HK:Shirin, come ti ricolleghi alle donne erotizzate di Vanessa e Marina? Le tue figure
femminili sono più psicologiche, più fragili.
SN: Nel lavoro di Vanessa c’è più interesse verso il gruppo di protagoniste piuttosto che verso la singola donna; i personaggi perdono la loro identità individuale e l’attenzione si sposta
sulla relazione che hanno le une con le altre o con la società. Nel lavoro di Marina, invece, il
personaggio è completamente assorbito dalla sua vita interiore. Riguardo ai soggetti maschili
nel mio lavoro, in quanto artista donna e iraniana ho sempre dovuto fare molta attenzione
a come rappresentare l’uomo. Non mi interessa rappresentare gli uomini musulmani.
HK: Cosa pensi Vanessa riguardo alla rappresentazione della femminilità e della mascolinità
nel lavoro di Shirin? Perché ci sono differenze con il suo lavoro ma anche dei punti comuni,
come la separazione tra uomo e donna.
VB: Vedo un lavoro di Shirin e sento che possiede un peso diverso dal mio. Nel mio caso le donne rappresentano dei temi che preferisco estendere a un gruppo. Volevo ricreare un’immagine che non fosse necessariamente piacevole, che creasse una sorta di senso di
colpa, di imbarazzo. Volevo che il pubblico reagisse a livello psicologico. Non ottieni un
disegno completo finché il pubblico non ne entra a fare parte.
MA: Quello che trovo interessante nel lavoro di Shirin è che possiede diversi livelli di interpretazione, oltre a produrre una risposta emotiva, perché il tipo di immaginario
primordiale e il registro utilizzati non sono solo iraniani, ma appartengono a qualsiasi luogo ed epoca.
SN: Penso che una cosa che i nostri lavori hanno in comune sia la tendenza a provocare il
pubblico. Non amo creare delle separazioni ma penso che spesso le artiste abbiano il potere di provocare una reazione emotiva sul pubblico.
HK: Nei tuoi lavori gli uomini e le donne subiscono una divisione, come per Vanessa.
Marina invece ha lavorato per molti anni insieme a Ulay. Poi la collaborazione è finita e vi siete separati, nella vita e anche in arte.
MA: L’unica coppia capace di lavorare a lungo insieme è Gilbert & George. Il problema delle collaborazioni è che devi fondere il tuo ego con quello dell’altro e trasformarlo in quello che Ulay e io chiamavamo “that self”: due corpi che diventano un corpo solo. Dopo dodici anni la nostra collaborazione era finita ma per tre anni nascondevo il fatto che non riuscivamo più
nemmeno a parlarci. Quello è stato uno dei momenti più difficili della mia vita perché ho
dovuto davvero ammettere di avere fallito.
HK: Shirin, hai incontrato tuo marito durante la produzione di uno dei tuoi lavori…
SN: Sì. In generale penso che tutto quello che ho fatto è stato sempre, in un modo o nell’altro, il frutto di una collaborazione con qualcuno. Le collaborazioni rendono gli artisti umili, dato che tutti possiamo soffrire per il nostro ego.
HK: Vanessa, cosa ne pensi? Perché sicuramente hai un punto di vista diverso…
VB: Identifico inconsciamente il maschio con la società, la rigidità, le regole, il sistema, i militari. Nelle mie opere gli uomini sono il pubblico, l’abusatore, il violatore. Ho inevitabilmente messo da parte l’uomo per puntare la mia attenzione sulle donne, che guardano l’uomo.
HK: È più facile collaborare con uomini neri piuttosto che con uomini bianchi?
VB: Sì, perché appartengono a una classe non dominante in cui mi identifico. Sono cresciuta
in una famiglia matriarcale, senza uomini. Vorrei andare oltre questo limite, ma essere
donna è il mio vantaggio e il mio svantaggio.
HK: È un vantaggio e uno svantaggio al tempo stesso?
MA: Penso che il sesso non sia rilevante. È quello che produci che conta.
SN: Sono d’accordo. Ci stiamo occupando di argomenti che non riguardano solo soggetti femminili, ma spesso raccontiamo e nostre storie attraverso personaggi femminili.
(Traduzione dall’Inglese di Valentina Sansone e Catherine Borra)
Helena Kontova è Editor di Flash Art International.
Marina Abramovic è nata a Belgrado nel 1946. Vive e lavora a New York.
Vanessa Beecroft è nata a Genova nel 1969. Vive e lavora a Los Angeles.
Shirin Neshat è nata a Qazvin (Iran) nel 1957. Vive a lavora a New York.