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APRILE - MAGGIO 08
Cover: Cy Twombly, Untitled (dettaglio), 2007.

Lettere al Direttore - Pubblicate nella Newsletter inviata il 29.05.08

ERIC SERAFINI NON È UN DILETTANTE

 

Gentile Direttore,

non le pare un po’ sbrigativo liquidare chi fa realismo in pittura come “copiatore di foto”? Non mi pare inoltre che Eric Serafini sia un dilettante, visto che lo fa di professione e lavora da anni con un’importante galleria. Non è che forse lei appartiene semplicemente al partito di chi non ama la pittura figurativa e non la capisce? Non è forse giusto dire che lei non riesce a vedere l'interpretazione del gesto pittorico dove questo sia troppo sottile? Lei può definirsi professionista e definire Serafini un dilettante? Lei è in grado di capire chi è artista è chi no? Lei è in grado di capire se ha a che fare con un genio o un impostore?

E la questione con Toscani di vari anni fa?

 

Grazie per la pazienza

Alessandra Minini  sandrybeau@yahoo.it
 

Da sinistra:

Eric SERAFINI, Audrey 72x100 olio su tela applicata su tavola 2008

Lorenza BOETTNER, opera dipinta con la bocca

Jeffrey LADOW, opera dipinta con la bocca

 

FRA I TRE, CHI È MEGLIO?

 

Cara Alessandra,

ma il tuo Eric Serafini non fa del realismo, fa il copista di foto. Chiaramente, almeno nella maggior parte dei casi e in ciò che ho visto sul web, copia semplicemente delle foto (ma gli ricordo che Jeff Koons, per aver realizzato una sua scultura da ui come il falso Toscani occorre ben altra qualità. Per me è un dilettante nei risultati. E chiunque si occupi seriamente e con un po' di cervello di arte ti dirà lo stesso.

 

Tu mi ricordi la questione Toscani di anni fa? Ma ad assumere e proporsi in diverse personalità e a fare lo scherzo di cui parli fu allora un artista di talento, Marco Lavagetto (come artista rimasto purtroppo al palo), definito il Cattelan dei poveri; e infatti alcune sue opere iniziali, addirittura precedenti allo stesso Cattelan, possono rimandare al grande Maurizio. In quella circostanza, a fare la figura dello sprovveduto che non ha capito cosa sia l'arte contemporanea fu proprio Oliviero Toscani, avvezzo alle provocazioni ma non ad accettarle. Infatti la mia idea è che il grande creativo, anzi il vero artista, nella storia della pubblicità non sia stato il burbero Toscani, ma il suo sponsor Luciano Benetton. Infatti dopo la separazione tra i due, Oliviero Toscani si dedica maggiormente al suo allevamento di cavalli e dal suo studio non è più uscita una idea brillante. Spero che un giorno questo verrà riconosciuto.

 

Per tornare a Serafini: può certamente accadere che lui viva del suo lavoro e che esponga con una galleria professionale (non importante però, come tu credi). Il risultato è però sempre lo stesso: dilettantesco. Poco sopra vedi tre opere: due sono di pittori che dipingono con la bocca o con i piedi, una è di Serafini. Chi è meglio? Chi appenderesti in casa?  Certo, agli ingenui come te il ritratto di Audrey può apparire un miracolo, in realtà è un banale lavoro da studente del primo anno di accademia.

Io nemico della pittura? Vieni a visitare la prossima Biennale di Praga (sarai mia ospite) con la sua sezione EXPANDED PAINTINTG, giunta ormai alla quarta edizione (e considerata l'oasi pittorica più importante al mondo). Vedrai veramente cosa è la pittura di oggi e su quali versanti si muove. Ti aspetto dunque a Praga nel maggio 2009. Vieni che ti divertirai. E al ritorno mi racconterai quello che pensi del tuo Serafini.



LO POTEVO FARE ANCH’IO

 

Gentile Dottor Politi,

Francesco Bonami, nel suo libro Lo potevo fare anch'io, scrive che oggi nell’ambito dell'arte contemporanea non è più così essenziale saper fare qualcosa, poiché esistono persone che di mestiere realizzano in modo egregio quello che gli altri pensano ma non sanno fare; egli sostiene che l'importante è pensare, in ogni caso e possibilmente prima degli altri, la cosa giusta, al momento giusto.

Nella rivista Arte di maggio, ho letto che Jeff Koons non realizza di persona le sue opere; egli infatti afferma: “Sono l'uomo delle idee, non metto mano all'esecuzione. Non ne ho la capacità, così mi rivolgo agli specialisti”.

Secondo lei, questa convinzione può essere valida anche per un artista che si esprime solo attraverso la pittura? Cioè, un pittore che ha delle idee geniali ma che non è abile nel dipingere e per realizzare le sue opere si avvale dell’aiuto di chi è dotato di una maggiore capacità tecnica, può davvero essere considerato un valido artista?

Cordiali saluti.

Marco Carlotto, Quero (Belluno) progettovedoa@yahoo.it

 

 

OPERE PENSATE E OPERE REALIZZATE

 

Caro Carlotto,

l’avvento delle nuove tecnologie ha spostato anche l’asse dell’artista: da grande amanuense (ma non solo), è stato costretto a diventare uomo di pensiero e artista concettuale. Sono tantissimi oggi gli artisti che fanno realizzare le proprie opere. Direi la grande maggioranza. Ma perché scandalizzarsi? Sembra che il divino Giotto non abbia mai messo piede ad Assisi, né tantomeno alla Basilica Superiore dove la sua Vita di S. Francesco, opera esclusiva della sua scuola, fa ancora bellissima mostra di sé. Ma le botteghe rinascimentali non producevano forse le opere del Maestro? E naturalmente oggi non è da meno: ricordo che Giulio Turcato aveva un assistente totalmente autonomo e mentre io, Giulio, sua moglie Vana e qualche amico eravamo al ristorante, il suo assistente (che poi pare abbia realizzato anche alcune opere in proprio, ma sempre con il nome del Maestro) era al lavoro. E poi Giulio arrivava, interveniva con una pennellata o con uno spruzzo di porporina e l’opera era pronta.

Ma il caso più clamoroso di pitture realizzate dagli altri è quello di Mark Kostabi: tutte le pitture di Mark (e sono tante, tante, tante, credimi) sono state realizzate dai suoi assistenti, a cui lui invia per fax una sorta di bozzetto.

Mi sapresti spiegare, caro Carlotto, qual è la differenza, dal punto di vista dell'esecuzione ma anche della concettualità del lavoro, tra Turcato, Jeff Koons, Cattelan e Mark Kostabi? Credimi, la differenza è nella testa. Ognuno di noi può affittare un bravo amanuense e chiedergli di realizzare un dipinto sulla base di un bozzetto, di un’immagine da giornale, di una foto.



IL SILENZIO DEGLI ARTISTI

 

Caro Giancarlo,

ti scrivo direttamente da Faenza, dove sono venuta per il Festival di Arte Contemporanea, organizzato da Pierluigi Sacco e Angela Vettese. Questa mattina (sabato 24, ndr) Garutti invitava 6 suoi allievi (giovani artisti) a discutere. Questi 6 facendo fronte comune, come fossero un collettivo, indovina cosa hanno fatto? Una cosa originale e incredibile: hanno deciso di stare zitti e lasciar parlare le loro opere, rinviando tutto a una piccola mostra per stasera alle 11. Ricalcando, in questo modo, il più trito stereotipo dell’artista che parla attraverso le sue opere. Invece di raccogliere la sfida e cercare di confrontarsi “a parole”, riflettendo su di loro e su dove vogliano andare a parare, hanno pensato bene di applicare questo atteggiamento finto-trasgressivo. Una prova misera e preoccupante di quello che sarà il futuro, con una generazione inevitabilmente omologata e incapace di mettersi in gioco. Garutti, poveretto, ha fatto buon viso a cattivo gioco, tanto la sua qualità non si discute, ma ti assicuro che tra tanti incontri di rilievo questo sui giovani mi ha fatto molta tristezza. Forse la cosa passerà inosservata, ma rimane significativa di un clima italiano che (fatta eccezione per il mercato e per qualche realtà museale) rimane paludoso e stagnante. Questi giovani “garuttini” sono  inconsapevoli che li attende la fine e la delusione. Ma poco male, visto che gli auguro di essere figli di buona famiglia e di poter sopravvivere con i soldi dei loro nonni.

Un abbraccio,

Marta   marta.zingales@libero.it

 

 

MA IL SILENZIO È VERAMENTE D’ORO?

 

Cara Marta,

il silenzio degli artisti viene da lontano. Ricordo che anche Burri evitava assolutamente di spiegare il proprio lavoro considerandolo un dono divino, e le sue motivazioni erano più misteriose dei segreti di Fatima. Un giorno poi, quando ti incontrerò, ti racconterò cosa mi disse Lucio Fontana a proposito dei suoi Tagli e della sua fonte di ispirazione.

Purtroppo certi artisti (molti) si trincerano dietro questa insana abitudine del silenzio perché non hanno nulla da dire. Sono i diretti discendenti dei "bravi ma sciocchi" o meglio dei “bravi ma vuoti”. Ti assicuro, per esperienza diretta, che in Italia sono tanti. Direi i più.

Non è così invece nella tradizione recente dell’arte anglosassone, dove artisti come Damen Hirst, Jeff Koons, David Salle, Francesco Vezzoli (italiano ma con una solida frequentazione anglosassone), Liam Gillick, Cecily Brown, Jeremy Deller, ecc. sono in grado di parlare del proprio lavoro come nessun critico d’arte è capace di fare. Infatti le scuole anglo-americane, come tu saprai, pretendono che i loro studenti sappiano parlare e difendere il proprio lavoro. Mentre nelle nostre Accademie il silenzio (anche degli insegnanti) è sempre d’oro.



IO NO GLOBAL VOLGARE E FASULLO?

 

Carissimo Direttor Politi,

le scrivo per rispondere a una sua lettrice che mi accusa di essere un fasullo e volgare No Global, sempre che il termine mass-mediologico “No Global” voglia effettivamente dire qualche cosa di concreto.

Scrivo perché profondamente turbato da certo passatismo culturale di certa sua utenza, che sembra non essersi accorta che sono passati quarantuno anni da quando è stata fondata la sua testata.

Faccio presente a tale Marta che io non ho mai fatto mistero di essere un devoto cultore della sua testata, con la quale ho collaborato e della quale ho tatuato il logo sul gomito con vanto ed orgoglio.

Flash Art ha da sempre attirato profondamente la mia attenzione, proprio perché come prodotto culturale italico potrebbe anche non esistere: secondo me la sua testata è stata la manovra di marketing culturale più interessante del secolo passato (da studiare nelle Accademie d’arte).

Mi sembra, però, che certi suoi lettori non siano al passo coi tempi come lei, io la considero il mio Maestro e applico la mia creatività alla valorizzazione del prodotto “Mimmo Di Caterino” che, come la sua testata, in Italia potrebbe anche non esistere.

Mi lasci dire però che certe volte sbaglia a pronunciarsi con facilità sul dilettantismo di questo o di quel pittore, esiste un altro sistema dell’arte (quello con il quale lei comunica attraverso la versione di rete della rubrica “Lettere al Direttore”, diversa da quella su supporto cartaceo), dove l’artista quando è furbo ed è un vero ricercatore, si mette sul serio in discussione abbandonando in rete le proprie idee, opere, considerazioni e progetti (io lo faccio anche in spazi reali, amo abbandonare i miei quadri).

Non ha più molto senso interrogarsi sul tipo di significante linguistico, e neanche sul prodotto finale che potrebbe anche non esistere: questo l’insegna lei, l’insegna Beppe Grillo e anche Vittorio Sgarbi; Pippa Bacca e Carlo Giuliani sono invece cattivi maestri. Sto sbagliando?

Domenico Di Caterino  mariopesceafore@hotmail.it

 

 

VOLGARE Sì, MA NO GLOBAL DOC

 

Caro Di Caterino,

tu sei una delle (rarissime) persecuzioni della mia vita. Le altre sono le assemblee di condominio. E purtroppo tu sei più assiduo di loro. Perché se delle assemblee spesso me ne libero, disertandole, tu mi raggiungi ovunque io sia.

Ho sempre detto e scritto che tu sei una persona volgare. Rileggiti quello che hai scritto su mia moglie e mia figlia (senza mai averle viste né conosciute, né aver sentito parlare di loro). Per tali volgarissime lettere ti ho fatto anche diffidare dal mio legale, se ben ricordi. Per questo io ti considero una delle persone più volgari e vili che abbia mai incrociato. Denigrare e cercare di diffamare donne (soprattutto) è una tua grande specialità, e forse anche dei No Global a cui tu hai dichiarato riferirti.

Pertanto io ritengo che tu sia un No Global perfetto (vile, volgare, ipocrita, falso). Anzi, un No Global Doc. Anche se ti fai tatuare il logo di Flash Art sul cuore, per me continui a restare tale. Caro Domenico, a mio avviso la tua via verso la redenzione di persona per bene è ancora lunga da percorrere.

Lettere al Direttore - Pubblicate nella Newsletter inviata il 20.05.08

POLITI, BONAMI, BEATRICE: LETTERATI PERDITEMPO

 

Caro Politi,

ho letto in un blog: "Cosa ne pensate di Giancarlo Politi, Luca Beatrice, Francesco Bonami?". Risposta: "Mi parli di tre giornalisti, gente che scrive prefazioni, articoli. Sono laureati in lettere o in qualche materia letteraria, anche se sono conoscitori della storia dell'arte rimangono dei giornalisti che scrivono articoli. Vedi, io sono un pittore e mai nessuno mi ha chiesto di selezionare i candidati di un premio letterario, gli artisti non "lanciano" gli scrittori, non scoprono i romanzieri del futuro. Perché questi letterati dovrebbero sapere cos'è l'arte, per quale potere misterioso possono selezionare gli artisti per le Biennali? I giornalisti di medicina decidono forse chi deve diventare primario di tale ospedale? Mi dispiace Alessandro, per me questi giornalisti non rappresentano niente nell'arte, meglio parlare dell'ultimo dei pittori".

Chi scrive è un certo Eric Serafini, che pare sia artista. Tra l'altro, è un nome già sentito (Premio Cairo, o qualcosa del genere). La prossima volta che dovete recensire una mostra, fatelo facendone una anche voi. Perché è questo il ragionamento di Serafini. Io conosco un tizio che ha operato sua nonna per recensire un chirurgo.

Cordialmente,

Carlo Serri, Cagliari  c.serri@tiscali.it

 

 

GLI ARTISTI POSSONO ESSERE BUONI CRITICI?

 

Caro Serri,

ho cercato di guardare su Internet chi è questo Eric Serafini che tu mi citi, e ho scoperto che è un pittore dilettante il cui lavoro primario è quello di copiare foto (paesaggi e soprattutto ritratti di persone). Niente di male, ognuno passa il tempo come preferisce, anche se mi chiedo che senso abbia tradurre in pittura, copiandola, una foto.

Caro Serri, non è mia abitudine difendere, almeno in Italia, la classe dei critici e curatori. Troppa improvvisazione, troppa accondiscendenza, spesso troppa superficialità. Ma in questo caso il tuo Serafini se la prende, escludendo il sottoscritto, che invece fa un altro mestiere (e il pittore dilettante che tu citi non è tenuto a saperlo: per lui tutti scrivono prefazioni), con Francesco Bonami, che, assieme a Massimiliano Gioni, le nostre glorie e bandiere nazionali e internazionali, io ritengo uno dei critici e curatori più brillanti  e preparati, non solo in Italia (da qui l'invidia e i livori di Achille Bonito Oliva, la cui prestigiosa carriera non ha mai raggiunto i vertici di Bonami o Gioni). Lo stesso direi per Luca Beatrice di cui, pur non condividendne spesso le scelte (a partire dalla sua fede juventina), apprezzo l'ironia, la preparazione e la professionalità. Ce ne fossero in giro come loro. Ma il tuo Serafini, da pittore ignorantello, giustamente ignora che nel passato gli artisti hanno avuto un ruolo determinante nel sistema dell'arte, creando però sempre sconquassi. Sono stati loro, quasi sempre, a fare il buono e cattivo tempo nelle trucide Biennali e Quadriennali del dopoguerra.Gli artisti (almeno in Italia, ma tutto il mondo è paese, credo) sono sempre pronti ai compromessi più squallidi, a favorire i loro amici e a colpire i loro avversari, che spesso sono coloro che operano su fronti diversi. Io ho incontrato in questi 41 anni di vita con Flash Art, migliaia di artisti e sempre tutti pronti ad aiutare i loro amici più mediocri di loro e a sparlare e dileggiare i loro colleghi più bravi. Un nome per tutti in Italia? Piero Dorazio, apprezzabilissimo artista, amava circondarsi e invitare nelle mostre o ai convegni, gli amici più modesti e meno dotati. Una sorta di armata brancaleone di derelitti. Solo più recentemente abbiamo avuto qualche buon esempio di artista dall'occhio non banale come Peter Halley, Damien Hirst, Liam Gillick, Jeremy Deller e soprattutto, in questi ultimissimi anni, Maurizio Cattelan.  

 

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