Rinunciando a un qualsivoglia svolgimento narrativo, il progetto di Kazma (girato in Olanda in una ex base NATO) si presenta come un doppio slideshow fotografico, indulgente a un certo retaggio pittorico: sui due schermi si alternano riprese a camera fissa di esterni e di interni, che
tradiscono una fortissima attenzione al dettaglio — parti di aerei, porte, piste di atterraggio,
segnali stradali, fino al nido di una rondine con i suoi piccoli. Il sonoro ambientale chiama in
causa una natura con cui, di nuovo, si ricrea una certa relazione di familiarità, di vicinanza.
Nella seconda stanza, l’artista turco presenta invece due lavori tratti dalla serie “Obstructions”,
installati ad angolo retto e quasi speculari. Entrambi dedicati ai gesti di attività professionali,
Cuisine e Taxidermist raccontano con una cura quasi maniacale quello che, rispettivamente, uno chef francese di alto livello e un imbalsamatore realizzano nella loro quotidianità. I racconti
della cucina di un ristorante e del laboratorio di un tassidermista condividono una fortissima
valenza estetica, etimologicamente intesa, per cui i sensi dello spettatore sono continuamente
chiamati in causa in maniera quasi violenta.