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maggio - giugno 2013




Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n. 309 marzo - aprile 2013
Caro Politi, Mi chiamo Marina Seravalle e scrivo da spettarice, e lettrice assidua di Flash Art, ...

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CATCHERS IN THE RYE
Gabriele Picco e David Shrigley

 

Flash Art n.250 febbraio – marzo 2005

 

EPISTOLARIO MINIMO

 

Ciao David,

ti prego, scusa il mio pessimo inglese... Ho osservato a lungo i tuoi lavori negli ultimi giorni a li ho trovati strepitosi! Onestamente, la prima volta che ho visto uno dei tuoi disegni sono stato contemporaneamente felice e spaventato — spaventato perché era come incontrare un fratello di cui ignoravo l’esistenza, e felice perché era come incontrare... sì, in realtà per lo stesso motivo. 
Una
volta ho letto che Tim Burton ha detto: “Penso meglio mentre disegno”. Ciao

Gabriele

 

Ciao Gabriele,

credo che abbiamo molto in comune.

Disegnare. Anch’io penso mentre disegno, come Tim Burton. Non mi piace pensare molto prima d’iniziare.

Non mi ha mai soddisfatto il tentativo di restituire un’idea attraverso il disegno. Quando comincio a disegnare lo faccio con la testa vuota e una pagina bianca. Solo quando ho iniziato, la testa comincia a funzionare. Detto questo, mi piace scrivere liste di cose da disegnare: sembra 
facilitarmi le cose.
Impieghi molto a fare un dipinto? Conosci la storia di Barnett Newman? Una volta ha fatto una particolare linea retta su un dipinto, usando del nastro adesivo, e dopo non gli è riuscito a rifarla, così ha dovuto lasciare il nastro sul dipinto perché era ossessionato dall’autenticità dei segni che tracciava. Saluti

D.

 

DAVID SHRIGLEY, dalla serie “Who I am and What I

Want”, 2003. Inchiostro e penna da poster su carta, 15

x 10 cm. Courtesy Stephen Friedman, Londra

 

GP: Prima d’iniziare a disegnare non penso a quello che farò, ma sento che la mia mente è piena di qualcosa, forse di emozioni o di pensieri, di qualcosa che deve uscire fisicamente da me. Passo molto tempo a pensare, forse troppo, e probabilmente i disegni ne sono il risultato. So che Newman impiegò mesi a produrre linee perfette. Io preferisco essere veloce, ho l’illusione di essere un incrocio fra Lucio Fontana e Superman, disegnare come Fontana faceva tagli, ma più veloce della luce, come i supereroi. La cosa che adoro dei tagli di Fontana è anche che, sul retro delle tele, lui era solito scrivere delle brevi frasi come: “Stamattina mi sono svegliato con il mal di denti”. Credo che piaccia anche a te. Con la pittura sono un po’ più lento; per me la tela è

un posto attraente e pericoloso, un edificio misterioso dove le immagini riposano come fantasmi. Qual è il tuo rapporto con la pittura?

PS perdona il mio ritardo, ieri è stato un giorno triste dopo le elezioni. Il Ny Post oggi ha una foto di Bush con la sua famiglia e il titolo “POP STAR”.

DS: Quando frequentavo la scuola d’arte, nel 1987, facevo dei grandi assemblage con pezzetti di legno e li dipingevo velocemente a olio. Era la prima volta che usavo l’olio e l’ho trovato seducente, perché era così brillante e sporco. Credo di essere stato abbastanza influenzato dai pittori popolari all’epoca, come Julian Schnabel e George Baselitz. Ho smesso di dipingere quando ho cominciato a frequentare la scuola d’arte di Glasgow nel 1988, sentivo che dovevo smettere di giocare e cominciare a fare qualcosa di serio. Ho capito che la pittura era una specie di mistero esotico che non riuscivo a decifrare, forse perché Glasgow all’epoca era molto famosa per i suoi pittori figurativi come Stephen Campbell. Sono tornato alla pittura nel 1998 come estensione dei miei disegni. Dipingo su carta perché non voglio rendere il dipinto qualcosa di prezioso, nello stesso modo con cui mi avvicino al disegno. Adesso, quando dipingo, mi sembra di avere sei anni. Non penso più a Julian Schnabel o a George Baselitz, o a Stephen Campbell. Cerco solo di divertirmi. Quanto tempo impieghi a fare un dipinto? Chi sono i tuoi pittori preferiti?

PS Mi dispiace di Bush. Ma perché piace alla gente?

 
 

DAVID SHRIGLEY, dall’alto in senso orario: Ignore this Building, 1996. 30 x 40 cm; Sunday Adventure Club, 1996. 40 x 28 cm; Anti-depressants, 2002. 30 x 40; Merry Christmas, 2002. 30 x 40 cm; Potato Skull, 1999. 31 x 51 cm. Stampe fotografiche a colori.

 

GP: Sono molto veloce, per i piccoli dipinti su carta, non impiego più di dieci minuti. Per i lavori su tela dipende dal dipinto e dalle dimensioni: da meno di una settimana a oltre un mese, per i progetti maggiori. Da bambino, il mio pittore preferito era Paul Klee, poi adoravo Dubuffet, Pollock, Bacon, Baselitz, ed El Greco.

Poi, a vent’anni mi sono innamorato di Gabriel Orozco. Ora mi piacciono Currin e Marlene Dumas.

Da dove vengono i tuoi personaggi? Sbaglio se dico che il tuo lavoro è una sorta d’enorme diario, uno Zibaldone visivo? Penso in particolare al tuo disegno di un floppy disc con applicata l’etichetta “la mia intera vita”. Mi domando se la tua immaginazione sia tascabile, come una pasticca o un virus che può infettare un sistema informatico, magari quello della Casa Bianca (a proposito, non so perché LUI piaccia alla gente, e sono spaventato all’idea di cosa possa succedere al mondo nei prossimi quattro anni). Ho altre domande per te: ti piace la letteratura? Peter Mullan? (è di Glasgow, non è vero?). I tuoi mostriciattoli sono imparentati con quello di Lochness? A risentirti presto.

DS: Anche a me piace moltissimo Gabriel Orozco. Credo che sia un artista “naturale”, il suo lavoro sembra così privo di sforzo. Mi è sempre piaciuto Philip Guston (come a molti artisti della nostra generazione). Mi affascina la sua storia; il modo in cui improvvisamente smise di fare pitture 
astratte per dipingere giganteschi
uomini incappucciati in stile cartoon. Pare che fosse spinto a farlo dalla situazione politica dell’epoca (il Vietnam). Forse dovremmo muoverci nell’altra direzione e diventare espressionisti astratti come reazione agli eventi mediorientali. Comunque credo che i personaggi che creo debbano venire da qualche parte; forse sono ispirati a persone vere. Adoro leggere. Ecco gli ultimi cinque libri letti (e cosa penso di loro):

William H. Gass: Prigionieri del paradiso (bellissimo) Boris Vian: Sputerò sulle vostre tombe (una schifezza) Paul Auster: Trilogia di New York (bello) Michael Moore: Stupid White Men (una schifezza, ma condivido le sue ragioni) Pat Cooper: Come scrivere un cortometraggio (sto scrivendo un corto, e il libro mi dà molte informazioni). Ho visto Peter Mullan davanti a a casa mia, qualche settimana fa, stava girando un film e, in effetti, ho visto il mostro di Lochness una volta, o almeno credo. Ho una domanda: Se uno psichiatra vedesse il tuo lavoro (ma senza incontrarti), pensi che avrebbe qualcosa d’interessante da dire su di te?

Una volta ho insegnato arte in una prigione di Glasgow e la persona che gestiva il programma mi ha mostrato le produzioni degli stupratori. È stato piuttosto scioccante perché i simboli e le 
metafore erano tutti molto
ovvi. Tutti i dipinti erano di lupi che dormivano nella foresta e cose di questo genere. A presto.

 

Sotto, da sinistra: DAVID SHRIGLEY, Metal Flip Flops, 2001 Acciao, 29.5 x 10.8 x 4.5 cm ciascuna. Courtesy Stephen Friedman, Londra;
GABRIELE PICCO, Raffaello Sanzio, 2001. Scarpe da ginnastica tagliate e incollate, gomma, 150 x 40 x 30 cm. Collezione privata.

 

GP:Mi fa piacere che tu stia scrivendo un corto, lo filmerai? È qualcosa di simile ai tuoi disegni o alle tue animazioni? Anche a me piace sperimentare con differenti medium. Due anni fa ho scritto un romanzo il cui titolo era quello di uno dei miei disegni Aureole in cerca di santi (ti spedirei una copia, ma è solo in italiano). Guardo anche molta animazione. Ho letto P. Cooper l’anno scorso (e mi è stato di grande aiuto). Mi piace Fitzgerald e anche Coupland. Hai mai letto Una banda di idioti di J.K. Toole? È un libro tragicomico, assurdo, e l’autore è una specie di Van Gogh della letteratura, si è suicidato a 32 anni e non ha pubblicato niente da vivo.

Tornando a Guston, lo ammiro, è veramente coraggioso! In realtà, non molto tempo fa, ho provato a fare un dipinto astratto. Ho pensato ad artisti contemporanei come Richter o Kai Althoff che hanno fatto dipinti sia figurativi sia astratti. Mi sono ripromesso di non farlo vedere ad anima viva, e non è una presa di posizione concettuale: il fatto è che è una schifezza. Forse la regola di Miltos Manetas è giusta: “I dipinti astratti sono proibiti, a meno che tu non inventi dei sistemi automatici, come quelli di Jackson Pollock e Lucio Fontana. In quel caso va bene, perché tutti possono usarli e produrre con successo dipinti in stile Fontana o Pollock. L’arte astratta è interessante solo quando scaturisce da una macchina o da una persona che emula una macchina”. Cosa ne pensi? Non so cosa mi direbbe uno psichiatra. Un sacco di gente dice che sono un pervertito, un maniaco e altre cose del genere. Ma credo ci sia qualcosa nelle immagini pornografiche che mi ricorda Dio e chi siamo. Una delle mie sculture preferite è Oh Charlie Charlie Charlie di Charles Ray che evoca un forte senso di solitudine. Per me quell’opera ha la stessa potenza del Monaco in riva al mare di Caspar David Friedrich. Hai paura della morte? E del tempo? (Ho scoperto che due nostri disegni sono molto simili: orologi senza lancette...ti spedisco il mio).

DS: Il film sarà un’animazione di circa sette minuti. La maggior parte delle animazioni che ho realizzato fanno parte di un processo d’apprendimento, per questo preferirei che le persone non le guardassero troppo attentamente. Questo film è “serio” nel senso che ho speso del tempo a redigere uno script e vi lavorano animatori e produttori professionisti. Sarà la prima volta che aggiungo una voce reale a uno dei miei personaggi (un attore registrerà la narrazione venerdì), così sarà eccitante vedere come viene fuori. Hai intenzione di fare un film? Ho l’impressione che le tue idee possano funzionare attraverso svariati medium. Non credo che potrei mai scrivere un romanzo. Sono un lettore, ma non uno scrittore. Non ho letto Una banda di idioti ma lo aggiungerò alla lista. Non sono troppo convinto dalla teoria sui dipinti astratti. Sono sempre sospettoso quando qualcuno ma solo coloro che vivono le loro idee devono finire in prigione. Dipingere immagini di cose strane è una cosa perfettamente sana.

Credo di avere paura della morte, in un certo senso, ma ne sono contemporaneamente anche affascinato. Penso al trascorrere del tempo e, fino a poco tempo fa, non mi preoccupava, ma la gente continua a chiedermi quando avrò dei figli e dirmi che non dovrei aspettare troppo. 
Mio nonno diceva di sentirsi
come il bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie perché guardava sempre l’orologio, ma non gl’interessava veramente sapere che ora fosse. Credo che si sentisse stupido a dare tanta attenzione al trascorrere del tempo, il tempo passa che tu gli dia attenzione o meno. È vissuto fino a 91 anni. Pensi che vivere a New York abbia avuto effetti sul tuo lavoro? Mi piace New York ma credo che se vivessi lì non lavorerei abbastanza.

 

GABRIELE PICCO, Sculpture Made by Water in Two Hours, 2004. Biro su carta, 29 x 21 cm. Courtesy Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi & Co., Milano; Ho paura del tempo, 1999. Biro su carta, 30 x 21 cm. Collezione privata.

 

GP: Sono molto curioso di vedere il tuo film. Un volta mi è venuta un’idea: se tutti decidessimo  di scrivere la medesima data tutti i giorni sui nostri computer, orologi, cellulari, giornali, documenti, i nostri cervelli convincerebbero i nostri corpi che non stiamo invecchiando e in conclusione manterremmo la stessa età (probabilmente avevo alzato un po’ il gomito quel giorno, ma sono veramente terrorizzato dal tempo. A volte penso di vivere in un film di Bergman...).

L’anno scorso ho fatto un paio di corti. In uno c’è un uomo seduto alla sua scrivania. Mentre legge un libro, gocce d’acqua cominciano a colpire la pagina, poi un pesce rosso cade dal soffitto, seguito da pesci sempre più grandi. Ne ero anche l’attore, e alla fine il pesce era così enorme che mi feriva. Ho cominciato uno script per un lungometraggio, a questo stadio è ancora un disastro (ma non troppo male da tirarci fuori alcuni dipinti).

A volte penso di cercare delle scuse alla mia incapacità di produrre buona arte. Invidio Kapoor o Serra e le loro cose gigantesche. La settimana scorsa sono andato al bagno turco e dopo due ore ho visto sculture (pieghe) sulle dita che mi hanno ricordato Richard Serra. Ne ho fatto un disegno, ma sento che Serra è grande e io solo stupido. Ti sei mai sentito così? Perché le tue fotografie colgono piccole cose su una scala così grande? Sono una sfida contro “le produzioni artistiche di grandi dimensioni”?

NY è pericolosa perché piena di distrazioni, tuttavia mi sento più libero di lavorare. In Italia capita che la gente a cui piacciono i miei disegni pensi che non dovrei dipingere, specialmente su tela. E la gente a cui piacciono i miei dipinti, dica che il resto delle mie cose è troppo concettuale. Questo m’intristisce. Sei felice di quello che dicono del tuo lavoro?

Oggi i politici, gli atleti, e anche gli artisti sono star, anche i giovani curatori e i collezionisti vogliono essere star. Credo che molti di noi siano interessati al potere più che a ogni altra cosa. Come ti rapporti all’idea del potere? Se tutte queste persone fossero star, cosa sarebbe il resto del mondo — un gigantesco fan club o cosa?

DS: Richard non mi ha mai fatto sentire stupido. Penso a lui maggiormente come a un architetto, piuttosto che a un artista del mio genere. Molto più spesso mi sento in soggezione nei confronti degli scrittori . Quando leggo un gran libro mi avvilisco, perché penso che mi ci è voluta tutta la vita solo per scrivere poche righe interessanti.

Mi piace scattare dei close-up perché le cose piccole sono difficili da osservare ad occhio nudo. Il mondo delle cose minute ha un fascino misterioso. Il mondo delle grandi cose, dopo tutto, è fatto di quelle piccole. Quando la gente scrive del mio lavoro, di solito dice di preferire i miei disegni. Per me disegnare è un’attività molto concettuale e la scultura è qualcosa di più pratico. Credo che i miei disegni siano la parte più importante della mia pratica artistica, ma voglio lo stesso fare sculture perché è importante sporcarsi le mani. Non penso molto al mondo dell’arte. È facile dimenticarsi dell’aspetto glamour della faccenda quando vivi in una città come Glasgow. Credo che le persone che vogliono diventare delle star siano abbastanza noiose.

Ascolti la musica mentre lavori? Oggi sto ascoltando Juana Molina. Pare che fosse l’attrice di una famosa soap in Argentina e che abbia abbandonato il set per dedicarsi alla musica.

 

DAVID SHRIGLEY, Elephant chooses to stand on your car, 2004. Inchiostro e penna da poster su carta, 56 x 42cm. Courtesy Stephen Friedman, Londra;

DAVID SHRIGLEY, Untitled (What time is it?), 2004. Inchiostro e penna da poster su carta, 35.5 x 29 cm. Courtesy Stephen Friedman, Londra;

 

GP: Non posso essere maggiormente d’accordo con te sulle piccole cose, ma comunque a volte mi sento piccolo e stupido. E camminare per Manhattan ogni giorno non aiuta. Glasgow deve essere più salutare. Ci sono stato una volta. Era l’estate del 1991, avevo sedici anni e stavo facendo l’interrail da Londra a Edinburgo. Mi ricordo solo della stazione e del verde dal treno. Non ho fatto molte sculture e credo che siano modi differenti per visualizzare le mie idee. Essendo pigro e squattrinato, spesso scelgo il disegno. Sì, ascolto la musica mentre lavoro, spesso la classica mentre scrivo, rock e altro quando disegno o dipingo. Ma quando devo decidere un titolo, torno alla classica (di solito la Sonata per pianoforte di Mozart). Adoro trovare i titoli. Nelle mie caotiche sceneggiature uno dei personaggi ha un sogno: dare un titolo ad ogni minuto della sua vita.

 

 

Gabriele Picco è nato a Brescia nel 1974. Vive e lavora a New York.

David Shrigley è nato a Macclesfield (U.K.) nel 1968 . Vive e lavora a Glasgow

 
 

GABRIELE PICCO, Selfportrait as a Lucio Fontana’s Painting, 2004. Biro su carta, 29 x 21 cm. Courtesy Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi & Co., Milano;

GABRIELE PICCO, 8 Attempts at Making a Portrait of Andy Warhol, 2004. Biro su carta, 29 x 21 cm. Courtesy Paolo Curti/Annamaria Gambuzzi & Co., Milano

 
 
 
 
 
 

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