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| DIZIONARIO DELLA GIOVANE ARTE ITALIANA (1) |
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| La realizzazione di un Dizionario della Giovane Arte Italiana (1) rappresenta sempre un evento ma anche un impegno delicato e gravoso. Soprattutto per il rapporto di vicinanza con numerosi artisti italiani, a cui Flash Art guarda sempre con attenzione e partecipazione. In questa circostanza abbiamo voluto evitare le indicazioni della critica ma anche dell’attenta redazione di Flash Art, che proprio grazie al lavoro di informazione che svolge, resta sempre uno degli osservatori più informati e attendibili. Proprio per mutare prospettiva, in questa circostanza abbiamo preferito partire dai risultati acquisiti dalle gallerie italiane che operano con occhio attento verso i giovani artisti, estrapolando tutti quei giovani che a noi sembravano più interessanti. Io ritengo che il risultato sia stato curioso, anche se, a parte qualche eccezione, le indicazioni delle gallerie non risultano molto diverse da quelle della critica. Il panorama che ne è scaturito resta certamente uno dei più attenti e plausibili. O no? A voi lettori comunque sempre l’ultima parola. Giancarlo Politi giancarlo.politi@tin.it |  | | 0100101110101101.org Franco Mattes (Chiari-BS, 1976) ed Eva Mattes (Brescia, 1976). Vivono e lavorano a Bologna, a Barcellona e a New York. Conosciuti per aver replicato il sito della Santa Sede e per la diffusione di un virus informatico durante la Biennale di Venezia del 2001, gli O1OO1O111O1O11O1.org si sono imposti sulla scena internazionale con una performance alla Karlsplatz di Vienna rinominata Nikeplatz. Il gruppo diffonde la notizia della rinomina della piazza e della presenza di un enorme monumento a forma del logo della Nike. Le reazioni sono fortissime sia da parte dei cittadini sia dalla Nike che nega ogni coinvolgimento e inizia un’azione legale, rifiutata poi dal Tribunale. Il duo ha messo in scena un teatro urbano di critica al “dominio simbolico di spazi pubblici”. Gallerie: Fabio Paris, Brescia; Postmasters, New York. | |  | | Rebecca Agnes Pavia, 1978. Vive e lavora a Milano. Nei suoi lavori Rebecca Agnes parla di storie, inventa racconti fantastici e luoghi irreali, ma allo stesso tempo possibili, che invitano lo spettatore in un viaggio attraverso geografie immaginarie, con un linguaggio sempre preciso, quasi scientifico, e ricorda le pagine di antichi manoscritti. Alcuni lavori nascono collettivamente, chiedendo ad amici e conoscenti di pensare storie e di fissarle su un foglio bianco o direttamente su tessuto, che poi l’artista ricama. In tutti questi casi Agnes dispensa istruzioni precise e dettagliate; il risultato resta tuttavia sconosciuto e incognito fino all’ultimo. I lavori sono sempre caratterizzati da un approccio lento e paziente e dalla stessa elegante e delicata attitudine. Roberta Tenconi Galleria: Davide Gallo, Berlino. | |  | | Roberto Ago Roma, 1972. Vive e lavora a Milano. Gli affascinanti percorsi mentali di Roberto Ago sovraccaricano gli oggetti, minacciandone al contempo significante e significato. L’artista ha la capacità di spostare l’attenzione dello spettatore dalla realtà delle cose alla sfera delle loro potenzialità. Ago è giunto in tempi recenti a concentrarsi sulle proprie idee, spingendosi fino ad annullare quasi completamente la presenza fisica dei suoi ultimi lavori, costituiti da una serie di stampe digitali in cui sobrie combinazioni cromatiche fanno da contrappunto a brevi narrazioni. L’artista si concede il più grande e rischioso dei privilegi: abitare la mente dei propri spettatori, nutrirsi della loro fantasia, esporsi alla portata della loro capacità immaginativa. Marco Antonini Galleria: Pianissimo, Milano. | |  | | Alek O. Buenos Aires, 1981. Vive e lavora a Milano. In ogni lavoro di Alek O. si aggira una leggera e ingannevole spensieratezza. L’opera si presenta custode di un atto in potenza. Alek O. conclama l’attesa, il suo funambolico equilibrio, il suo saper essere fluttuante eppur cosciente. Interpretare la realtà non richiede ad Alek O. sforzi o impegnative capacità immaginifiche. Il messaggio si immette sostenuto dal suo essere presente, qui e ora, sostenuto da un flusso segnico con una durata priva di scadenze. Marta Casati Galleria: Federico Bianchi, Lecco/Gorgonzola (MI). | |  | | Kristine Alksne Riga (Lettonia), 1980. Vive e lavora a Milano e a Riga (Lettonia). Il lavoro di Kristine Alksne parte da una componente di base esclusivamente oggettiva — mappe ottenute con il software Google Earth — procedendo con un paziente lavoro di ricerca del dettaglio, estrapolato dal contesto di riferimento. Un enorme puzzle che l’artista scompone in minuscoli dettagli grafici, punto di partenza per l’operazione che li trasformerà in preziosi acquerelli, collage poetici e delicati disegni su carta. Le forme grafiche acquistano poi tridimensionalità e colore, trasformandosi in vere e proprie isole alla deriva dell’esistenza. Galleria: Artopia, Milano. | |  | | Alterazioni Video Alterazioni Video è un collettivo di 5 artisti (Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu, Giacomo Porfiri) nato a Milano nel 2004. Opera a Milano e a New York. Il collettivo Alterazioni Video agisce come un network internazionale, disseminato e mobile, e si concentra sulla disinformazione e sul rapporto tra verità e rappresentazione, legalità e illegalità, libertà e censura, incrociando i linguaggi dell’arte con le pratiche dell’attivismo politico e attraversando tutti i media: dalla pittura al video, dall’installazione a Internet. Il video Painting (2007) è un work in progress che documenta lo stratificarsi continuo di scritte e cancellazioni lungo le mura esterne del carcere di San Vittore a Milano. Galleria: Fabio Paris, Brescia. | |  | | Meris Angioletti Bergamo, 1977. Vive e lavora a Milano e a Parigi. Meris Angioletti raccoglie dati, informazioni, storie. I suoi racconti vivono in un interstizio dove scienza, formule parascientifiche e indagine artistica dialogano, sottolineando l’esistenza di quella creatività talvolta follemente visionaria che accomuna arte, poesia e scienza. Il suo lavoro si avvale di un linguaggio per specialisti che genera suggestioni ancestrali, in una continua e mai esauribile tensione verso la conoscenza e la contemplazione. L’artista tende a mettere in evidenza una zona d’ombra, in cui la riflessione scientifica e il tentativo di documentazione oggettiva si sfaldano in racconti e immagini oniriche in cui accade qualcosa che non si sa spiegare e che spinge l’immaginazione in luoghi sotterranei, risultato di un processo in continuo divenire tra l’io e la realtà esterna. Chiara Agnello | |  | | Francesco Arena Mesagne (BR), 1978. Vive e lavora a Torre Santa Susanna (BR). Mi interessano i luoghi e le storie a questi collegate, spazi dove le cose avvengono, eventi privati che hanno una risonanza pubblica o che formano solo lo sguardo di un singolo individuo. Luoghi che si trasformano in oggetti con una loro funzione opposta a quella originaria: ad esempio, una bandiera assestata in un porta bandiera che invece di mostrarla la nega e la preserva dagli sguardi consumanti (Bandiera, 2007) non è l’insegna di alcun luogo, così come gli utensili da carpentiere sono resi inutilizzabili da un grande e pesante raggio di metallo, uguale a quello che nell’iconografia religiosa, leggerissimo, parte dalle mani dei santi per segnalarne le miracolose doti (Sega con raggio, 2007). Francesco Arena Galleria: Monitor, Roma | |  | | Michele Bazzana San Vito al Tagliamento (UD), 1979. Vive e lavora a Codroipo (UD). Le opere di Michele Bazzana, ironiche e spiazzanti, sono rappresentazioni allegoriche di sensazioni e pensieri e diventano mezzo empirico per esprimere un messaggio. Le sue installazioni vengono azionate da processi fisici e meccanici in cui oggetti comuni, decontestualizzati dal quotidiano e montati in insoliti assemblaggi, divengono le parti formali di un linguaggio da decodificare. Partendo da un oggetto ordinario, Bazzana arriva a definire metaforicamente un concetto puro, sia esso un’emozione, un’immagine concreta che si trasforma simbolicamente attraverso un gesto, o un ricordo sfocato che rivive nello spazio grazie all’azione di ingranaggi spesso antropomorfi o umanizzati. Galleria: Fabio Paris, Brescia. | |  | | Emanuele Becheri Prato, 1973. Vive e lavora a Prato. Intendo il disegno non come mera traccia, ma come inscrivibilità, cioè come possibilità del supporto di tracciarsi come tale. Nella didascalia indico solamente il numero delle forze agenti sulle carte nere da fondale fotografico e la misura delle carte, nient’altro. L’uso della carta nera rimanda alla carta copiativa e alle sue possibilità d’iscrizione che caratterizzavano i miei lavori precedenti. La carta in questo caso è attraversata da chiocciole le quali tracciano ciò che non possono vedere, scolpendo di fatto il supporto. Le chiocciole escono fuori dal perimetro del foglio, così resta solo l’autotracciarsi del disegno del loro movimento che ricrea letteralmente il supporto. Emanuele Becheri Galleria: Enrico Fornello, Prato. | |  | | Marco Belfiore Rovereto (TN), 1971. Vive e lavora a Milano. Gli elementi ricorrenti dei miei lavori sono l’inconsapevolezza dei protagonisti, l’ironia, l’ambiguità dei significati e le ambientazioni stranianti. Mi piace sovrapporre una visione personale a situazioni generalizzate; faccio piccole scoperte in luoghi fisici e mentali dove generalmente l’abitudine anestetizza la curiosità. Non sono attratto dall’originalità, ma dai luoghi comuni. Il mio sguardo sul mondo appare semplice e curioso, ma capace di svelare i piccoli drammi che si nascondono dietro una risata. Utilizzo l’arte come un sistema bizzarro per creare idee persistenti. Marco Belfiore Galleria: Le Case d’Arte, Milano. | |  | | Riccardo Benassi Cremona, 1982. Vive e lavora a Berlino. Al centro del lavoro di Riccardo Benassi sta una riflessione sulla recezione delle immagini e più in generale della contemporaneità, che si traduce in loop video e installazioni ambientali, in cui la ripetizione di riprese low res e interferenze catturate dall’esterno o prodotte da macchine celibi (costruite con ventilatori, amplificatori, pianole-giocattolo) qualificano un presente spesso caratterizzato dalla seduzione estetica di oggetti e forme, con uno sguardo verso un passato industriale ormai trapassato. I dispositivi costruiti dall’artista amplificano le potenzialità dell’oggetto stesso, svelandone anti-funzioni basiche che interfacciano la percezione del fruitore. Anna Daneri | |  | | Dafne Boggeri Tortona (AL), 1975. Vive e lavora a Milano. Il focus della ricerca di Dafne Boggeri è la riflessione ludica sull’identità pubblica e privata, sulle regole sociali e sulle dinamiche di interazione e di scambio. La riappropriazione ironica del femminismo e della Body Art, la rappresentazione simbolica delle subculture giovanili degli anni Ottanta e Novanta, l’utilizzo clinico del gioco linguistico, il détournement severo di oggetti e concetti e la costante comunicazione con il mondo della musica sono alcuni degli elementi di cui Dafne Boggeri si serve per costruire una realtà possibile ma altra, che non intende proporsi né compiersi, ma esistere solo come piattaforma percettiva e ricettiva di pensiero. Francesca Bertolotti Galleria: Raffaella Cortese, Milano. | |  | | Lorenza Boisi Milano, 1972. Vive e lavora a Milano. La pittura di Lorenza Boisi manifesta un’originale sensibilità plastica espressa con profonda confidenza gestuale. Una pittura resa espressionista da pennellate a olio marcate e continue, caratterizzate da colori freddi che sanno improvvisamente accendersi di sfumature calde. Il suo lavoro nasce dalla trasposizione di un universo mentale mai traducibile didascalicamente. I soggetti ritratti appartengono a un complesso immaginifico che conta immagini ricorrenti e motivi figurali dalla natura morale incerta. Lorenza Boisi costruisce un sistema narrativo che appare interrotto e irrisolto, tanto da rendere difficilmente reperibili le linee di progressione logica delle rappresentazioni nella mise en scène. Marco Tagliafierro Galleria: Klerkx, Milano. | |  | | Mauro Bonacina Milano, 1977. Vive e lavora a Londra. Mauro Bonacina nelle sue opere non si limita a mescolare i confini tra pittura e scultura, ma abbraccia anche un formalismo ibrido, che unisce elementi di astrazione con un realismo approssimato. Impossibili memorie d’infanzia, spazi e oggetti che non sono mai esistiti, prendono forma in una classica iconografia di potere, umanità e arte. Questi elementi sono costretti in paesaggi e combinazioni quasi irraggiungibili, c’è anche un senso di fragilità nelle figure, espresso nel loro stato di fluidità pittorica, tanto da far sospettare che si tratti di apparizioni temporanee. Eppure esistono, e la loro forza e vitalità risultano evidenti nella confidenza e nella forza con cui sono stati messi in vita. Galleria:Vera Munro, Amburgo. | | | | |
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| |  | | Jacopo Candotti Bolzano, 1982. Vive e lavora a Londra. Con ironia e attraverso una grammatica essenziale, Jacopo Candotti riflette sulle potenzialità e i limiti espressivi dell’arte. L’artista sperimenta tematiche e mezzi introducendo costantemente elementi di discontinuità nel proprio lavoro. Spesso le sue installazioni sono costruzioni geometriche che si impongono allo sguardo dello spettatore come microcosmi puliti e ordinati. Tuttavia, questi oggetti rivelano, a uno sguardo più attento, tutta la loro fragilità e mostrano la necessità dell’artista di condurre un’indagine profonda e minuziosa sulle problematiche connesse al produrre arte. Federica Bueti | |  | | Valerio Carrubba Siracusa, 1975. Vive e lavora a Milano. I dipinti di Valerio Carrubba trasudano sangue, umori biliosi ed effluvi organici. Il suo pennello si muove tra le pieghe del corpo umano, negli anfratti porosi che ricoprono le membra e le interiora. Ed è qui che la sua pittura diventa tagliente come un bisturi, capace di vivisezionare l’immagine e di farne trasparire l’anima. Alcuni quadri sono dipinti due volte, pennellata sopra pennellata. La doppia pittura accende i colori e ripete le forme, un iperrealismo portato all’estremo, dove è il gesto stesso dell’artista a essere ripetuto minuziosamente e non la realtà che ci circonda. Anche i titoli palindromi delle sue opere ribadiscono l’autoriflessività del gesto pittorico che evoca un superamento dell’immagine stessa per affondare nelle sue stesse pieghe. Cecilia Alemani Galleria: Pianissimo, Milano. | |  | | David Casini Montevarchi (AR), 1973. Vive e lavora a Faenza (RA). L’universo proposto da David Casini sembra materializzarsi ai confini di un vuoto siderale. Come delle apparizioni, l’architettura, l’uomo o la natura presenziano sul limite di spazi vuoti. Le bellissime e gelide complicazioni formali che caratterizzano i materiali rocciosi risultano in sintonia con le abitazioni sovrastanti, severe e imponenti, legate al clima culturale della Svizzera calvinista. Nelle opere di Casini risalta spesso un cosmo pietrificato, di natura fossile, ospitale per spugne e rocce dalle forme insolite, oppure inciso tra le venature del marmo. In questo mondo regna un ordine superiore, senza spazio per l’errore. Guido Molinari Galleria: T293, Napoli. | |  | | Alessandro Ceresoli Romano di Lombardia (BG), 1975. Vive e lavora a Berlino. Sono interessato all’atto creativo e come quest’indagine coinvolge il soggetto e l’individualità, lavori che si risolvono spesso in “situazioni in corso”. Prediligo materiali di uso comune, con cui posso interagire fisicamente e personalmente cercando una trasfigurazione. Nei miei disegni, ad esempio, esiste un aspetto allegorico con la coscienza di un processo, un flusso di segni che porta un senso del mondo e della realtà. I miei disegni sono un eccesso di forme e segni paragonabile a una stratificazione d’informazioni, d’immagini e di pensieri, l’ambire al monocromo li carica di una potenzialità paragonabile a una superficie volubile e instabile. Alessandro Ceresoli Galleria: Francesca Minini, Milano. | |  | | Manuele Cerutti Torino, 1976. Vive e lavora a Torino. Manuele Cerutti utilizza la pittura per ricreare atmosfere in cui la dissonanza data dall’associazione di due differenti contesti provoca nello spettatore un disorientamento percettivo che fa scattare una sorta di curiosità per quello che è nascosto oltre i bordi del dipinto. I personaggi che popolano i suoi dipinti sono colti in atti che appartengono alla quotidianità, ma una quotidianità viziata da piccole dissonanze di forma o da gesti non in linea con il racconto generale dell’immagine. Nerina Ciaccia Galleria: Citric, Brescia. | |  | | Silvia Chiarini Faenza (RA), 1978. Vive e lavora a Faenza (RA). L’opera concepita come dispositivo distanziante dalla quotidianità rappresenta una fuga, seppure temporanea, dalle consuetudini e dai meccanismi produttivi con cui necessariamente dobbiamo misurarci. Silvia Chiarini nei suoi interventi installativi agisce su questa possibilità metodologica costruendo ambienti capaci di generare entusiasmanti esperienze emotive, utilizzando la tecnologia come strumento per potenziare lo spazio e la percezione psicofisica dello spettatore. Con l’installazione permanente ideata per una camera d’albergo (Happy Birthday, 2006), Chiarini riproduce l’euforia di una festa a sorpresa regalando a chi vi soggiorna un intimo conforto e un’inattesa sensazione di familiarità. Daniela Lotta | |  | | Umberto Chiodi Bentivoglio (BO), 1981. Vive e lavora a Milano. Le opere di Umberto Chiodi sono talvolta chiare, altre ambigue ed è proprio in questo modo che Chiodi gioca costantemente con la percezione del suo pubblico. I suoi lavori ci conducono in un mondo magico. La natura si tramuta in un luogo di ricreazione per le fantasie dell’artista. Tuttavia, ad uno sguardo più attento, è possibile cogliere l’energia erotica e le pulsioni sessuali di cui lo scenario è carico. Onirici ed esoterici, i suoi lavori sono spesso caratterizzati da una continua sperimentazione sia stilistica che formale, che lascia sempre spazio alla fantasia ed invita ad un eccitante ed audace viaggio. Lisa Bosse Galleria: Studio d’Arte Cannaviello, Milano. | |  | | T-Yong Chung Tae-gu (Corea del Sud), 1977. Vive e lavora a Milano. Nei suoi interventi T-Yong Chung vuole rivivere un rapporto con gli oggetti e la realtà che sia in sintonia con le esperienze vissute nella propria infanzia. Partendo dalla banalità del quotidiano vengono suscitati forti accenti poetici legati al fantastico. In queste opere il segno utilizzato diviene una traccia luminosa che dà vita a cose, certamente riconoscibili e identificabili, ma dalla consistenza di ectoplasmi giunti da una realtà parallela. I punti di contatto con il mondo rivelano uno sguardo innocente, che vuole restituire una carica emozionale, non corrotta dall’abitudine o dai rapporti legati alla funzione degli oggetti stessi. Guido Molinari Galleria: NOTgallery, Napoli. | |  | | Nemanja Cvijanoviç Rijeka (Croazia), 1972. Vive e lavora a Venezia. Nemanja Cvijanoviç volge il suo sguardo caustico alle utopie del Novecento, alla crisi di un sistema politico che coincide con la fine del comunismo, lo “stato d’eccezione”, le diverse forme di esistenza politica inglobate nel capitalismo caricando i simboli popolari di un’aura di adesione nostalgica. In un lavoro di postproduzione sulla storia recente, usa toni corrosivi per riflettere le tensioni sociali, le attuali distopie, le derive della società post-socialista. Nemanja assume il linguaggio della manipolazione propagandistica e lo rovescia, in un détournement situazionista, in controinformazione o guerrilla advertising perché l’agire politico attraversa la dimensione estetica attaccando le geografie del potere. Elvira Vannini Galleria: T293, Napoli. | |  | | Alessandro Dal Pont Feltre (BL), 1972. Vive e lavora a Milano e a New York. Alessandro Dal Pont opera una continua rivisitazione concettuale di svariati immaginari visivi, propri della cultura pop e della storia dell’arte. Il suo lavoro si caratterizza come un’operazione umanistica silenziosa e radicale, interessata a riflettere sull’espansione semantica di forme e significati, aprendo prospettive inedite di confronto e interpretazione. L’esplorazione di inediti commistioni culturali si esprime anche in una nuova serie di lavori scultorei, “Samurai” (2007), dove l’artista restituisce l’iconografia essenziale di samurai sezionati da fendenti di lame affilate che propongono un’originale sintesi filosofica tra Occidente e Oriente. Luigi Fassi Galleria: Pianissimo, Milano. | |  | | Gianluca e Massimiliano De Serio Gianluca De Serio (Torino, 1978) e Massimiliano De Serio (Torino, 1978). Vivono e lavorano a Torino. Ritratti di persone che mettono in gioco se stesse di fronte alla macchina da presa, in un meccanismo sempre sospeso tra documentario e finzione, performance e memoria. Grazie a uno sguardo essenzialmente cinematografico, fatto di continue aperture linguistiche e narrative, i volti dei protagonisti emergono come esistenze in bilico, specchi di una società urbana in eterno mutamento. Gianluca e Massimiliano De Serio. Galleria: Guido Costa Projects, Torino. | |  | | Rä di Martino Roma, 1975. Vive e lavora a New York. Colpiti da amnesia, smarriti, irrequieti, loquaci o taciturni, i personaggi di Rä di Martino abitano mondi indecifrabili, in continua trasformazione. Li osserviamo muoversi sulla scena di video congegnati come macchine emotive, protagonisti straniati di vicende enigmatiche in cui si abbandonano a ripetizioni insensate, ad automatismi e pulsioni incontenibili, o al contrario si lasciano andare a confessioni inattese. Sono lavori che puntano a forzare il bozzolo dell’identità per esporne lo spessore emotivo, l’agitazione e la sorpresa che lo percorrono, mentre chiedono allo spettatore di riflettere sui fili sottili che legano lo spazio dell’immagine ai sommovimenti dell’inconscio, le trame della memoria allo spessore imprevedibile dell’esperienza. Stefano Chiodi. Galleria: Monitor, Roma. | |  | | Andrea Dojmi Roma, 1973. Vive e lavora a Roma e a Milano. Andrea Dojmi crea ambienti ibridi che fondono strutture e ambienti formali di educazione, con spazi collettivi come sale da preghiera e cappelle di comunità sperimentali con una particolare attenzione per le architetture e l’organizzazione autonoma di gruppi e micro-società spirituali marginali. Il fuoco della produzione cinematica è nella tensione tra infanzia e sistema educativo formale, adolescenti e comunità, identità individuale ed esperienza religiosa, dimensione sperimentale e habitat. La verità sembra appartenere alla parte più profonda di un messaggio semplice, come le caratteristiche della nostra visione nella prima era tecnologica e il suo modificarsi nel nostro presente. Noah Stolz. | |  | | Camilla Candida Donzella San Remo (IM), 1973. Vive e lavora a Milano. Nelle falde delle città si nascondono figure dalle sensibilità dilatate. Vivono apparentemente fuori dagli schemi e guardano con altri sensi, sfuggendo alle convenzioni. Inseguono le temperature, i gesti, gli sguardi. E raccolgono immagini come se fossero esperienze, prediligendo gli spazi personali. Camilla Candida Donzella è al centro di una comunità solo apparentemente invisibile o silenziosa. La ritrae, ne rappresenta i volti, i corpi, i comportamenti, gli stili e i sentimenti. E rimette in circolo immagini e narrazioni sotto forma di fanzine preziose, dà vita a sfide performative impossibili. E ostinatamente inventa modi, forme e momenti necessari che si infiltrano sotto la pelle delle rappresentazioni stereotipate dell’immaginario urbano. Andrea Lissoni Galleria: Raffaella Cortese, Milano. | | | | |
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| |  | | Igor Eskinja Rijeka (Croazia), 1975. Vive e lavora a Vienna e a Rijeka. Il contenuto delle opere di Igor Eskinja intitolate Imagineering è spiegabile attraverso questo stesso neologismo: sintesi verbale che offre la migliore spiegazione di come la semplicità visiva della sua procedura sia in realtà una critica profonda della mediazione della realtà e dalla civiltà, manipolabili dalla mediazione stessa. Il termine fonde le due nozioni, di natura sostanzialmente antitetica, di “imagine” e “engineering”, creando al contempo una sorta di forma estesa della nozione di imagine. Nel momento in cui l’artista croato ha scelto di smettere di esporre le installazioni, ha iniziato a creare l’immagine, un costrutto bidimensionale della realtà, che presenta oggetti tridimensionali. Galleria: Federico Luger, Milano. | |  | | Matteo Fato Pescara, 1979. Vive e lavora a Pescara. Tradizione e contemporaneità si incontrano nell’opera di Matteo Fato. L’esordio è scandito dalla scelta di una pittura che rilegge i classici soggetti accademici a partire da un filtro fotografico deformante. La traduzione pittorica viene condotta in modi energicamente gestuali e cromaticamente saturi. Un ricco filone è costituito dalla produzione video, naturale estensione dell’itinerario precedente. Il medium viene infatti utilizzato come supporto del segno: ciascuna realizzazione si compone di centinaia di disegni eseguiti con la penna grafica e montati in sequenza. L’esito è un’inedita interpretazione di una tecnica tradizionale tramite un accorto uso della tecnologia digitale. Simone Ciglia Gallerie: Cesare Manzo, Pescara/Roma; Daniele Ugolini, Firenze. | |  | | Ettore Favini Cremona, 1974. Vive e lavora a Cremona. La poetica di Ettore Favini tende a esplorare lo scorrere del tempo, attraverso opere eseguite con tecniche diverse: lavori realizzati forando la carta, immagini fotografiche di luoghi abbandonati dall’uomo, sculture monumentali e insieme intime che riescono a svelare la cifra comune del lavoro. Un tentativo di rappresentare artificialmente un tempo naturale come quello necessario agli alberi per crescere. Galleria: Alessandro De March, Milano. | |  | | Michael Fliri Silandro (BZ), 1978. Vive e lavora a Tubre (BZ). I lavori di Michael Fliri si basano essenzialmente su un atto performativo. Le sue trasformazioni del corpo si intrecciano indissolubilmente con le mutazioni degli oggetti. Maschere e travestimenti sono da sempre legati a concetti di mutevolezza e molteplicità, schiudono nuove possibilità, velano e svelano aspetti reconditi. Le azioni di Michael Fliri permettono la costruzione di una realtà fittizia e sospesa, dove le pecore diventano maiali, i pupazzi camminano e gli orsi bianchi fanno le granite. Tali immagini, così pregnanti e poetiche, rendono conto del continuo e mutevole flusso a cui tutto è inevitabilmente esposto, ma soprattutto raggiungono ognuno di noi nel suo personale desiderio di metamorfosi. Letizia Ragaglia Galleria: Raffaella Cortese, Milano. | |  | | Andrea Galvani Verona, 1973. Vive e lavora a Milano e a Bologna. Le immagini di Andrea Galvani sono equazioni aperte agli sviluppi delle forze messe in campo: la fotografia di uno spazio naturale decontestualizzato diventa il luogo di un accadimento non visibile, ma percepibile nelle logiche di spazio e di tempo. L’intromissione nell’ambiente naturale di oggetti senza relazioni di senso attua un processo di decostruzione dell’immagine che innesca al contempo un nuovo campo di significazione. La decostruzione del reale e la “morte di un’immagine” consente la rappresentazione di più piani temporali e spaziali che ridefiniscono il genere classico del paesaggio. Marinella Paderni Gallerie: Artericambi, Verona; Artopia, Milano; Biagiotti Progetto Arte, Firenze. | |  | | Nicola Gobbetto Milano, 1980. Vive e lavora a Milano. L’età di passaggio tra infanzia e maturità è indagata da Nicola Gobbetto come metafora di uno stato della materia, oltre che dello spirito, che lo interessa particolarmente, quello dell’equilibrio. L’artista fluttua tra gli opposti in una immobilità che per paradosso è possibile di infinite evoluzioni. L’artista teme se stesso, le sue potenzialità, come un adolescente che non ha ancora confidenza con il suo corpo: la voce si fa forte ma all’improvviso rivela profonde angosce e incertezze. La sensazione di prigionia, stasi, immutabilità, sfocia, per contrasto, nell’elaborazione di un universo infinito di segni dalle innumerevoli potenzialità. Marco Tagliafierro Galleria: Fonti, Napoli. | |  | | goldiechiari Eleonora Chiari (Roma, 1971) e Sara Goldschmied (Milano, 1975). Vivono e lavorano a Roma e a Milano. Al di là del primo impatto volutamente accattivante e di immediata accessibilità, le opere della coppia nascono sulla base di solidi principi socio-politici di riferimento. Il loro spirito giocoso è dunque indissolubilmente legato a una componente molto seria. I lavori eterogenei di goldiechiari mettono in scena icone occidentali stabilendo precise regole del gioco, alle quali l’osservatore si deve attenere per poter fruire appieno le opere. Lo spettatore è libero di scegliere se accettare o meno le regole ma, una volta entrato nella dimensione e nello spirito ludico, è chiamato a “giocare” seriamente, senza mezzi termini. Letizia Ragaglia Galleria: VM21, Roma. | |  | | Leonardo Greco Modena, 1975. Vive e lavora a Piumazzo di Castelfranco Emilia (MO). Il soggetto principale delle opere di Leonardo Greco è l’assenza, il vuoto. I luoghi, gli oggetti, i corpi sono sostituiti dalle loro tracce di luce, dalla loro radianza: tramite questa sostituzione del pieno col vuoto, della presenza con l’evanescenza, si raggiunge il cuore dei fenomeni, la loro essenza lirica. Eppure, la poetica dell’assenza (o della presenza parziale) di Greco non è certamente in contrasto con la corposità della sua pittura. Le pennellate materiche e l’accostamento dei colori infondono nell’opera una forte dose di sensualità. Stefano Castelli Galleria: Spirale Arte, Milano/Monza/ Pietrasanta/Verona. | |  | | Francesca Grilli Bologna, 1978. Vive e lavora a Milano e ad Amsterdam. Gran parte della pratica artistica di Francesca Grilli prende spunto dal vissuto e dal ricordo di famiglia e da una rielaborazione di uno spazio e di un tempo alternativo a quello del quotidiano. Una serie di interviste registrate con i suoi parenti, coincide con l’inizio di un cammino di autosvelamento attraverso diversi progetti. In Enduring Midnight, il ricordo dell’opera lirica amata dalla nonna Fedora, avvia l’interpretazione canora del soprano Lina Vasta, eseguita nel cuore della notte, o nel recente Gordon (2007), che poeticamente parla del nonno Giordano Bruno, ora 87enne (soprannominato “Gordon” nella sua giovinezza), e del suo rapporto con la nipote, usando la metafora del lancio delle bocce in una bocciofila. Caterina Riva | |  | | Alice Guareschi Parma, 1976. Vive e lavora a Milano. Le opere di Alice Guareschi insistono su prospettive aperte, in un’analisi dell’indefinito e del variabile. Formalmente possono essere lette come giochi linguistici, come operazioni di geometria simbolica o come materiale letterario, ma in tutti i casi costringono l’osservatore a un intenso esercizio di pensiero. Nei suoi lavori ricorre leggera l’idea di un ordine infranto, come se bastasse un gesto casuale per stravolgere le rappresentazioni più ovvie. Il risultato è uno spostamento della prospettiva, distillato nella moltiplicazione dei punti di vista e delle possibili interpretazioni del reale. Lo spirito di ricerca che caratterizza il suo lavoro restituisce così il riflesso di una sottile sensazione di incertezza. Luigi Fassi Gallerie: Sonia Rosso, Torino; Alessandro De March, Milano. | |  | | Invernomuto Simone Bertuzzi (Piacenza, 1983) e Simone Trabucchi (Piacenza, 1982). Vivono e lavorano a Castell’Arquato (PC). Non si può parlare di Invernomuto senza parlare di musica, in cui il duo è immerso, letteralmente inabissato. È da lì sotto che guarda al reale. E cerca di interpretarlo, raccontandolo con immagini nette e dissodandolo alla ricerca delle vicende più sghembe. E delle narrazioni più improbabili. Quelle ben nascoste nelle pieghe del paesaggio. È il paesaggio infatti il campo d’azione e il movente di Invernomuto, che registra, espande e distorce facendolo risuonare dentro le proprie sequenze audio e visive. Invernomuto fa anche ricerca. Ecco perché, inspiegabilmente, si ostina a dare vita a ffwd_mag, il più lussuoso laboratorio di ricerca editoriale di indiscipline artistiche internazionali prodotto in Italia. Andrea Lissoni | |  | | Isola & Norzi Hilario Isola (Torino, 1976) e Matteo Norzi (Torino, 1976). Vivono e lavorano a Torino e a New York. I lavori di Isola & Norzi sono segni mimetici inseriti nello spazio esistenziale, concepito come concentrato d’esperienza quotidiana e deposito del vissuto. Ciò che li interessa è ricreare il parallelismo concettuale che corre tra la trasformazione dei dispositivi abitativi e il divenire esperienziale del singolo in quanto individuo. Gli artisti ci parlano di temporaneità dalla prospettiva alterata di uno spigolo, dell’immobilismo che serra il passo e chiude ogni via d’uscita. Un frammento inglobato che porta con sé un bagaglio di luoghi comuni messi in dubbio, di fronte alla vanità decorata degli spazi vissuti e alla precarietà quotidiana di chi li attraversa. Gaia Pasi Galleria: Daniele Ugolini, Firenze. | |  | | Giovanni Kronenberg Milano, 1974. Vive e lavora a Milano. La saturazione emotiva fino alla sua analisi matematica, la visionarietà dei tempi fermi, la ricerca poetico/filosofica dei lunghi titoli: questi gli elementi che caratterizzano la produzione recente di Giovanni Kronenberg. Affascinato dalla durata degli eventi, la sua ricerca mette a fuoco la densità che si accumula nel trascorrere del tempo. Il suo spirito di osservazione cerca di sondare i meccanismi nascosti dei fenomeni, siano essi di entità passionale, astrale o biologica. Lo scavare e analizzare con maniacale precisione il motivo scatenante degli eventi, porta l’artista a spezzare la spesso naturale evoluzione dei fatti scomponendone la prevedibilità. Elena Bordignon Galleria: Studio Guenzani, Milano. | |  | | Deborah Ligorio Brindisi, 1972. Vive e lavora a Berlino. I limiti e la portata metonimica della tecnologia sono tra le componenti della ricerca di Deborah Ligorio. L’artista si esprime in un’analisi disincantata dei flussi e delle trasformazioni socio-economiche oltre che nello svelare la possibilità di errore insita in ogni sistema. Ne Il sonno (2007), un aereo sorvola l’area intorno al Vesuvio, e il montaggio è proposto con la sovrapposizione di un ricco repertorio sonoro: il vulcano inattivo diventa il pretesto per un’esplorazione architettonica che cela il tentativo di visualizzare un paesaggio sociale. Caterina Riva Galleria: Francesca Minini, Milano. | | |
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| |  | | Claudia Losi Piacenza, 1971. Vive e lavora a Piacenza e a Milano. Il lavoro di Claudia Losi è legato all’esperienza diretta della natura, al rapporto con le scienze naturali e allo scorrere del tempo. Anche per questo motivo il ricamo è il mezzo espressivo che utilizza più sovente. Altrettanto importanti sono la scelta dei materiali e le collaborazioni che Claudia Losi tesse con altri autori e persone la cui collaborazione costituisce un passaggio fondamentale della sua poetica. Con la serie “Celacanti” l’artista crea nello spazio un’atmosfera sospesa e rarefatta: dieci grandi superfici quadrate, ricavate dalla morbida consistenza di una stoffa imbottita e dai toni tenui, lasciano affiorare ricami e disegni leggerissimi, quasi evanescenti. Galleria: Monica De Cardenas, Milano. | |  | | Domenico Antonio Mancini Napoli, 1980. Vive e lavora a Napoli. Domenico Antonio Mancini sperimenta ibridazioni tra tecniche e mezzi linguistici per costringere lo spettatore a mettere in discussione i significati acclarati e a riflettere sui meccanismi linguistici della significanza. In lavori come, ad esempio, Cellule Dormienti, l’artista ha fotografato una serie di persone di religione musulmana mentre dormono. Lo spettatore potrà vedere le immagini solo attraverso il filtro della lente di un microscopio, strumento artificiale che si discosta dalla realtà delle cose. L’opera sarà così il risultato di una serie di distorsioni e musealizzata dalla presenza di un vetro, di un altare (il microscopio), su cui innalzare i problemi e immolare la vittima più immediata. Galleria: annarumma404, Napoli/Milano. | |  | | Domenico Mangano Palermo, 1976. Vive e lavora a Roma e a Palermo. Case, vestiti, soprammobili, cibi, letti, candele, fotografie, automobili: un campionario vasto, disordinato e casuale entro cui si muovono, dormono, mangiano, cantano i personaggi di un’umanità minore, periferica o marginale, che parla in dialetto o in lingue sconosciute, che ride, si racconta, sogna, piange, impreca. Un’umanità che nei video e nelle fotografie di Domenico Mangano si offre a uno sguardo paziente, concentrato, preciso, e allo stesso tempo assente, annullato in una prossimità tanto consapevole da trasformarsi in un’oggettività essenziale. Stefano Chiodi Galleria: Magazzino d’Arte Moderna, Roma. | |  | | Dacia Manto Milano, 1973. Vive e lavora a Bologna e a Milano. Dacia Manto produce disegni costituiti da progressive stratificazioni di grafite che esprimono un senso di perenne transitorietà e indeterminatezza. Più l’immagine cresce, più si carica di ambiguità. Per l’artista sembra non poter esistere la possibilità di fermare la forma, da lei stessa considerata puro desiderio. Ci si accorge di un cambiamento solo quando è già avvenuto. Gli spazi di indagine affrontati per la ricerca relativa alle installazioni sono quelli del vivere quotidiano ma anche spazi distanti di cui si è soliti avere una percezione già filtrata. Marco Tagliafierro Gallerie: Klerkx, Milano; Studio Legale, Caserta. | |  | | Moio & Sivelli Luigi Moio (Napoli, 1975) e Luca Sivelli (Napoli, 1974). Vivono e lavorano a Napoli e a Londra. Negli ultimi lavori il duo Moio & Sivelli si sofferma su quel periodo di attesa successivo alla fecondazione e precedente la nascita; un periodo in cui l’azione, forse la più importante che l’essere vivente ha la possibilità di compiere, è già stata compiuta, e resta solo l’attesa di pochi giorni, poche settimane, o i nostri nove mesi, affinché il ciclo si concluda e si verifichi la procreazione. Questo emozionante momento biologico che accomuna gli esseri viventi è il punto di partenza di un’analisi che, non senza ironia, e non troppo legata a pregiudizi bioetici, sembra concludersi con la sua stessa messa in discussione. Galleria: Blindarte, Napoli. | |  | | Enrico Morsiani Castel San Pietro (BO), 1979. Vive e lavora a Imola. L’artista sta strutturando nel tempo un metodo di lavoro con il quale tende a estremizzare una situazione di immobilità. Muoversi il minimo indispensabile, allora, scegliendo di radicalizzare il rapporto con una situazione coercitiva che, nella poetica di Enrico Morsiani, si lega con il concetto di “occidente periferico”, una condizione che identifica un luogo fisico ma soprattutto uno stato mentale ibrido e che interessa sia i paesi occidentali che alcuni in via di sviluppo, presentando in ogni territorio caratteristiche simili. Galleria: Six, Lissone. | |  | | Andrea Nacciarriti Ostra Vetere (AN), 1976. Vive e lavora a Senigallia (AN). Andrea Nacciarriti lavora sullo spazio, prescindendo apparentemente il luogo. Attraverso la pratica artistica della sparizione può capitare d’individuare ciò che rimane normalmente sotto la superficie della nostra realtà sovraestetizzata: il senso del luogo, dell’agire umano rispetto al luogo. Il lavoro di Andrea Nacciarriti esplora il significato che assumono oggi i concetti di spazio e di luogo all’interno di una nuova realtà porosa, colmando il divario stridente tra l’essere del luogo e il suo divenire “immagine di” un contenuto. Marinella Paderni Galleria: Francosoffiantino, Torino. | |  | | Nark Bkb Stefano Tolio, Bassano del Grappa (VI), 1975. Vive e lavora a Milano. Nark Bkb individua e circoscrive determinati fenomeni a partire dall’analisi delle relazioni che legano comunità o gruppi. L’assenza e la tensione verso la riduzione estrema contribuiscono a strutturare la dimensione percettiva come polo attivo del processo di fruizione. Il rapporto tra lingue, culture e comunità diverse risulta centrale nel recente progetto “Pro Lingua Catholica”: quattro fotografie che ritraggono altrettanti confessionali della Basilica di San Giovanni in Laterano dove una scritta in latino designa la lingua con cui professare il sacramento. Il contesto entro cui si esercita un’espressione individuale si scopre parte del più ampio e strutturato sistema di controllo e di produzione del sapere della chiesa cattolica. Francesca Pagliuca Galleria: Placentia Arte, Piacenza. | |  | | Alessandro Nassiri Tabibzadeh Milano, 1975. Vive e lavora a Milano e a New York. I lavori di Alessandro Nassiri Tabibzadeh sono piccoli interventi nascosti nella città, quasi delle intromissioni che, partendo dalla constatazione di una situazione problematica o semplicemente sfruttando una condizione esistente, avviano un processo che cattura l’attenzione, sollecita la curiosità e, spesso, richiede la diretta partecipazione degli spettatori. Ogni lavoro di Nassiri può essere considerato una sottile operazione di arte pubblica: interventi che avvengono in contesti collettivi e aperti, che sollecitano la responsabilità e l’impegno di chi vi partecipa, mantenendo però sempre un approccio divertito. Roberta Tenconi Galleria: Placentia Arte, Piacenza. | |  | | Valerio Rocco Orlando Milano, 1978. Vive e lavora a Milano. Concetti come passione, stile, bellezza e desiderio animano il mondo che Valerio Rocco Orlando mette in scena nei suoi film e nei suoi video. Un mondo sentimentale, malinconico e seducente che trae eterogenee influenze dalla Nouvelle Vague, come dalla pittura di Caravaggio. Attraverso questo linguaggio “videopittorico”, Orlando dà corpo alla liason emotiva che si instaura tra l’artista e i suoi soggetti, personalità distinte che, di volta in volta, riverberano le tensioni tra adolescenza ed età adulta, androginia e femminilità, isolamento e condivisione. Ma nella relazione tra l’artista e i suoi soggetti si dà naturalmente una costante frustrazione del desiderio, una continua impossibilità a colmare lo spazio che li divide. Caroline Corbetta Galleria: Maze, Torino. | |  | | Giovanni Ozzola Firenze, 1982. Vive e lavora a Firenze. L’orizzonte di Giovanni Ozzola è il mondo visibile dove accadono scarsi eventi, ma quei pochi fondamentali. Quel che si ha allora è un dispiegamento di immagini. Il variare dell’atmosfera così come il variare delle luci diventano momenti di un’avventura sospesa sui ritmi larghi di un’esistenza dove tutto si apre al possibile. Il possibile di un’esperienza felice, non tanto colma quanto dilatata, espansa oltre la cellula dell’Io, diluita nelle luci, diafane o invasive, di quel che si offre alla vista. Il mondo di Ozzola si fonda dunque su questo rapporto continuo fra un dentro e un fuori, oltre le barriere dell’Io. Pier Luigi Tazzi Galleria: Continua, San Gimignano (SI)/Pechino/Parigi. | |  | | Pasquale Pennacchio & Marisa Argentato Pasquale Pennacchio (Caserta, 1979) e Marisa Argentato (Napoli, 1977). Vivono e lavorano a Francoforte. Attraverso l’utilizzo di diversi media artistici e una prassi non narrativa, i due artisti partono sempre da percorsi site specific per arrivare a situazioni di defamiliarizzazione e decontestualizzazione di oggetti e ambientazioni. Negli ultimi anni la loro ricerca artistica si è focalizzata sulla creazione di dispositivi percettivi ingannevoli e mutevoli. Questo tipo di procedura artistica parte dalla riproduzione realistica dei materiali fino ad arrivare a una manipolazione concettuale dei ruoli e del contesto del sistema dell’arte. Alla base c’è l’intenzione di rinegoziare le condizioni sociali e percettive. Galleria: T293, Napoli. | |  | | Federico Pepe Omegna (VB), 1976. Vive e lavora a Milano. Sinflex, il lavoro più recente di Federico Pepe, è una ricerca, un’esplorazione, una necessità e un’ossessione. È un viaggio, una deriva personale in cui non c’è nulla da capire. Da associare. Da riconoscere. Finalmente. Ecco cosa ci piace. Non solo la singolarità, l’apertura, i rimbalzi pazzi nella storia dell’arte contemporanea o l’immaginario. E il suo essere impeccabile, ma anche aperto e disorientato. Ci piace che qualcuno come Federico Pepe faccia cose, opere, apparentemente del tutto insensate. Ma piene di senso per sé. Perché gli vien da farle. E non può farne a meno. Senza smettere di disegnare, nemmeno per un istante, la fatale necessità dell’arte. Andrea Lissoni | |  | | Marco Perego Salò del Garda (BS), 1979. Vive e lavora a New York. Gli ultimi lavori di Marco Perego mettono in scena un mondo fantasioso, contemporaneo, ironico, cinico e pop: oggetti parziali, residui e superfici dove risuona l’eco dell’infanzia, del gioco, del sogno, e dove trovano spazio la cronaca, la scienza e la storia. L’artista raccoglie pezzi di realtà, a metà strada tra l’icona e il mito, dando vita a giochi intellettuali, papier collè, ready made, senza rinunciare all’uso delle tecnologie più avanzate. Le opere di Perego propongono una nuova iconologia, che, benché immersa nel sistema di mercificazione dei prodotti industriali come delle creazioni artistiche, apre una feroce critica verso il consumismo pancapitalista. Galleria: Project B, Milano. | | |
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| |  | | Paolo Piscitelli Venaria Reale (TO), 1971. Vive e lavora a College Station (Texas) e a Torino. I lavori di Paolo Piscitelli esprimono la crescita di entità, come progressiva espansione a partire da un nucleo generatore: un conquistare lo spazio attraverso la costruzione di strutture, solide, aeree, sonore. Le sue sculture si definiscono in un concetto di trasformazione organica della materia, per ottenere la quale occorre che l’artista sappia recuperare un intuito primario, immedesimandosi nell’istinto naturale che muove ogni essere. Con questa crescita dinamica si confronta l’energia dell’artista. Un’energia inconsapevole ma tenace che, un gesto dopo l’altro, esercita la sua azione continua e uniforme. Emanuela Termine Galleria: Tucci Russo, Torre Pellice (TO). | |  | | Luigi Presicce Porto Cesareo (LE), 1976. Vive e lavora a Milano. Luigi Presicce mira al trascendente, però non lo cerca in alto bensì in basso. Presicce si occupa di santi, ma vuole togliere loro la santità, vuole diminuirla fino alla misura dell’umano; si occupa di umani e anche qui vuole diminuirne l’umanità fino a poterla paragonare all’animalità, in un percorso verso il basso che trova, alla fine, nel “morire da animale”, la vera natura comune, il comune denominatore e il punto di partenza. Il lavoro di Presicce in effetti è una meditazione profonda, compiuta con l’ausilio dell’antropologia, dell’etnografia, della “metapsicologia” sui rapporti fra noi, la nostra finitezza e la natura, il suo tempo incommensurabile. Assumendo la propria collocazione fra gli animali, l’uomo entra in contatto col divino. Giorgio Verzotti | |  | | Anja Puntari Marburg an der Lahn (D), 1979. Vive e lavora a Milano e a Helsinki. Nel suo video intitolato XXX, Anja Puntari è partita dalla parola chiave “xxx” di ricerca su Internet per scaricare file porno. Il risultato è un montaggio di sequenza di sguardi femminili rallentati, tratti da film pornografici appartenenti al genere “gonzo”. Il gonzo è una tecnica che si riferisce alle produzioni in cui il regista prende parte all’azione ma è anche una tecnica economica e ben adattabile ad attori e attrici non professionisti. Gli occhi tornano in questo modo a un mistero che conosciamo dalla storia del cinema e della letteratura. Conla riduzione della pornografia a una serie di sguardi, essi stentano a ricongiungersi alla carne e allo sperma, la loro intimità e il loro mistero restano intatti, sono altrove. Katia Anguelova Galleria: Francesca Minini, Milano. | |  | | Daniele Puppi Pordenone, 1970. Vive e lavora a Londra. Daniele Puppi lavora sullo spazio registrando attraverso il video dinamiche e sinergie che si creano tra l’ambiente e il soggetto che lo vive. Ogni lavoro dell’artista intitolato “Fatica” riprende l’artista stesso che compie un’azione all’interno di uno spazio. L’azione, o la fatica, trasforma lo spazio stesso, mettendo in luce nuovi aspetti e nuove possibilità d’esperienza in quel luogo specifico. Successivamente l’artista proietta il video in un’installazione audio-video in cui spazio virtuale e spazio reale si sovrappongono rivelando aspetti nuovi e straordinari del quotidiano, svelando energie latenti negli spazi che pratichiamo ogni giorno. Gallerie: Magazzino d’Arte Moderna, Roma; Lisson, Londra. | |  | | Farid Rahimi Losanna (CH), 1974. Vive e lavora a Milano. Le opere di Farid Rahimi rispondono a un’esigenza di riduzione e semplificazione. Più che algide e cristalline visioni, scene e paesaggi sembrano allucinazioni provocate dallo sguardo fisso e prolungato su di un punto. Ambiguità, sorpresa, empatia sono temi ricorrenti nel lavoro di Farid Rahimi. Spesso le immagini prodotte sono quel che resta della drastica riduzione di sceneggiature scritte per un lungometraggio, in cui le scene trovavano la loro ragione narrativa. Negare il processo logico di consequenzialità è ancora una forma di spiazzamento che posta la partecipazione dello spettatore dalla meccanica ricerca di un senso compiuto all’abbandono sensoriale nella bellezza evocativa delle immagini, facendolo muovere su un crinale sempre in bilico tra reale e immaginario. Marcello Smarrelli Galleria: Zero..., Milano. | |  | | Elena Rapa Fano, 1978. Vive e lavora a Lucrezia di Cartoceto (PU). Il fumetto underground e l’illustrazione costituiscono il lavoro di Elena Rapa, che s’ispira ai libri per l’infanzia degli anni Settanta e ai cataloghi di bambole e giocattoli per creare un singolare universo, popolato da strani conigli antropomorfi. Le sue sono visioni frammentarie, lacerti emozionali che raccontano storie di silenzio e solitudine. Nelle tele, più che nelle carte, si avverte anche una maggiore attenzione per soluzioni grafiche accattivanti, che attraverso il recupero di brani di tappezzerie e carte da parati non solo risolvono il problema della spazialità, ma accentuano, al contempo, la complessiva impostazione bidimensionale delle sue figure. Ivan Quaroni | |  | | Moira Ricci Orbetello (GR), 1977. Vive e lavora a Grosseto e a Milano. Ciò che accomuna e che caratterizza i miei lavori è l’interesse a rendere le mie esperienze e i miei ricordi universali, percepibili come propri anche da altri. Il distacco dalla terra di origine per andare a vivere e lavorare altrove così come la perdita della persona a me più cara sono le esperienze che maggiormente mi hanno segnato, ma esse potrebbero essere, o essere state, vissute da tutti noi. Moira Ricci Galleria: Alessandro De March, Milano. | |  | | Alessandro Roma Milano, 1977. Vive e lavora a Milano. Il lavoro di Alessandro Roma si esplica su un uso particolare di modalità pittoriche, con ricorso a brillanti soluzioni coloristiche, optando per una singolare compresenza di segni astratti e figurativi. Più che dipingere, “impagina” atmosfere, facendo ricorso tanto a stesure pittoriche pure quanto a immagini estratte dai più diversi repertori del passato e del presente e abilmente cucite tra loro. Il risultato è una ricerca polifonica, aperta a diversi stimoli visivi, una pittura che raggiunge a volte la dimensione ambientale, trascendendo il supporto tradizionale del quadro. Giorgio Verzotti Gallerie: Alexandra Saheb, Berlino. | |  | | Antonio Rovaldi Parma, 1975. Vive e lavora a Milano e a New York. Antonio Rovaldi compie un’operazione di metodica rarefazione del proprio linguaggio cercando fra tutte le note possibili l’unica che possa rendere il ritmo, il senso e l’atmosfera da lui desiderati. Da questo esercizio di rigore, l’artista ricava una sintesi di espressione in cui la narrazione e l’evocazione di luoghi, paesaggi e figure nello spazio diventano un segno inequivocabile. L’attenzione di Rovaldi verso i luoghi o verso le persone potrebbe essere definita uno strumento che produce interrogativi sulle possibilità della conoscenza. Pietro Gaglianò Galleria: Monitor, Roma. | |  | | Matteo Rubbi Seriate (BG), 1980. Vive e lavora a Milano. Matteo Rubbi non ha bisogno di ricorrere a riferimenti narrativi né di declinare immaginari non rappresenta ma preferisce sperimentare e a volte spostare temporaneamente i confini tra gli spazi, i corpi e le forze in gioco. Elimina ogni artefatto per presentare azioni semplici che possono capitare sotto i nostri occhi quotidianamente, tanto da risultare quasi invisibili alla soglia dell’attenzione. Rubbi le isola, le libera da ogni traccia aneddotica e le amplifica sprigionando tutto il loro potenziale immaginifico. Patricia Buffa | |  | | Santomatteo Matteo Mascheroni (Cantù,-CO, 1979) e Santo Tolone (Como, 1979). Vivono e lavorano a Milano. Attraverso l’uso della performance e del video, Santomatteo presenta un lavoro fatto di situazioni comuni e immagini semplici. L’azione portata a gesti minimi e banali, come in PProject (2006) — un video in cui i due artisti si fanno la pipì addosso — e il tempo ridotto a brevi momenti, conferiscono al lavoro un potere simbolico e generano una poesia piena di umorismo sovversivo. È qui evidente anche un’estetica minimalista, o una attitudine “pop povera” che rivela le loro radici nord-italiane. Martina Köppel-Yang | |  | | Alberto Tadiello Montecchio Maggiore (VI), 1983. Vive e lavora a Venezia. Con un movimento quasi impercettibile Alberto Tadiello scosta la patina che impedisce di vedere un processo in atto o un particolare della natura e lo espone, portandolo in superficie. Dopo aver analizzato il punto di partenza e le declinazioni del percorso, decide di non attendere la risposta e aggiunge una variabile, un nuovo punto di domanda, forzando e deviando leggermente il processo in atto. La radicalità dell’azione è nascosta in questo minimo spostamento di accento: l’artista si impone, fa forza, mette in tensione degli elementi, li rilascia e abbandona, nell’avvicendarsi di bilanciamenti ed equilibri imprevedibili, in costante ridefinizione e movimento. Daniela Zangrando Galleria: T293, Napoli. | |  | | Nicola Toffolini Udine, 1975. Vive e lavora a Coseano (UD). Nicola Toffolini realizza una serie di disegni e artificiose installazioni con cui interviene sul microcosmo vegetale, modificandone gli equilibri e i consueti ritmi di crescita. La macchina, la tecnologia o semplicemente l’inventiva dell’artista costringono il sistema biologico dentro nuovi schemi, senza un’esplicita violenza, con ironia e attraverso un progetto estremamente curato, quasi scientifico. Il continuo sconfinamento nei territori limitrofi dell’ingegneria e dell’architettura fa dell’artista un demiurgo che costruisce una realtà basata su un sistema personale di regole, nel vano tentativo di controllarne e prevederne cause ed effetti. Francesca Boenzi Gallerie: Biagiotti Progetto Arte, Firenze; NOTgallery, Napoli; LipanjePuntin, Trieste/Roma. | |  | | Simone Tosca Cortemaggiore (PC), 1974. Vive e lavora a Cortemaggiore. Simone Tosca utilizza varie forme di campionamento per appropriarsi dei segni e utilizzarli per creare strutture estetiche indipendenti con cui cerca, di lavoro in lavoro e secondo un procedere tipicamente pittorico, di risalire alla monade visiva. Utilizza forme organiche, vegetali, procedendo per sottrazione e contrasti e mettendo insieme segni di natura differente, cercando di non cadere nella fascinazione del contrasto dei materiali, sfruttando la misura, non l’iperbole. Utilizza il suono come estensione della pittura stessa, si serve della sua componente temporale. Marco Tagliafierro Galleria: Klerkx, Milano. | | |
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| |  | | Luca Trevisani Verona, 1979. Vive e lavora a Berlino e a Milano. Al centro della mia ricerca ho posto il trattamento dei rapporti sociali, studiato e indagato tramite la modificazione della materia. Ragionare sul legame che intercorre tra le varie parti di un insieme significa costruire una rete di percorsi, disegnare e organizzare complessi sistemi di flusso. Questo mi porta a intendere la scultura in un senso allargato, come una suggestione ricorrente che spinge ogni mio lavoro, sia questo una fotografia o un’immagine in movimento, a misurasi, in qualche modo, con le tre dimensioni. Si tratta sempre di concepire un oggetto; proiettarlo in un qualche luogo, dotarlo di una certa estensione, far sì che obbedisca a un sistema di regole interne. Luca Trevisani Gallerie: Pinksummer, Genova; Giò Marconi, Milano. | |  | | Ian Tweedy Hahn (D), 1982. Vive e lavora a Milano. La pittura di Ian Tweedy è un viaggio nella memoria, un montaggio su più livelli di documenti del passato, di fotografie ritagliate e reinquadrate, di immagini grafiche decontestualizzate: un collage di differenti materiali provenienti da un archivio che abbiamo perduto. Tweedy non soltanto trae il suo repertorio figurativo da immagini rubate da rotocalchi del passato, ma lavora anche sopra documenti e copertine telate di vecchi libri. Purché ogni superficie rappresenti sempre la memoria di qualcosa. Marco Scotini Gallerie: Prometeo, Milano; Studio Dabbeni, Lugano. | |  | | Nikola Uzunovski Zemun (Belgrado), 1979. Vive e lavora a Venezia e a Helsinki. Mescolando un aggressivo linguaggio contemporaneo a una tematica intimista, Nicola Uzunovski provoca lo spettatore trasformandolo nel protagonista del proprio lavoro. Le sue esperienze, i suoi desideri e i suoi ricordi — come in Unsaid (wish) o “Snow” — costituiscono l’intero e fondamentale materiale del suo lavoro. Così succede in “Snow”, una serie di fotografie completamente bianche che portano lo spettatore a ricordare quello che ha visto o pensa di avere visto. Raùl Martinez Galleria: Agenzia 04, Bologna. | |  | | Nico Vascellari Vittorio Veneto (TV), 1976. Vive e lavora a Bologna e a New York. Nico Vascellari si inserisce nella tradizione che guarda ai fenomeni di folklore e ne coglie i più significativi rapporti con la cultura visiva contemporanea. Ne diventa un narratore dall’interno, soggetto e oggetto di studio di antropologia culturale. L’aspetto collettivo di gran parte del suo lavoro è legato alle forme rituali del suo operare, forme che acquisiscono il loro valore maggiore in quanto espletate da un gruppo e condivise da una comunità. Il suo modo di operare, innovativo e sperimentale trova pochi corrispettivi nel mondo dell’arte contemporanea. Paolo Colombo Galleria: Monitor, Roma. | |  | | ZimmerFrei Anna Rispoli (Padova, 1974), Anna de Manincor (Trento, 1972) e Massimo Carozzi (Massa, 1967). Vivono e lavorano a Bologna. Ciò che il collettivo mette in luce è un’emotività sommersa, che esplora le intermittenze temporali causate dall’intromissione di esperienze, il senso di spaesamento e la possibilità di riconoscere elementi familiari in contesti estranei. Per chiarire gli intenti ZimmerFrei ci parla di K. D. Friedrich, dei paesaggi fiamminghi, del rapporto tra l’uomo e la linea dell’orizzonte. Gli artisti non costruiscono una visione lineare del paesaggio ma un viaggio fatto di improvvise immersioni, di indagini dentro tasche temporali in cui lasciare riposare la visione. Marianna Vecellio Galleria: Monitor, Roma. | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
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