| PV: Come si inseriscono in questi progetti le tecnologie, spesso molto avanzate? MM: Sono contrario alla distinzione fra arte e tecnologia, arte tecnologica e arte pittorica. L’arte è una sola. Lo strumento, compresa la tecnologia, non è un fine ma un mezzo. L’arte è stata sempre tecnologica: il martello e lo scalpello che usava Michelangelo erano il massimo della tecnologia del tempo. Ma era già accaduto con gli Egizi, gli Assiri… la tecnologia è stata sempre uno strumento per realizzare forme e idee nuove. Lo scollamento tra arte e tecnologia non l’ho mai vissuto. È inevitabile usare la tecnologia odierna, altrimenti sarei un nostalgico. PV: E insieme a questo l’idea della velocità, e quindi l’aereo, la Ferrari… Che cos’è per te la velocità? MM: Prima di tutto sono contrario alla competizione. L’accetto soltanto quando si tratta di competere con se stessi, ovvero tirare fuori il massimo. Misurarsi e vedere il proprio limite, si chiama record. Ecco ciò che mi interessa: il record. La velocità era ed è nel record, non nella competizione. Una corsa di Formula 1 non mostra realmente quello che può fare una Ferrari, ma metti quest’ultima su un rettilineo e vediamo qual è il massimo. Si tratta, ripeto, di una gara con te stesso o con le tue capacità meccaniche intrinseche. Per cui la velocità per me diventa, in quel caso, una stasi. Uso cose veloci per farle apparire ferme, sovrappongo stasi e velocità nello stesso momento. È come la corsa della tartaruga o la freccia. Per me la freccia è il prolungamento di se stessi, è come avere un dito talmente lungo da toccare l’obiettivo; è uno strumento per annullare lo spazio fra se stessi e l’oggetto. PV: Altro elemento presente nei tuoi lavori: il foro. Cosa rappresenta? MM: Il foro è il passaggio da una dimensione a un’altra… è Fontana: si va da una dimensione conosciuta a una sconosciuta, quella che sta dietro. Ed è questo il senso di Fontana Fontana (1987) quale omaggio a un artista che reputo un mio maestro. Ho proseguito sulla sua strada: lui ha preso un’istituzione, il quadro, e l’ha rotta, ha realizzato il taglio, mentre io sono andato a vedere cosa c’era dietro, dall’altra parte. Fontana ha aperto una porta e io ci sono entrato. PV: Hai varcato questa soglia da molti anni ormai… MM: Porto avanti le mie storie, le mie ossessioni: l’aereo, lo spazio, il tempo, le relazioni… le porto avanti parallelamente. Un periodo mi dedico a una e poi curo l’altra. In maniera ineluttabile, perché secondo me siamo mossi solo dalle ossessioni. Se osservi l’intero corpus delle mie opere riesci a capire che non c’è incoerenza, sono i miei temi. Al contempo devo dire che mi sento un artista provinciale. Perché? Ormai viviamo in uno spazio che non è più solo quello terrestre. Certo, continuiamo a cercare i prodotti di un certo tipo, andiamo a caccia del pomodorino vero. Ma non c’è più e non ci sarà più. Il futuro già è segnato, il presente è segnato: questa terra madre non è più la nostra madre. Noi l’abbiamo combattuta e l’abbiamo dovuta distruggere per sopravvivere. Abbiamo allargato il nostro orizzonte: ora arriviamo su Plutone, su Urano… È questo il nostro spazio e mi sento quindi, in questo senso, un artista provinciale: rispondo a delle leggi terrestri che sono la gravità, la matematica, l’aritmetica, la geometria euclidea, Pitagora… rispondo a delle leggi che in realtà non mi appartengono più perché sono in una dimensione spaziale più relativistica. Già, la relatività, una teoria che è nata un secolo fa. Ma ti ha mai dato qualcosa nella tua vita la relatività? No, non ha cambiato nulla. E questo è sconcertante, perché avremmo dovuto farla diventare una questione pratica nella nostra vita, nel nostro modo di amare, di relazionarci. In questo senso siamo indietro da impazzire, come uomini contemporanei… PV: Insomma la teoria ha superato la realtà. Non viaggia parallela… MM: Mentre è sempre stata parallela. Il divisionismo, per dirne una, o il puntinismo, ha avuto origine per via della rappresentazione grafica degli atomi. Tutta la psicanalisi mitteleuropea, a cominciare da Freud, ha modificato la pittura, il Surrealismo. Teoria e realtà hanno sempre viaggiato contemporaneamente. Oggi non sembra così… Tendo la mia ricerca verso l’uomo contemporaneo: io non sono altro che un uomo contemporaneo. Paolo Vagheggi (1951-2009). Questa con Maurizio Mochetti è la sua ultima intervista. Maurizio Mochetti è nato a Roma nel 1940. Vive e lavora a Roma. |