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AGOSTO - SETTEMBRE 2010




Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n.285 luglio 2010
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INSIDE THE MARKET
Giancarlo Politi

 
 

Flash Art n. 278 dicembre 2009 – gennaio 2010

 

LA PAROLA AGLI ART ADVISOR

 

 

1) Art advisor: una professione nuova e brillante. Ma qual è effettivamente il ruolo di un art advisor, soprattutto in Italia?

2) L’art advisor propone suoi artisti o si allinea alle scelte del collezionista?

3) Chi sono i principali clienti? I collezionisti privati o le fondazioni e le istituzioni?

4) Come vive questo momento di rallentamento del mercato un art advisor italiano? Quali ricette propone?

5) Alcune autorevoli gallerie sostengono che in Italia, a differenza di altri paesi, (es. Stati Uniti) l’art advisor non abbia vita facile, poiché i collezionisti italiani

preferiscono acquistare in prima persona. Cosa ne pensa?

6) L’art advisor rappresenta una intermediazione tra galleria e collezione oppure anche tra artista e collezione?

7) Chi sono i principali interlocutori (oltre ai collezionisti naturalmente): le gallerie, le fiere o gli artisti?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fabienne Levy

Direttore, Fabienne Levy, Art Advisor Srl

 

1. L’art advisor offre supporto ai privati o alle fondazioni per creare una collezione che è lo specchio dei loro gusti ma che rappresenta anche un investimento economico. Oggi l’arte si esprime attraverso tanti media (pittura, scultura, video, ecc.) e non ha più frontiere; l’advisor aiuta il collezionista a non disperdersi. Personalmente cerco sempre di creare un filo conduttore che leghi tutte le opere assieme perché credo che l’impatto e la forza di una collezione derivino dalla sua coesione.

2. A volte l’art advisor propone artisti che si allineano con le scelte dei collezionisti, altre volte invece fa scoprire nuovi artisti. È un lavoro che si basa su un dialogo continuo e che richiede un’attenzione costante per cogliere l’arte cutting edge, l’arte di domani.

3. A maggioranza i collezionisti privati con i quali è molto più facile stabilire un rapporto diretto.

4. Qualsiasi situazione economica rallentata è favorevole per i collezionisti. Senza pressione, hanno maggiori possibilità di trovare l’opera unica che cercavano e di comprarla al giusto prezzo. Non ci sono ricette, semplicemente credo sia un momento positivo per l’advisor, che può offrire al suo cliente una scelta più ampia e sopratutto di migliore qualità. Forse l’unico consiglio che posso dare è di avere il coraggio di comprare controcorrente; i buoni affari si fanno proprio in questi momenti.

5. Penso che a tutti collezionisti piaccia acquistare in prima persona. Bisogna capire però che il nostro lavoro non si limita a trovare un artista bensì a consigliare l’opera giusta che potrebbe anche essere in mani private, laddove il collezionista ha raramente accesso. In più, abbiamo una prospettiva del mercato che è indispensabile per potere acquistare bene.

6. Oggi i giovani artisti vengono scoperti attraverso le gallerie e raramente fuori dalle scuole. Certe collezioni sono molto interessanti perché dietro c’è l’occhio dei critici e dei curatori; ciò è fondamentale per la carriera di un artista giovane, in tal caso vi può essere un’intermediazione tra artista e collezione.

7. Nel nostro lavoro tutte le relazioni hanno la loro rilevanza: aste, fiere, biennali, studio visit, tutto può essere interessante. L’advisor deve sempre aggiornarsi, stare allerta ed essere curioso. Sono fondamentali le relazioni con le gallerie sia con quelle che mostrano artisti già affermati sia con quelle che si fidano dei nuovi talenti. Più gli interlocutori sono vari e più ci si educa sull’arte.

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STEFANO BASILICO

Direttore, Stefano Basilico, Art Advisory LLC

 

1. Il vero ruolo di un art advisor in Italia, e in ogni altro paese, è di assistere il cliente nell’organizzare la miglior collezione possibile che

rappresenti gli interessi e la personalità del collezionista. Un buon advisor ha una veduta internazionale del mercato dell’arte, specialmente

moderno e contemporaneo. Se uno limita le proprie ricerche e possibilità nella sua città, non importa quanto cosmopolita essa sia, può perdere

opportunità fantastiche. È essenziale capire gli scopi dei collezionisti italiani in modo da poterli aiutare a soddisfare le loro ambizioni.

2. La collezione appartiene al collezionista. Le scelte quindi devono essere di suo gradimento altrimenti si finisce col mettere assieme una collezione di seconda scelta anche se comprende tutti “i nomi giusti”. Un advisor ben informato ha certamente preferenze e idee riguardo alle probabilità che un artista rimanga sulla cresta dell’onda nel futuro e non rappresenti solo una moda del momento. Per quanto mi riguarda, decido in base alla mia conoscenza della storia dell’arte e alla mia esperienza trentennale come gallerista, curatore, scrittore e advisor. Queste

esperienze mi hanno permesso di capire perché certi artisti influenzano la storia del loro tempo e modificano il mercato dell’arte. Perché uno

dovrebbe scegliere di acquistare un bel quadro quando ha l’opportunità di comprare un capolavoro? L’unica ragione è che molti non ne riconoscono

la differenza, se non troppo tardi.

3. Benché abbia lavorato anche con istituzioni, la maggioranza dei miei clienti sono dei privati. I loro scopi sono diversi, ed è molto importante

essere flessibili in modo da soddisfare le diverse richieste del cliente, sia aiutandolo a scegliere la cornice appropriata per un particolare quadro sia creando un database di una collezione che conta più di mille opere d’arte, gestendo i nuovi acquisti sparsi magari in varie case e magazzini.

4. Essendo stato attivo dal 1980 nel mondo dell’arte sotto diverse spoglie, questo non è il primo rallentamento in cui mi sono trovato, e sfortunatamente non sarà certo l’ultimo. Tuttavia, penso che questi siano i momenti igliori per i collezionisti. La competizione è minore, i collezionisti hanno più tempo per prendere decisioni e i dealer apprezzano di più il tuo interesse. Di tutti i miei clienti, quelli che sono rimasti attivi nell’ultimo anno si ritengono molto soddisfatti di ciò che sono riusciti a realizzare.

5. Il collezionista italiano, se vuole, può essere in costante contatto con le gallerie. Il vero ruolo dell’advisor non è quello di interferire nelle relazioni tra galleria e collezionista o tra collezionista ed artista quanto piuttosto quello di sostenere il nostro cliente. L’artista, invece ha dalla sua parte il gallerista. Quando il collezionista contatta una galleria per acquistare un’opera, il lavoro del dealer è quello di fare il proprio meglio per l’artista che rappresenta. Chi invece parla per il collezionista? Chi fa in modo che il collezionista acquisti il miglior lavoro disponibile al prezzo migliore?

Mentre alcuni di loro sono molto coinvolti, e collezionano per professione, per altri invece si tratta di una passione alla quale per varie ragioni non possono dedicare il tempo che vorrebbero. A questi ultimi un buon advisor offre l’esperienza e la conoscenza che li aiuta a costruire

una migliore collezione in minor tempo e con minor denaro.

6. Preferisco pensare che il mio ruolo di advisornon sia quello di un intermediario, ma di un “coach” che aiuta l’atleta (il collezionista) a sfruttare al meglio le sue potenzialità. Il collezionista ha un talento innato e il mio lavoro non vuole far altro che stimolarlo e migliorarlo. Per questa ragione credo nell’importanza di lavorare sia con l’artista sia con le gallerie.

7. Considerando le diverse esperienze lavorative avute in passato, mantengo un dialogo aperto con i maggiori interlocutori, cioè gallerie,

collezionisti, curatori, scrittori e critici, direttori di musei e specialisti di aste. Tutti questi hanno un ruolo molto importante nel mondo dell’arte. 

     

 

 

 

 

 

 

  

 

 

Lucia Debrilli

Art Advisor e project manager

 

1. Diciamo di essere un po’ out of focus, in Italia ci vuole tempo; in questo paese per capire il nuovo bisogna essere aggiornati su tutte le nuove proposte artistiche globali, per poter offrire al tuo collezionista maggiori informazioni.                                                                

2. Personalmente amo proporre nuovi orizzonti…

3. Tutti e tre.

4. Proporre progetti alle istituzioni.

5. Ci sono dei collezionisti cui non interessa un pensiero diverso, sono molto preparati e percorrono le strade che conoscono, altri sono meno informati e il mio compito è quello di aiutare la loro mente a seguire nuovi percorsi.

6. Entrambi i casi. L’importante è rispettare le regole che ci sono tra galleristi e artisti.

7. Vivendo all’estero ho l’opportunità di frequentare molte fiere d’arte; le biennali sono stimolanti per capire l’occhio dei curatori, le gallerie avvicinano a diverse realtà culturali, gli artisti emozionano quando vai a trovarli nei loro studi. I grandi musei regalano mostre strepitose e i collezionisti fanno condividere un sogno, aprendo la loro porta di casa.

     

 

 

 

 

 

 

  

 

 

Francesco Cascino

Contemporary Art Consultant

 

1. Il ruolo di un art advisor (o art consultant nel caso in cui curi anche progetti di contaminazione culturale tra brand aziendali/istituzionali e arte visiva) è simile al ruolo di un tutor con compiti di formazione e informazione a privati, imprese e istituzioni. La chiave della professionalità di un contemporary art consultant è l’aggiornamento continuo, la presenza su tutti i mercati e a ogni livello, culturale e commerciale. L’art consultant forma nuove generazioni di conoscitori e collezionisti, nel caso in cui ci sia una scarsa conoscenza del contemporaneo. Nel caso di clienti già formati, già dentro i complessi linguaggi espressivi dell’arte contemporanea, il ruolo si focalizza sull’informazione e sull’aggiornamento in tempo quasi reale. L’art consultant trasferisce conoscenze relative a qualità e rapporto costo/momento dell’acquisto. Come si vede, l’Italia, che spesso compra arte in maniera casuale, ha sempre più bisogno di figure specializzate in questo settore.

2. Entrambe le cose, ma dipende dai casi. Nel caso in cui il collezionista chieda un aggiornamento, il consulente avvia un’analisi sull’offerta disponibile e sulle novità pregnanti e culturalmente innovative, per poi scegliere insieme al collezionista. Nel caso in cui quest’ultimo sappia cosa vuole, il consulente lo supporta nella ricerca, nella verifica della qualità dell’opera o dell’intera collezione.

3. Nel mio caso i clienti più frequenti, e anche quelli più aperti e divertenti, sono i collezionisti e gli appassionati privati, ma seguo anche aziende che si avvalgono dei linguaggi espressivi dell’arte per comunicare le proprie mission, progettando concept e format appositi per la corporate identity. All’estero lo chiamano neo mecenatismo contemporaneo, da anni.

4. Per me la crisi è stata risolutrice di tante esasperazioni. Ha filtrato eccessi e manipolazioni eccessive; la qualità è rimasta intatta, nella produzione e nei prezzi. Il resto è finalmente andato a fondo, con buona pace dei collezionisti che seguono la TV invece delle fonti accreditate. L’arte è una disciplina antichissima, bisogna avere rispetto e competenza per comprare opere spesso incomprensibili a prima vista che, invece, contengono il seme della conoscenza visiva del futuro.

5. Era verissimo, purtroppo, fino a pochissimo tempo fa; adesso i risultati tangibili e verificabili in rete hanno convinto non poche persone ad avvicinarsi a questa figura che, fuori Italia, ha un ruolo preminente e strategico per privati e strutture culturali da almeno quarant’anni. L’esperienza dell’arte cinese, per esempio, è stata emblematica. Prima di costare milioni, tutti i musei del mondo li esponevano; questo vuol dire riconoscere un valore culturale alla ricerca orientale. Noi ci siamo arrivati per primi, quando costavano 2000 euro in media, e ora che sono intoccabili, tutti vorrebbero comprarli.

6. Giochiamo sullo stesso campo delle gallerie, degli artisti, dei collezionisti e dei musei. Non siamo mediatori ma formatori e informatori culturali. In ogni caso io non lavoro mai direttamente con l’artista; per me la galleria è il centro nevralgico del sistema, ed è lì che si compra. Quei soldi devono essere reinvestiti a beneficio di tutti. L’artista non saprebbe come fare.

7. Sono tutti nostri interlocutori; in special modo le gallerie, dalle quali prendiamo informazioni strategiche che utilizziamo a beneficio dei collezionisti più illuminati e fedeli, ma anche i curatori, figure fondamentali per un sistema evoluto. Importantissimi sono sempre il curriculum e l’etica professionale. Per chiunque.

     

 

 

 

 

 

 

  

 

 

Edoardo Gnemmi

Art Advisor e freelance curator

 

1. Un advisor analizza l’artista e l’opera specifica da diversi punti di vista: estetico, investimento, rapporto qualità/prezzo e disponibilità sul mercato, evidenziando con trasparenza pro e contro di una compravendita. Ovviamente deve guadagnarsi la stima del collezionista e, cosa a cui non sempre si dà la giusta importanza in Italia, il collezionista deve guadagnarsi la stima dell’advisor.

2. Preferisco consigliare io l’artista e l’opera, a volte però ricerco ciò che mi viene richiesto, dando sempre una mia opinione qualitativa.

3. Evito meri speculatori concentrandomi soprattutto sulla realizzazione di collezioni da museo. I soggetti sono essenzialmente privati, ma ho lavorato con diverse fondazioni, mentre le banche italiane, purtroppo, incaricano dei comitati senza logica né merito.

4. Suggerisco di acquisire maggiormente e a prezzi più ragionevoli certi artisti giovani e certi consolidati. Un bravo advisor deve saper lavorare fuori da mode passeggere e deve, in periodi di crescita o rallentamento di mercato, non subire gli andamenti negativi e sfruttare quelli positivi.

5. Se un collezionista italiano ha occhio, testa e può dedicare trenta giorni al mese all’arte può anche far da sé, altrimenti è sempre meglio avere accanto un buon art advisor. Vedo tanta presunzione che, alla lunga, costa cara. Se parliamo di banche, questo è il motivo per cui gli istituti americani hanno collezioni di rilievo mentre quelle italiane sono un disastro.

6. A ognuno il proprio ruolo. Il dialogo con gli artisti, considerata anche la mia doppia veste di advisor e curatore, è utilissimo ma non scavalco le gallerie, per rispetto delle parti e per mutua utilità. Tuttavia spesso sono le gallerie stesse che mi chiedono consulenze.

7. E necessario relazionarsi a 360˚ con artisti, gallerie, curatori, musei, archivi, case d’asta, e via dicendo.

     

 

 

 

 

 

 

  

 

 

Romano Ravasio

Co-direttore, Art Consultino

 

1. Sono un consulente, più che un advisor. Credo siano due ruoli attigui (anche se apparentemente sovrapponibili) che richiedono competenze simili ma attitudini diverse e visioni a volte contrapposte.
Noi ci rivolgiamo a collezionisti con una grande vocazione, spesso museale, che desiderano una consulenza mirata alle precise esigenze della loro collezione. Per noi la collezione è come un corpo splendido, in continua mutazione, ma con una precisa fisionomia: non tutte le opere possono innestarsi in questo corpo. Alcune, anche se di ottima qualità, possono scatenare crisi di rigetto, perché non aggiungono nulla al tema della collezione, ma piuttosto lo contraddicono. La stessa opera d’arte può essere perfetta per una collezione e del tutto inadatta per un’altra. Fermo restando il giudizio sulla sua qualità. La nostra attività è indipendente dalle mode. Proprio perché conosciamo le regole del mercato e i suoi andamenti, evitiamo il fascino passeggero.
Il lavoro dell’advisor è invece più legato alla realtà di mercato, ai suoi flussi, ai cambi d’interesse che deve riconoscere per orientare le proprie scelte, dando così l’opportunità al collezionista di cogliere il meglio. Ecco, questo è esattamente ciò che noi non facciamo. La nostra filosofia ci porta a lavorare con collezionisti che curano l’aspetto critico, poetico, storico delle collezioni. Senza troppo badare alle mode e alle opportunità d’investimento, che non possono che essere fluttuanti. La migliore garanzia d’investimento è solo la qualità.

2. Ho voluto definire la nostra filosofia perché da questa discende il nostro approccio.
In questo senso, per noi, esiste prima la collezione che ci viene affidata, poi il collezionista che ce l’ha affidata. Quest’ultimo a volte, preso dalla passione, dimentica gli stessi limiti da lui indicati. Questo è appunto il ruolo che ci è richiesto, e che ci porta spesso ad appassionanti e costruttive “battaglie” con i collezionisti per i quali lavoriamo. Diffidate di un consulente che è sempre d’accordo con il collezionista.
Alla fine è chiaro che anche la nostra sensibilità ha un ruolo. E quindi alcuni artisti sono ai nostri occhi più meritevoli di altri. Quando si sceglie un consulente si vuole evidentemente di intrattenere un rapporto con chi, per esperienza diretta, ha una visione personale del mondo dell’arte, sostenuta però da un rigore di studio che gli permette di effettuare scelte ponderate. Il consulente ha l’obbligo di nutrire per l’arte una passione razionale.

3. Devo necessariamente distinguere tra Occidente e Asia.
In Occidente oggi si lavora quasi esclusivamente con i privati. I tempi delle corporate collections e dei fondi d’investimento sono alle spalle. Le istituzioni che ci interpellano lo fanno ormai per richieste di screening valutativo, non per incrementare il patrimonio.
I privati, invece, procedono con lentezza, ma continuano a collezionare. In questo momento siamo coinvolti più spesso in processi di cesello delle collezioni private, che comprendono lo studio, il riordino, l’alienazione delle opere non adatte alla collezione, con i cui introiti i collezionisti tornano sul campo. In Asia la situazione è diversa. I nostri clienti vanno dal classico collezionista con grandi ambizioni, alla società. Dalle catene alberghiere al ristorante trendy. Il panorama è molto più ricco e richiede risposte molto più articolate. I nostri uffici in Asia hanno referenti che a vari livelli sanno adattare le risposte alla qualità richiesta. E il lavoro ha altri ritmi. Per esempio, pochi giorni fa a Mumbai, un privato ci ha chiesto di creare una collezione davvero vasta in soli sei mesi. Ma questi sono i tempi dell’Asia.

4. Siamo italiani perché la società nasce in Italia, e da qui dirige gli uffici internazionali. Di fatto, se non avessimo provveduto ad aprirci all’Asia e a radicarci, nei tempi opportuni, credo che oggi subiremmo maggiormente il peso della crisi che soffre il mercato italiano. I nostri risultati vengono soprattutto dal lavoro di consulenza in India, Cina e in Russia, perché è lì che oggi nascono le nuove collezioni.
Le ricette non ci appartengono. Seguiamo alcune collezioni da più di quindici anni. Se all’epoca avessimo dato ricette avremmo incontrato ben tre diverse crisi sul nostro cammino, pronte a ribaltare i nostri giudizi. Perché è ovvio e fisiologico che ogni ripresa necessita di nuovi valori. Ecco perché l’unica regola che seguiamo è quella della qualità assoluta dell’opera d’arte, indipendente dai tempi e dalle mode.

5. È sicuramente vero, e questo ha a che fare con la preparazione dei nostri collezionisti, molto attenti e appassionati, spesso intenzionati a procedere autonomamente. Questo però non ci tocca. Noi ci occupiamo di grandi collezioni, con progetti ambiziosi, che spesso diventano oggetto di libri, mostre o diventano musei privati. Ad esempio, ha inaugurato poco tempo fa a Torino una mostra di Zhang Dali, con sette opere straordinarie che un collezionista italiano ha scelto e acquistato con noi nello studio dell’artista, a Beijing. Tutti i nostri collezionisti hanno iniziato da soli, ma quando poi decidono di raggiungere traguardi ambiziosi, la nostra esperienza diventa per loro fondamentale.

6. Il nostro focus è solo sulla collezione. L’unica cosa che conta è la qualità dell’opera e il suo valore all’interno della collezione. Il luogo e i modi dell’acquisizione sono per noi del tutto secondari. Privato, asta, galleria, artista: l’importante è trovare l’opera che stiamo cercando.

7. Dobbiamo un’altra volta distinguere tra Occidente e Asia. Da noi il campo degli interlocutori è ristretto ai soliti attori. In Asia è tutto diverso. In Cina, ad esempio, stiamo preparando corsi di formazione per direttori di museo, collaboriamo con fondazioni e musei per operazioni di scambio tra artisti. Lavoriamo spesso con le fiere asiatiche, in partnership ufficiale, fornendo consulenza ai loro numerosi collezionisti. Abbiamo sviluppato un progetto di Art Coaching Tour nei luoghi più importanti del mercato internazionale. Portiamo cioè i collezionisti a stretto contatto con realtà e luoghi dal grande impatto formativo e didattico, come musei (visitati dietro le quinte) o studi di artisti. L’arte contemporanea è un percorso mentale. Per un collezionista che non vuole solo acquistare, i nostri Art Coaching Tours sono il modo per scoprire lo spirito di una cultura. Per vivere la magia dell’arte, anche in paesi lontani, senza nessuna arroganza culturale. Sono viaggi “eco-artistici” in sistemi in formazione.

     

 

 

 

 

 

 

  

 

 

Gail Cochrane

Art Advisor

 

1. Io non so se ci sia un modo “italiano” che rispecchi questa professione. Devo dire che quando ho incominciato questa carriera agli inizi degli anni Novanta (ero la curatrice della collezione di Patrizia Sandretto) in Italia gli art advisor erano pochissimi, si potevano contare sulle dita di una mano. Oggi il mondo dell’arte ha acquisito maggiore complessità e ci sono più attori che si muovono sul piano del collezionismo, quali banche, fondazioni bancarie e collezionisti con maggiori ambizioni, per cui affidarsi a un consulente è una prassi sicuramente più comune.

2. Il mio modo di operare è sempre stato quello di instaurare un confronto e uno scambio profondo con i collezionisti per cui lavoro. Questi presupposti fanno sì che gli artisti che propongo vengano per lo più accettati, perché la proposta si fonda proprio sul dialogo e sul rispetto delle reciproche individualità.

3. Ho lavorato e lavoro per collezionisti privati, ma mi sono anche occupata di progetti aziendali quali la collezione della Fondazione Teseco per l’Arte di Pisa e il site specific project di Tiscali, Cagliari.

4. Sinceramente non ho ricette, anzi paradossalmente penso che questo momento di rallentamento faccia bene alla qualità delle proposte artistiche. I momenti di rallentamento sono utili, perché costringono a una riflessione sulle modalità di pensiero e di azione dell’arte. Finita la grossa ubriacatura bisogna reinventarsi e questa è sempre una buona cosa.

5. Forse sono stata particolarmente fortunata perché sono sempre stata chiamata a svolgere questo ruolo, per cui non saprei.

6. Valgono entrambe le ipotesi, dipende dal contesto per cui è richiesta la mia prestazione.

7. Direi tutte queste realtà: le gallerie che sostengono con il loro lavoro gli artisti, le fiere che offrono un panorama molteplice di proposte con cui, solo in casi di fiere di grande qualità, è interessante confrontarsi, e gli artisti perché senza di loro tutti i nostri mestieri e tutte le nostre parole non esisterebbero.

     

Interviste effettuate con la collaborazione di Fabiana Bellio

 

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