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maggio - giugno 2013




Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n. 309 marzo - aprile 2013
Caro Politi, Mi chiamo Marina Seravalle e scrivo da spettarice, e lettrice assidua di Flash Art, ...

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ALESSANDRA SPRANZI E RICHARD WENTWORTH
Umberta Genta

16.07.2012

Flash Art n.303 giugno 2012

 

nicoletta rusconi - milano

Nicoletta Rusconi è uno spazio connotato, a prima vista non ideale per ospitare una mostra a quattro mani che necessiterebbe, rispetto a una mostra individuale, di maggior ritmo tra le opere. Ma fortunatamente, nulla qui appare spezzato o troppo cadenzato: l’anticonformismo espositivo di Richard Wentworth, che non interviene sullo spazio seguendo il “white cube” ma mira, sicuro, a colmare gli angoli e i punti meno scontati delle stanze, dona ampia libertà all’azione di Alessandra Spranzi, che opta invece per modalita' installative piu' tradizionali, con opere posizionate all’altezza dell’occhio dello spettatore. Questa fluidità diventa più chiara ascoltando la Spranzi, che descrive la collaborazione con Wentworth come il frutto di un processo non immediato, ma studiato nei dettagli durante un periodo di tempo esteso; un cammino fatto di avanzamenti graduali, indietreggiamenti e poi nuovi progressi, durante il quale i due artisti hanno voluto, senza fretta, avvicinare le rispettive opere.

 

Richa rd Wentw orth , Painting our way out of a corner, 2012. Fotografie a colori, vetro, specchio, silicone. Courtesy Galleria Nicoletta Rusconi, Milano. Foto: Luigi Acerra.
Alessandra Spranzi, Sortilegio (pasta), 2012. Fotoincisione,
22 x 30 cm. Courtesy Nicoletta Rusconi, Milano, Foto: Luigi Acerra.

 

Entrambi usano la fotografia applicata a elementi del quotidiano che normalmente passerebbero inosservati; Wentworth affronta il medium con approccio scultoreo-surrealista

affiancandogli, con senso scenografico, elementi a esso estranei, come l’elegante canna

da passeggio che fa capolino dal soffitto (Brace, brace, 2012) la cui forma richiama alcuni degli elementi presenti nelle immagini, montate sotto vetro con silicone nero, che diventa a sua volta elemento decorativo. La Spranzi utilizza la fotografia per addentrarsi in territori meno canonici, non pienamente controllabili e dagli esiti talvolta inaspettati. Nella serie “Sortilege” (2012), appositamente realizzata per l’occasione, le immagini dei vari stadi di una ricetta pubblicata su una rivista degli anni Cinquanta sono state prima rifotografate, poi strasposte a incisione tramite svariati tentativi, fino a ottenere le acquetinte in mostra. Le mani femminili che cucinano sono il richiamo a qualcosa di universalmente riconoscibile, ma la tecnica le astrae e decontestualizza dando loro un’aria di mistero, che è la risposta al surrealismo di Wentworth. Si esce dalla mostra con la sensazione che le opere si rispettino vicendevolmente.

 
 
 
 

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