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DICEMBRE 2009 - GENNAIO - 2010
Cover: Nancy Spero

Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n.279 dicembre - gennaio 2010

LUCA BEATRICE E LA CATTIVA PITTURA IN ITALIA

 

Caro Giancarlo,

leggo con interesse la lettera che Luca Bertolo ti invia lamentandosi di me in quanto

responsabile della diffusione della cattiva pittura in Italia. Faccio per una volta eccezione al precetto suggeritomi dal grande Giampiero Mughini (non si scrivono mai

lettere ai giornali in quanto non vengono retribuite) e ti segnalo che l’amico Bertolo

mi è stato segnalato e raccomandato da più parti nei mesi in cui preparavamo, io e Beatrice, la famosa lista veneziana. Domanda: Ma se l’avessimo invitato, si sarebbe espresso con gli stessi termini?

 

Un saluto

Luca Beatrice, Torino

 

 

PASSATA LA FESTA, GABBATO LO SANTO?

 

Caro Luca,

non so cosa dirti. Io personalmente, pur non essendo grande frequentatore di folle (e di folli), ho sentito almeno un artista (pardon, pittore) da te invitato al Padiglione Italia, piuttosto critico con la tua scelta. Anche io sarei curioso di sapere cosa avrebbe detto Luca Bertolo, a questo punto, critico poi e “raccomandato” prima. Probabilmente

anche lui, vista la compagnia e soprattutto l’allestimento, avrebbe preso le distanze? (Passata la festa, gabbato lo santo?).

Però carissimo Luca, detto tra noi in confidenza, non avresti potuto fare meglio? Non

parlo solo degli artisti invitati (se questi sono i tuoi compagni di viaggio, cosa ci vuoi fare? Un buon amico può anche essere un modesto pittore...) ma l’allestimento, mio Dio, così maldestro, con tante opere ammassate, come in un supermercato. Non potevi consigliare ai tuoi protetti una maggior continenza? La tua sezione ne avrebbe guadagnato al 50%. Per me vale sempre il detto che un buon allestimento è già metà mostra. Un buon allestimento può nascondere il peggio ed esaltare il poco di buono.

Sono un po’ deluso da te, visto che i tuoi referenti sono ormai due teorici del vuoto, della vanità smisurata e della egomania patetica, delle parole in libertà e della gesticolazione sfrenata (Giampiero Mughini, Vittorio Sgarbi: chi più di loro rappresenta il vuoto e l’inutile in Italia). E mi pare proprio siano diventati per te anche due modelli di vita. Ma spero proprio di sbagliami

 
 


ABBIAMO SBAGLIATO A GLISSARE

 

Caro Politi,

La penso esattamente come te. Forse abbiamo sbagliato a glissare, per amicizia e affetto, sul Padiglione Italia...

 

Cordiali saluti,

Renato Diez, Arte, Ed. G. Mondadori

 

 

MA ORMAI LUCA B. INSEGUE ALTRI MITI

 

Caro Diez,

si, forse abbiamo sbagliato a restare troppo neutrali (per amicizia e stima personale nei confronti di Luca Beatrice) sul Padiglione Italia. Ma forse un intervento critico non sarebbe servito a nulla. Avremmo ugualmente assistito agli exploit autoreferenziali su Libero prima e su Il Giornale ora, di Luca, visto che i suoi miti culturali sono diventati ormai due noti teorici della vanità smisurata e della gesticolazione sfrenata (Giampiero Mughini e Vittorio Sgarbi).

 
 


KATARZYNA KOZYRA HA ANTICIPATO CATTELAN?

 

Caro Giancarlo,

mi è capitato di vedere sul catalogo 2010 di una ditta di complementi di arredo la riproduzione fotografica del lavoro di un’artista di nome Katarzyna Kozyra che si intitola

The Pyramid of Animals del 1993. Si tratta di un cavallo con sopra un cane con sopra

un gatto e infine un gallo...mi è venuto alla mente l’opera di Maurizio Cattelan Love

Saves Life del 1997: un asino con sopra un cane con sopra un gatto con sopra un gallo! Diciamo che al posto del cavallo c’è l’asino... Cattelan è un artista indiscusso, l’altra io sinceramente non la conosco, però sembrerebbe avere la primogenitura dell’idea. Io non sono un esperto d’arte contemporanea, mi appassiona, cerco di praticarla, ma questo caso mi lascia un po’ perplesso...

Che ne pensi?

 

Cordiali saluti.

Angelo Bensi, angelo.bensi@libero.it

 

KATARZYNA KOZYRA, Pyramid of Animals, 1993;

MAURIZIO CATTELAN, Love Saves Life, 1997.

 

 

MA SI SA, MAURIZIO CATTELAN È UN NOTO CLEPTOMANE

 

Caro Angelo,

Katarzyna Kozyra è un’importante artista polacca, (immeritatamente) poco conosciuta

in Italia, pur avendo eletto il nostro paese (al seguito del grande amore mediterraneo

incontrato a Trento) come seconda patria. il suo lavoro, molto articolato, si caratterizza

fondamentalmente come un’assidua indagine sulla morte. Il lavoro a cui tu accenni

(The Pyramid of Animals) è una sorta di fiaba tragica, presentata agli esami finali

dell’Accademia di Varsavia, nel 1993. Il lavoro era accompagnato da un video in cui

lei stessa fa uccidere il cavallo. Si trattò di un lavoro molto forte, come puoi ben

capire, che scosse tutto il mondo dell’arte polacca. E pare addirittura che quell’evento, un po’ come gli scioperi di Solidarność a Danzica, svegliò l’orgoglio e le aspettative un po’ assopite della giovane arte polacca che poi si trasformò nel grande tripudio degli anni successivi (Wilhelm Sasnal, Piotr Uklanski, Miroslav Balka, Pawel Althamer, ecc.) in cui l’arte polacca fu la protagoinista della scena internazionale.

Maurizio Cattelan? Si sa che Maurizio è un noto cleptomane: lui guarda e assimila. Talvolta anche senza guardare. E pare che Maurizio non avesse visto l’opera della Katarzyna (anche se fu pubblicata tempestivamente in Flash Art). Ma tutto può essere possibile, certe cose sono nell’aria. Anche se dal punto di vista della lettura, le due opere non sono poi così diverse. Un inno alla morte la prima, un grande gesto ironico

e irriverente, ma con un pensiero alla morte, il secondo (poi sfociato, in un lavoro successivo, in una sorta di piramide di scheletri). Ma Katarzyna non la prese molto bene, al punto che ai primi incontri con Maurizio Cattelan restò molto fredda.

Chiarirono tutto e diventarono (quasi) amici nel 2004 allo storico Trekking dell’arte,

sulle montagne di Trento, ideato da Fabio Cavallucci.

 
 


IL SUO LAVORO È UNA FARSA?

 

Caro Direttore,

lei dice che la sua rivista non chiede soldi per presentare giovani artisti, ma dice anche

che sono i vostri “Agenti” a trovare le persone adatte o piu qualificate, non so se si tratti di casualità o di raccomandazioni, ma di sicuro non è poi così facile venire a contatto con queste persone se non si fa parte del giro, con le sue parole forse voleva dimostrare che il talento, quando è tale, abbatte il mercato e non vi è piu il bisogno

di essere “raccomandati”. Ma allora mi spieghi perchè vi sono riviste che arrivano a

chiedere 52.000 euro per un trafiletto nella propria rivista senza neanche visionare le

opere, come se il denaro bastasse a giustificare il tutto.

Forse il suo lavoro è diverso, forse è solo una farsa per giustifi carsi con i giovani che acquistano la rivista, ma per un po’ voglio credere a quello che dice, e intanto aspetto fuori la porta, magari passa uno dei vostri agenti e allora magari cambia la storia, allora potrei essere io a dire che avevate ragione, bisognava solo essere al posto giusto al momento giusto, ma fino ad allora sarò io a giudicare, nel bene e nel male le scelte e ogni volta che capiterà l’occasione potrò dire: o c’è un errore o qui qualcuno ha pagato.

 

Ivan Caponecchi, ivankolor@hotmail.it

 

 

MANDACI CHI È DISPOSTO A PAGARE 52.000 EURO

 

Caro Caponecchi,

ma sino a che ti esprimerai in questa maniera e scriverai in modo così poco corretto, credo che dovrai aspettare un bel po’ davanti alla porta. Nessuno ha parlato di “agenti” di Flash Art. Noi abbiamo degli ottimi collaboratori e corrispondenti che ci segnalano i giovani artisti più promettenti e tra queste segnalazioni noi scegliamo. Ma la maggior parte delle scelte avviene in redazione, che ti assicuro è un buon pensatoio. Con tutti gli artisti presenti nelle gallerie, negli spazi alternativi, nelle fiere, non è difficile incontrarne qualcuno meritevole. A te sembrerà strano, ma è così. In ogni caso se tu conosci qualcuno, disposto a pagare 52.000 euro (cinquantaduemila, ho ben capito?) per un trafiletto, mandalo pure a noi. Siamo interessati a conoscerlo e ad accontentarlo. E a concedere anche un forte sconto.

 
 


LA GIOIA CHE REGALA EMMANUELLE VILLARD

 

Buongiorno Giancarlo,

il mese scorso sono stato invitato al vernissage di una giovane artista francese che si

chiama Emmanuelle Villard dalla galleria Artema di Modena e debbo confessarti che

le opere mi hanno trasmesso forti emozioni da tempo sopite; la serata ha visto la partecipazione in qualità di curatore del Prof. Luca Beatrice, il quale ha anche curato il

testo critico della preziosa pubblicazione che la galleria ha edito per l’occasione. Da

collezionista di arte moderna e contemporanea sono stato travolto dall’emozione e

ho acquistato due opere dell’artista; debbo confessarti che da diverso tempo un artista

non mi colpiva così profondamente e pertanto vorrei condividere con te e i tuoi attenti

lettori la gioia che ogni giorno Emmanuelle Villard mi regala. Che ne pensi?

Un saluto,

Vittorio Bulgarelli, vittoriobulgarelli@libero.it

 

EMMANUELLE VILLARD, Sotto i lustrini, 2009. Materiali vari.

 

 

NON È BELLO CIÒ CHE È BELLO...

 

Caro Vittorio,

come si diceva una volta? Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. Sono felice per te che questa Emmanuelle Villard abbia risvegliato i tuoi sensi sopiti nei confronti dell’arte di oggi. A volte basta poco, spesso nulla, per eccitarsi ed eccitare. D’altronde quante donne e uomini non bellissimi, per taluni diventano dei sex-symbol insostituibili? Lo sai che circa nove milioni di italiani frequentano, alla stregua di certi nostri Governatori regionali, le varie Brenda e Natalie sparsi per il paese? Ognuno si diverte o gode come può. A proposito di godimento, il mio primo incontro con l’arte risale a tantissimi anni fa. Uscivo da scuola a Foligno (avevo sedici anni?) ed entrai

nelle sale della Pro Loco dove si teneva una “famosa” Rassegna di Arte Regionale, curata da un factotum perugino, Carlo Vittorio Bianchi, che poi divenne anche mio amico. Entrai e l’odore della trementina mi stordì. E tra le tante opere tradizionali dell’epoca mi colpirono tre artisti: Romano Notari, Italo Tomassoni, Claudio Verna. Eccetto Notari, che si esprimeva attraverso uno strano ma personale surrealismo arancione (credo che ancora vi persista), Tomassoni e Verna scopiazzavano alla meno peggio chi Van Gogh e chi Paul Gauguin. Io guardai estasiato e forse tremante quelle pseudo copie e uscii frastornato e turbato da quella mostra. La mia vita era sconvolta da quell’odore di trementina e da quelle forme così (allora, per me) trasgressive. Tornai a casa e incomiciai a copiare liberamente Alberto Magnelli e Gino Severini (non sapendo disegnare scelsi il genere astratto geometrico, più consono alle mie capacità) con buoni risultati immediati: partecipai con successo al Premio Spello, al Premio Terni e addirittura a una Quadriennale dei giovani a Roma, dove fui segnalato. Purtroppo il mio interesse di allora per la poesia contemporanea (Ezra Pound, Thomas

Eliot ma anche tutta la grande poesia italiana da Giuseppe Ungaretti a Eugenio Montale) ebbe il sopravvento e accantonai stupidamente la pittura, altrimenti oggi sarei

stato un ottimo e agiatissimo pittore astratto italiano, meglio certamente di Dorazio o

Turcato, con un bellissimo studio tra l’Umbria, la Toscana e Roma. O magari a New

York. E con gli amici di oggi, da Paladini a Claudio Poleschi a tanti altri galleristi, mercanti e collezionisti in coda davanti alla porta ad attendere un quadro. Invece...

Caro Vittorio, a te e a me sono accadute delle cose belle, perchè sulla via di Damasco

può succedere di tutto. Goditi la tua bellissima Emmanuelle e spera di incontrane presto un’altra che ti faccia dimenticare la prima.

Ogni amore vuole l’Assoluto.

 
 

Per questa rubrica (non più di 15 righe)
scrivere a giancarlo.lettere@gmail.com
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