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maggio - giugno 2013




Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n. 309 marzo - aprile 2013
Caro Politi, Mi chiamo Marina Seravalle e scrivo da spettarice, e lettrice assidua di Flash Art, ...

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ALI KAZMA
Barbara Meneghel

Flash Art n.302 maggio 2012

 

 

FRANCESCA MININI – MILANO

 

Entrando nello spazio completamente oscurato della galleria, viene da chiedersi a che tipo di intimità si faccia riferimento, nel titolo della personale di Ali Kazma (la sua seconda da Francesca Minini). Si potrebbe pensare a un senso fisico di raccoglimento, quello generato dal buio nella stanza stessa. Ma di fronte ad Absence, il video installato in doppio canale all’ingresso, sorge il dubbio che intimacy” sia anche il rapporto esclusivo che si instaura tra gli occhi dello spettatore e le immagini stesse, la loro forza visiva.

 

ALI KAZMA, Absence, 2011. Veduta dell’installazione presso la Galleria Francesca Minini, Milano. Courtesy SKOR , Amsterdam; Francesca Minini, Milano.

 

Rinunciando a un qualsivoglia svolgimento narrativo, il progetto di Kazma (girato in Olanda in una ex base NATO) si presenta come un doppio slideshow fotografico, indulgente a un certo retaggio pittorico: sui due schermi si alternano riprese a camera fissa di esterni e di interni, che

tradiscono una fortissima attenzione al dettaglio — parti di aerei, porte, piste di atterraggio,

segnali stradali, fino al nido di una rondine con i suoi piccoli. Il sonoro ambientale chiama in

causa una natura con cui, di nuovo, si ricrea una certa relazione di familiarità, di vicinanza.

Nella seconda stanza, l’artista turco presenta invece due lavori tratti dalla serie “Obstructions”,

installati ad angolo retto e quasi speculari. Entrambi dedicati ai gesti di attività professionali,

Cuisine e Taxidermist raccontano con una cura quasi maniacale quello che, rispettivamente, uno chef francese di alto livello e un imbalsamatore realizzano nella loro quotidianità. I racconti

della cucina di un ristorante e del laboratorio di un tassidermista condividono una fortissima

valenza estetica, etimologicamente intesa, per cui i sensi dello spettatore sono continuamente

chiamati in causa in maniera quasi violenta.

 
 
 
 

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