoro del 1996 proprio sul MoCA) perchè è pur sempre luogo “privilegiato” anche se meglio della casa di un collezionista, mentre sostengo un neo-Rinascimento dove l’arte torni a essere fruibile per tutti.

Un caro saluto,

Dario Cusani, Roma

www.dariocusani.com

 

 

GLI ARTISTI MEGLIO CHE NON DIRIGANO UN MUSEO

 

Caro Dario,

proprio tu? Ma allora veramente non c’è più religione, se anche tu vuoi fare il moralista. Tu

che da sempre ti agiti e sbracci per trovare una collocazione commerciale in una galleria d’arte? Tu che le hai tentate tutte, anche con Philippe Daverio, con una tragica mostra in un suo spazio, nella Milano da bere? Tu, che tre mesi fa mi chiedevi consigli su un agente per poter commercializzare il tuo lavoro? Tu, che hai esposto recentemente a Roma in

una galleria solo bassamente commerciale? Tu vieni a spiegare a me che l’artista dal suo lavoro non trae alcun “business”, cioè profitto? Forse questo vale per te, perché non riesci. Ma io conosco in Italia almeno 100 artisti, il cui income annuo supera di gran lunga il milione di euro. E almeno un migliaio di artisti (fortunati loro) che guadagnano certamente tra i 200 mila e i 500 mila euro. Il che, visti i tempi, non mi sembra male. Io ritengo che i veri grandi mercanti siano gli artisti, non i galleristi. La storia dell’arte da Giotto a Jeff Koons ci insegna che il vero business è fatto dagli artisti, non dai mercanti. Un artista direttore di museo? Gli artisti, la maggior parte, non capiscono nulla di arte, se si eccettua il loro lavoro. Un esempio che mi è vicino quotidianamente: Getulio Alviani. Un amico e grande artista. Sa tutto sull’arte cinetica e programmata e sa leggere le opere di quel

movimento come nessun altro. Infatti Getulio ha fondato e diretto per anni uno

straordinario museo di tendenza (solo ed esclusivamente arte cinetica e programmata) in Venezuela. Sul resto però meglio stendere un velo pietossissimo. Meglio chiedergli la ricetta del risotto al rosmarino, di cui è maestro. La sola eccezione che conosco e che dimostra una sensibilità “altra” è Maurizio Cattelan. Ecco, lui lo vedrei come curatore di qualche mostra museale (ha già realizzato brillantemente la Biennale di Berlino), ma

anche lui, mai come Direttore. Tra breve vedremo una mostra estrapolata dalla

collezione di Dakis Joannou al New Museum di New York, curata da Jeff Koons. Anche Jeff, come Maurizio, penso ci riserverà delle sorprese. Ma si tratta per entrambi, Cattelan

e Koons, di due eccezioni. Un altro artista che vedrei bene come curatore è Damien Hirst. Ma oltre loro non saprei. C’è anche da dire che un museo ha bisogno di una programmazione a tutto tondo, non può essere l’espressione di una tendenza né di un’ idea. Ai tempi di Marcello Venturoli le gallerie non esistevano quasi. Ora, sempre prima

del critico e del curatore (talvolta anche prima dell’artista) arriva il gallerista (come il grandissimo Jeffrey Deitch) che ha occhi, orecchie e naso per capire l’arte e far diventare

il MoCA un museo esemplare per i nostri tempi.

Il Museo cimitero dell’arte? Detto da te non mi sembra un’affermazione originale né affidabile. L’arte fruibile per tutti? L’arte solo a chi la desidera. E magari con un po’ di sofferenza per arrivare a vederla e capirla.

 
 


A PROPOSITO DELLA KOZYRA E DI CATTELAN

 

Caro Direttore,

l’opera dell’artista polacca Katarzyna Kozyra, Pyramid of Animals (1993), così come quella

di Maurizio Cattelan, Love Saves Life (1997), citano entrambe esplicitamente la fiaba dei

fratelli Grimm I musicanti di Brema, la cui diffusissima “iconografi a” (mia madre ne ha un fermaporta in casa) corrisponde a un asino con sopra un cane, sopra al quale vi è un gatto e infi ne un gallo, a rappresentare il momento in cui i protagonisti superano il grimmiano

“momento di difficoltà”, ricorrendo alle loro forze e all’aiuto reciproco. Al di là di ogni significato, direi dunque che la versione di Cattelan, presentando un asino, sia la versione

più fedele alla storia, mentre quella di Katarzyna Kozyra, forse per altri motivi a me sconosciuti legati probabilmente al concept intero dell’opera (composta come lei scrive

anche dal video), presenta invece un cavallo. Il riferimento alla fiaba continua inoltre ad

essere molto esplicito nell’opera di Cattelan, che riassume la sua “composizione” nel titolo

universale Love Saves Life, accennando al momento in cui nella fiaba le forze di tutti gli

animali, espresse in questa piramide fisica e nell’uso dei loro differenti versi (a significare

dunque l’importanza della diversità e della complementarietà di ciascuno), si unificano

per scacciare i briganti e per potersi così avvicinare al banchetto e sfamarsi. La Kozyra,

invece, intitola la sua opera senza fare un riferimento esplicito se non alla piramide. Due

citazioni colte dunque, per parlare di un tema universale della vita, quale l’aiuto reciproco,

la solidarietà nel momento di difficoltà, un banale “l’unione fa la forza”, più poeticamente

espresso da Cattelan con un “l’amore salva la vita”, che suona come un motto. L’arte

è talvolta fatta di citazioni, in questo caso è letteraria e mi sembra decisamente riduttivo

definirla cleptomania.

Un cordiale saluto,

Federica Bordone,

bordone.federica@googlemail.com

 

 

LA CLEPTOMANIA PUO’ ESSERE CONOSCENZA

 

Cara Federica,

fa sempre piacere ricevere lettere attente come la tua. Certamente sia Katarzyna Kozyra, sia Maurizio Cattelan, nel realizzare le loro opere, si sono idealmente riferiti alla famosa favola dei Fratelli Grimm, che tu ricordi così accuratamente.

La cleptomania di Maurizio Cattelan è una sua virtù innata, non ha bisogno di sollecitazioni

né di stimoli. Lui incamera e trasforma ciò che vede, metabolizza ciò che incontra o respira. Come ogni grande artista, Maurizio è un ladro che non ruba, un killer seriale che

non uccide ma esalta la sua vittima. Ma è la cleptomania di cui hanno sofferto i grandi artisti, tra tutti Picasso. È la cleptomania che ha accompagnato tutta la storia dell’arte e

della cultura.

 
 

Per questa rubrica (non più di 15 righe)
scrivere a giancarlo.lettere@gmail.com
Grazie


ARCHIVIO LETTERE
  • FLASH ART 285 - LUGLIO 2010 (lettere presenti 5)
  • FLASH ART 284 - GIUGNO 2010 (lettere presenti 5)
  • FLASH ART 283 - MAGGIO 2010 (lettere presenti 5)
  • FLASH ART 282 - APRILE 2010 (lettere presenti 8)
  • FLASH ART 281 - MARZO 2010 (lettere presenti 6)
  • FLASH ART 279 - DICEMBRE 2009 - GENNAIO - 2010 (lettere presenti 5)
  • FLASH ART 278 - OTTOBRE - NOVEMBRE 09 (lettere presenti 5)
  • FLASH ART 277 - AGOSTO - SETTEMBRE 09 (lettere presenti 9)
  • FLASH ART 276 - GIUGNO - LUGLIO 09 (lettere presenti 7)
  • FLASH ART 275 - APRILE - MAGGIO (lettere presenti 6)
  • FLASH ART 274 - FEBBRAIO - MARZO (lettere presenti 3)
  • FLASH ART 273 - DICEMBRE 08 - GENNAIO 09 (lettere presenti 7)
  • FLASH ART 272 - OTTOBRE - NOVEMBRE 08 (lettere presenti 7)
  • FLASH ART 271 - AGOSTO - SETTEMBRE (lettere presenti 8)
  • FLASH ART 270 - GIUGNO - LUGLIO (lettere presenti 9)
  • FLASH ART 269 - APRILE - MAGGIO 08 (lettere presenti 17)
  • FLASH ART 268 - FEBBRAIO - MARZO (lettere presenti 9)
  • FLASH ART 267 - DICEMBRE 07-GENNAIO 08 (lettere presenti 8)
  • FLASH ART 266 - OTTOBRE - NOVEMBRE (lettere presenti 10)

  • Giancarlo Politi Editore - via Carlo Farini, 68 - 20159 Milano - P.IVA 09429200158 - Tel. 02.6887341 - Fax 02.66801290 - info@flashartonline.it - Credits