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NICOLA CARRINO
Alberto Mugnaini

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| Recensione |  | | | | Flash Art 285 Luglio 2010 A ARTE STUDIO INVERNIZZI – MILANO Dopo quasi vent’anni approda di nuovo a Milano una personale di Nicola Carrino. Una carriera cinquantennale alle spalle, già protagonista all’interno del Gruppo 1 negli anni Sessanta, lo scultore pugliese, romano d’adozione, è ora di scena, con una presentazione di Giorgio Verzotti, alla galleria A arte Studio Invernizzi. Ma la prima domanda che viene in mente è questa: ci troviamo proprio allo Studio Invernizzi? | | |  | | NICOLA CARRINO, Ricostruttivo 2/10, 2010. Veduta dell’installazione presso A arte Studio Invernizzi, Milano 2010. Courtesy A arte Studio Invernizzi, Milano. | | | | | La implacabile verve costruttiva di Carrino sfocia infatti in un tacito sovvertimento dello spazio, i suoi squadratissimi mastodonti in acciaio mettono in discussione la volumetria in cui sono situati. È come se fosse questa a costruirsi intorno a una geometria primordiale, o calata da altri mondi, a opera di una civiltà votata alla scansione essenziale, a una grandiosità di tipo algebrico. In competizione con i pilastri del seminterrato, i parallelepipedi in acciaio inox, ritti, coricati, sovrapposti, legati da una stretta corrispondenza modulare, prendono possesso dello spazio, lo avvitano in una rotazione che ci frastorna e ci spiazza. Le molature, a texture alternate, impigliano la luce e lo sguardo in una sinestesia tattile e visiva. Si può a ragione parlare di opere stereoscopiche, da toccare con gli occhi, per esserne catturati e respinti, messi in gioco ed esclusi, in un misto di ben piantato equilibrio e di insistente vertigine. Questi lavori sono tutti realizzati nel 2010, e il titolo a loro comune, Ricostruttivo, implica l’idea di aggregati che si relazionano in una dinamica di raccordo architettonico, di tessuto virtualmente urbano. E ciò che giù brilla e si divincola nella luce, al piano superiore si impone nella sua sedimentata impenetrabilità, nel suo snodarsi ossidato e compatto: geometria titanica che taglia la cubatura della sala, per restituircela inedita e vergine; perché, come dice Verzotti, “la scultura è forma del luogo come il luogo è forma della scultura”. Flash Art 285 LUGLIO 2010 | |
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