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Iperoggetti NERO / 2018

Iperoggetti di Timothy Morton è una delle ultime uscite di Not, la recente iniziativa editoriale di NERO volta a esplorare le domande che infiammano l’arte e la cultura contemporanea.

L’elaborazione del termine iperoggetto – ormai divenuto imprescindibile nel discorso sul riscaldamento globale – è avvolta da un velo di serendipità ironica. Pare infatti che Morton l’abbia pensato ascoltando Hyperballad di Björk, dove si racconta un rituale che la protagonista esegue per sentirsi più felice: ogni mattina presto si avvicina al limitare della cima su cui vive per lanciare giù nello strapiombo piccoli oggetti come bottiglie, posate e pezzi di automobili.
Riflettere sulle implicazioni di un gesto simile si rivela centrale: il disfarsi di oggetti è una strategia atta a creare distanza e garantirsi un certo grado di serenità, probabilmente anche di protezione. Morton ne dichiarerebbe invece l’illusorietà. Secondo l’autore, infatti, ogni oggetto è un iperoggetto – iper indica che è in relazione a 1+n oggetti – e, in quanto tale, comporta la fine di quella distanza percettiva e ontologica, come la linea dell’orizzonte o l’idea di mondo, attraverso la quale ci si può  affrancare.
L’esito è una situazione di “intimità inquietante” tra umano e non-umano che accade quando si realizza di trovarsi in compresenza a oggetti dentro e fuori di sè. Questa coesistenza è il cardine della tesi di Morton, che egli posiziona, spesso con enfasi zelante, tra il pensiero ecologista non antropocentrico (sviluppato in Ecology without Nature, 2007) e l’Ontologia Orientata all’Oggetto (OOO) via Graham Harman. L’emergere della “consapevolezza ecologica” rifiuta le distanze trascendenti, come il concetto di natura in quanto “dimensione lontana”, e riconosce, per esempio, che non esiste un altrove dove collocare i materiali radioattivi. Insieme al riscaldamento globale, essi sono alcuni degli iperoggetti più evidenti: un vasto aggregato viscoso (che si voglia o meno, si appiccica addosso e modifica il DNA), non-locale (la sua manifestazione qui non è la sua essenza), e graduale (è possibile vederne solo dei pezzi per volta) di oggetti che condividono le stesse caratteristiche.
Con analogie pindariche tra meccanica quantistica, teoria della relatività, poesia romantica, musica minimalista, arte e buddismo, Morton inizia a scorgere la mutazione della dimensione estetico-causale al tempo degli iperoggetti. È proprio qui, nonostante le dichiarazioni programmatiche su un’arte OOO, che le cose si fanno interessanti: l’arte diventa armonizzazione sensuale all’energia demoniaca che un oggetto trasmette nella sua coesistenza con 1+n oggetti.

Bianca Stoppani

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Infrasottile Postmediabooks / 2018

“Quando il fumo del tabacco sente anche della bocca che lo esala, i due odori si sposano per infra-sottile”. Queste le parole di Duchamp apparse in un collage sulla rivista View nel 1945. Solamente altre due volte il termine infrasottile (inframince) apparirà negli scritti e nelle dichiarazioni dell’artista: in una conversazione in cui gli si domandarono chiarimenti sullo stesso collage; e in una lettera a un amico in cui Duchamp avanzò la necessità di compiere “un tentativo di infrasottile”.

Cos’è dunque infrasottile? È un neologismo che sembra indicare quei fenomeni ai limiti della percezione che mostrano il passaggio da uno stato a un altro. Alcuni esempi potrebbero essere il movimento, il vetro, la polvere, il fumo, l’ombra, il ritardo, l’anticipo. L’infrasottile espone le materie ma anche l’esperienza stessa ed è – fondamentale specificarlo – immanente al reale, in quanto interno alle forme del sensibile.
Elio Grazioli nel saggio Infrasottile utilizza il termine come bussola per orientarsi (e far orientare il lettore) attraverso alcune delle principali manifestazioni artistiche degli ultimi decenni e selezionando artisti in grado “di vedere e di mostrare diversamente la realtà”. Per farlo individua delle sottocategorie compartimentali, tra cui la ripetizione, la serie, la copia, la tautologia, la citazione, la simulazione e il remake.
Ad esempio infrasottili sono gli interventi ambientali ai limiti della percezione di Michael Asher (nel 1974 alla galleria Claire Copley di Los Angeles ha proposto unicamente l’abbattimento del muro divisorio tra ufficio e spazio espositivo) e i lavori di Robert Barry con i gas inerti (1969), così come le sue trasmissioni telepatiche. Ma è infrasottile anche il celebre re-enactment di Jeremy Deller, The Battle of Orgreave (2001) nel quale l’artista inglese rimetteva in scena il violento scontro tra poliziotti e minatori avvenuto nel 1984 – qui, secondo Grazioli, la reinterpretazione implica infrasottilmente la sovrapposizione di due tempi, il passato e il presente.
Sul fronte italiano (oltre a Paolini, De Dominicis e Anselmo) gli artisti menzionati sembrano essere uniti da un legame con la memoria, storica o personale, e dalle micronarrazioni lette da sguardi sempre trasversali. Ecco allora i lavori fotografici di Alessandra Spranzi (in Vendesi, 2007 – in corso, l’artista rifotografa oggetti pubblicati in annunci di vendita di ogni sorta, dando vita a immagini vernacolari dove l’utilitarismo è annullato) e i tentativi di sparizione (volontaria e necessaria) di Amedeo Martegani che in lavori come Dissolversi, disperdersi, sparire (1994) ha rifiutato nettamente qualsiasi mitizzazione ed esibizionismo. Afferma Martegani: “L’abilità sta nella fusione di due mondi: l’impero dell’impegno e della storia con l’accadere panico dei giorni e degli accidenti; il talento è costruire un senso senza mostrare di preoccuparsene”.

Giulia Gregnanin

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Piero Manzoni Libri

Manzpni

Piero Manzoni, Diario. A cura di Gaspare Luigi Marcone, Electa 2013, 226 pag., 22 euro

Piero Manzoni, Scritti sull’arte. A cura di Gaspare Luigi Marcone, Abscondita 2013, 143 pag., 14 euro

Il 2013 è stato il cinquantenario della morte di Piero Manzoni (1933-1963) ed è stata l’occasione per celebrare l’opera di un artista la cui eredità ha lasciato un segno profondo nell’arte contemporanea. Tra le mostre e le varie pubblicazioni, ci sono anche due tuoi volumi: il Diario (Electa, Collana Pesci rossi) e gli Scritti sull’arte (Abscondita). Partiamo dal Diario: come è nata l’idea di raccogliere le pagine più intime dell’artista e come hai operato?

Gaspare Luigi Marcone: I volumi nascono in collaborazione con la Fondazione Manzoni che in questi anni ha promosso numerosi validi progetti. Lavorare con archivi e fondazioni di artisti è fondamentale, sono miniere di documenti a volte poco noti o inediti; materiali imprescindibili per nuovi studi scientifici. Il Diario è composto da due quaderni, circa 300 pagine manoscritte stese dal 1954 al 1955. Per la prima volta è stato analizzato e trascritto integralmente. Le ricerche si sono svolte anche in altre numerose istituzioni tra cui, l’Istituto Leone XIII di Milano, dove Manzoni frequenta scuole elementari e liceo classico, e l’Archivio Storico dell’Università di Roma, dove studia per qualche mese filosofia.

In che modo hai raccolto gli Scritti sull’arte?

GLM: Scritti sull’arte cerca di riordinare il variegato corpus di testi concepiti, come parallelo teorico alle sue sperimentazioni, durante i sette anni del suo folgorante percorso (1956-1963). Il libro raccoglie sia i testi editi in vita su manifesti e riviste sia le principali bozze dattiloscritte, spesso ripetitive ma con alcune varianti interessanti. I testi sono corredati da essenziali informazioni editoriali o storico-critiche, a volte inedite, riportate nelle note.

Cosa viene fuori da queste pagine? Come definiresti la figura di Manzoni che emerge da questi scritti — nel caso del Diario, spesso pieno di cancellature e correzioni — in cui non si parla solo di arte?

GLM: Manzoni è una figura straordinariamente complessa. Forse “ipersensibile” come si autodefinisce nel Diario dove, ancora indeciso se consacrarsi alla pittura o alla scrittura, tra divertimenti giovanili, cinema, viaggi, teatri e numerose letture, emergono frasi lapidarie, concettualmente profonde. Anche con le sue ingenuità, è forse il primo laboratorio manzoniano, esercizio di “autoanalisi” e “conoscenza” tramite la scrittura. E la prassi della scrittura sarà importante nel suo percorso: dai testi teorici alle Linee fino alla sua “firma” che trasformerà le persone in Sculture viventi.

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