| MA: Esiste un motivo particolare che giustifichi l’utilizzo di supporti industriali per i tuoi dipinti? KB: Inizialmente ero affascinata da questi materiali perché sembravano trovare una maggiore pertinenza con la dimensione quotidiana, rappresentando dunque qualcosa di più contemporaneo. Ora la plastica e i raschietti sono fondamentali per la mia sintassi e, sebbene io possa introdurre nuovi elementi, il supporto fondativo rimane il medesimo. Di conseguenza, la mia scelta iniziale di utilizzare questi materiali e strumenti specifici non è più un fattore rilevante. A questo punto della mia indagine sono più attratta dalle loro caratteristiche stabili, come la rigidità bianca e porosa del PVC. MA: Negli ultimi tre anni il tuo lavoro ha preso una direzione progressivamente astratta, priva di tematiche specifiche e attenta all’incontro tra la luce e il colore. Come collochi tali aspetti nella tua evoluzione artistica? KB: Questi sono elementi che in modo germinale erano già presenti nella mia opera, sebbene io abbia scelto solo in tempi recenti di metterli in primo piano. Intorno al 2006-2007, quando ho iniziato a lavorare sull’acrilico trasparente in un ambiente con luce naturale, la luce stessa è diventata una componente reale, oltre che un ulteriore supporto. Da allora, ho iniziato a portare all’estremo la luce e il colore per giungere a qualcosa che non fosse una mera rappresentazione illusionistica, ma intrinseca. Sto cercando di tirare fuori il bagliore interno alla pittura attraverso un approccio quasi opposto al chiaroscuro. Le mie nuove opere non sono motivate dall’obiettivo del rappresentare; sono più fedeli a tutti gli aspetti del processo, e proprio per questo i termini sono meno astratti. MA: In che direzione sta andando il tuo lavoro? KB: I dipinti che ho eseguito recentemente si basano principalmente sulla luce e sulla materia. Sono dipinti di ogni dove; le loro fonti e gli spazi che essi creano sono ambigui, capricciosi e in continuo mutamento. Hanno a che fare con la fisica di forme grafiche e densità atmosferiche. Ogni frammento ha una presenza individuale, e il soggetto principale si estrinseca quando il contenuto di un dipinto viene osservato nell’insieme. MA: Pensi che una tecnica storicamente tradizionale come la pittura possa rivelare, di generazione in generazione, un autentico potenziale innovativo? KB: Nulla è per sempre. Margherita Artoni è critica d’arte e curatrice. Vive e lavora a Torino. Kirstin Baker è nata nel 1975 a Stamford (CT). Vive e lavora a New York. |