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maggio - giugno 2013




Lettere al Direttore pubblicate su Flash Art n. 309 marzo - aprile 2013
Caro Politi, Mi chiamo Marina Seravalle e scrivo da spettarice, e lettrice assidua di Flash Art, ...

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YERVANT GIANIKIAN ANGELA RICCI LUCCHI / HANS-PETER FELDMANN
Alessandra Galletta

Flash Art n.303 giugno 2012

 

HANGAR BICOCCA – MILANO

 

Rinasce ancora l’Hangar Bicocca, che dagli anni Venti si è trasformato continuamente, dalla produzione di componenti per locomotive e macchine agricole alla produzione di senso, ospitando artisti che qui trovano uno spazio unico per opere e progetti. Formula ormai ricorrente dei due curatori Chiara Bertola e Andrea Lissoni, anche questa volta troviamo l’opera di artisti famosi unita a scelte più imprevedibili di artisti debuttanti, meno

conosciuti, provenienti da territori al confine con l’arte o alla prima retrospettiva, proprio come “Non non non” della coppia Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi.

 

YERVANT GIANIKIAN, Angela Ricci Lucchi, Veduta dell’installazione presso Hangar Bicocca, Milano 2012. Courtesy Fondazione Hangar Bicocca, Milano. Foto: Agostino Osio.

 

I due condividono vita privata e ricerca artistica, in particolare sul cinema — hanno inventato i “film profumati”, volgarmente chiamati “odorama” che hanno spopolato negli anni Settanta nei film festival. Nel ventennio successivo, la loro ricerca si sposta su archivi cinematografici dimenticati, spesso trovati durante viaggi in Paesi sfigurati dalla guerra. Gli artisti inventano così la Camera Analitica, un dispositivo che proietta manualmente i fotogrammi delle vecchie pellicole, li rifotografa, li vira a colori e li monta con un  procedimento artigianale che ricorda le immagini dei primordi del cinema, dove però i protagonisti sono la pura verità della storia: la violenza, le guerre, l’esilio, le migrazioni, l’emarginazione e il degrado. L’artista arcinoto invece è Hans-Peter Feldmann, con una nuova versione di Shadow Play del 2002. Su un tavolo lungo circa 20 metri una popolazione di cose inutili ruota su piedistalli circolari, e grazie a faretti ravvicinati proietta l’ombra nostalgica e minacciosa degli indesiderati souvenir della nostra esistenza. Shadow Play è un gioco di ombre che con un semplice “barbatrucco” trasforma mille cianfrusaglie in un momento poetico e conciliante con il nostro quotidiano e i suoi colorati, minuscoli, inconcludenti residui.

 
 
 
 

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