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SCOTT BURTON BY OSCAR TUAZON
Valentina Bernabei

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| Recensione |  | | | | fondazione giuliani - roma | | È una personale che sembra una collettiva: “Scott Burton by Oscar Tuazon”, la mostra alla Fondazione Giuliani di Roma comprende i lavori, oltre che di Tuazon (Seattle, 1975) e di Burton (1939-1989), anche quelli di un consistente gruppo di artisti sia vecchi che nuovi, più o meno conosciuti: Beau Dick, Peter Fend, Jackie Ferrara, Martino Gamper, Bruce Goff, Elias Hansen e Bea Schlingelhoff. | | | |  | | Veduta della mostra presso la Fondazione Giuliani, Roma 2012. Foto: Giorgio Benni. | | | | | Protagonista comunque non è nessuno dei nomi in elenco, lo è invece un’ossessione: quella che Tuazon (visto all’ultima Biennale di Venezia con il suo parapadiglione “storto”) ha nei confronti di Burton, scultore e performer americano che ha spesso usato bronzo e granito per dare forma a sedie scultoree per tutta la sua carriera artistica. L’elemento architettonico della seduta torna come costante in questa mostra, perché, come scrive nel testo l’artista, che è stato anche curatore, “l’essenza di una sedia è che quando la stai usando non la stai guardando”. Una doppia identità dell’oggetto che non è temuta da Tuazon anzi quasi elogiata, stimolata come gioco beffardo da lavori come quello di Bea Schlingelhoff, intitolato Fuck The Participant: un invito a non porre troppi confini e rigidità tra funzione ed estetica. Una dualità presente anche nelle opere di Dick che si rifanno alle maschere della tradizione cerimoniale di una tribù di indiani d’America (Kwakiutl), mantenendo la loro forma ben caratterizzata, designata ad avere una funzione che in realtà ne include diverse altre, come quella di vivere stati e sogni allucinogeni. Nessun confine quindi nei lavori esposti che sono, al contrario, sempre a metà strada tra pezzi di arredo e sculture vere e proprie, sia nel caso del pezzo di Martino Gamper, una sorta di libreria-scala che non porta da nessuna parte, sia nei disegni e nelle foto dei progetti di Jackie Ferrara. Nessun limite anche nella fruizione dell’intera mostra: non c’è finalità didattica né filologica, come è giusta che sia la modalità di approccio di un curatore che in realtà è un artista. | | | | Abbonati a Flash Art Italia! Flash Art è una pubblicazione mensile. Abbonati online – clicca qui! 10 numeri di Flash Art Italia a soli € 50.00 Regala Flash Art ad un amico! – clicca qui! | |
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