In Residence /

Ultravioletto / INCROCIO LE DITA DI MORIRE di Manuel Micaletto

Il termine “neurodiversità” indica condizioni e comportamenti dovuti a naturali variazioni nel genoma umano. Grazie all’attivismo delle comunità neurodiverse (legate ad autismo, ADHD, Tourette, disturbi dell’umore, ecc) solo recentemente queste condizioni hanno acquisito legittimità sociale, rivelando nuove estensioni e varietà dell’esperienza percettiva umana. Ultravioletto è un’indagine corale lungo e oltre questo spettro, secondo l’esperienza intima degli scrittori coinvolti.

 

io mi piacerebbe di essere morto di corsa a perdifiato subitaneo

dove si firma lì avrei firmato per assicurarmi la morte o almeno il pareggio

come dicono alle trasmissioni sportive quando una forza troppo grande incontra

una squadra in via di retrocessione

allora invece di giocare quel catenaccio disperato chiedendo alla vita la grazia, ai calci d’angolo

la mischia, io preferisco a quel punto di morire-instant con la velocità

di una ricerca google, morirmene a fibra ottica, lo dichiaro già nel prepartita nella conferenza stampa

indossando il materiale tecnico con gli sponsor che mi scorrono sul tabellone dietro le spalle e significano

la vita indifferente al macello che fluida nei led prosegue i suoi messaggi promozionali

la sua produzione ininterrotta di senso di samsung e di terrore

comunque essere morto lo gradirei anzitutto per una questione pratica

è come la patente praticamente se sei morto non devi più muoverti coi mezzi

finisce quel tempo eterno alla pensilina che è la vita sei indipendente

in assenza di mondo e in assenza di impieghi l’io perde superfici a cui aderire

come un liquido cade si disperde occupa la fuga delle piastrelle

dove oggi si posa il tuo sguardo di vivo

 

ad esempio se ero morto ieri già era troppo tardi perché non mi accontento

di morire solo il giorno di ieri ma gradirei svp di morire ogni singolo giorno

che ho trascorso nel cesso postremo della vita che non oso tollerare che anche

una giornata normale se vado al bar prendo un caffè poi ceno tranquillo

con i sofficini la avverto come un’offesa mortale insopportabile

 

comunque se già mi fosse occorsa la morte allora potrei farmi un giro

in centro ma da morto cioè abitando l’altro versante delle vetrine

un’anomalia nel riflesso che accoglie e restituisce il mondo un’impercettibile

alterazione, mischiandomi al bianco senzavolto dei manichini

alogeno nei faretti dei camerini vuoti che cigliano la loro luce sulla superficie dello specchio

mentre sul parquet è ordinata come una sottolineatura

con la musica commerciale che batte il tempo del capitale sarei il tasto mute

facendo calare la temperatura sbagliata delle farmacie

nei campolunghi delle videocamere di sorveglianza grigino a bassa risoluzione

al di sotto di ogni sospetto di ogni azione lungo la corsia biscotti cereali etc

non sarebbe furto ma sparizione non reato ma metafisica non perseguibile per legge

da vivo si potrebbe incorrere viceversa nel penale a seconda dei casi per dirne una ma comunque

covando il mio segreto nel buio delle confezioni come la sorpresa delle merendine

attivando all’uscita del supermercato l’allarme dell’antitaccheggio

 

uaglioni capite a me di grazia io tengo una fregola di morire pazzesca cioè prendete

i vostri discorsi e sostituite scopare con morire e f**a con morte e ottenete una rappresentazione

accurata  di quanto mi tira a stecca per la morte non in generale ma come fatto mio personale

vorrei proprio che la morte mi coglie come il suo più bel fiore e mi cancella avendo cura

dopo di fare tasto destro svuota cestino, sono quelle piccole attenzioni scemenze eh

che però fanno la differenza ti fanno capire il divario tra un b&b qualunque e la morte

a cinque stelle extralusso che intendiamoci quanto di più lontano da un resort non è una vacanza una gita di piacere, infatti non risorgi ma proprio l’opposto una morte così potente

io mi sogno che retroattivamente corrompe i dati disastra il flusso ordinato dei quanti e che invece di esserci io nella sequenza di 0 e 1 c’è un buco enorme che verrà poi fixato nella patch successiva

sostituendo alla mia vicenda umana e professionale per compensare l’ammanco

di materia un superparcheggio sotterraneo e centralissimo così tra l’altro risolvendo

alcuni importanti problemi di viabilità

 

INCROCIO LE DITA DI MORIRE. Testo e lettura di Manuel Micaletto, video a cura di Manuel Micaletto e Ruben Spini.

Manuel Micaletto è nato nel 1990. Avrebbe preferito di no.

Ruben Spini (1994) studia e lavora a Milano. La sua pratica artistica è un’indagine intorno ai temi di comunicabilità e  percezione, sviluppata nella tradizione della poesia religiosa e della teoria dell’informazione.

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In Residence /

Ultravioletto / PRECAUZIONE INUTILE di Costanza Candeloro

Il termine “neurodiversità” indica condizioni e comportamenti dovuti a naturali variazioni nel genoma umano. Grazie all’attivismo delle comunità neurodiverse (legate ad autismo, ADHD, Tourette, disturbi dell’umore, ecc) solo recentemente queste condizioni hanno acquisito legittimità sociale, rivelando nuove estensioni e varietà dell’esperienza percettiva umana. Ultravioletto è un’indagine corale lungo e oltre questo spettro, secondo l’esperienza intima degli scrittori coinvolti.

 

UNA CANZONE CHE FA COSÌ: ” I DOLORI SONO DEI FOLLI E CHI LI ASCOLTA È ANCORA PIÙ PAZZO”. NEL CASO IO MI FOSSI INNAMORATO SONO TENUTO A CONFESSARLO ALLA PAZIENTE O DOVREI ASTENERMI DAL FARLO? E’ RIUSCITO A CHIUDERE LA PAZIENTE NEL SUO STUDIO. INQUIRENTE MA PASSIVO, GELOSO MA DEBOLE, COLPEVOLE MA NON CRUDELE. CIÒ CHE VUOLE OTTENERE SONO INFORMAZIONI, CONOSCERE TUTTO QUELLO CHE LEI FA QUANDO NON LA TIENE D’OCCHIO. FORASTICA E IMPRIGIONATA. E’ COSi’ CHE GLI AMBIENTI SI IRRIGIDISCONO: ASSAPORANDO IL PIÙ GRANDE DOLORE POSSIBILE, NATURALMENTE.

L’ATMOSFERA MORBOSA E INDOLENZITA DEI LORO INCONTRI. IL DORMIVEGLIA È L’UNICO MOMENTO DI PACE, CON IL TEMPO GLI OCCHI DI LEI SONO “PASSATI ALLO STATO LIQUIDO” SONO MESI DI TERAPIA INTERROTTA DA RAPIDI E RUVIDI CONTATTI CON L’ESTERNO. IN QUEL PERIODO DEL RESTO PERCEPì LA VITA ESTERNA SOPRATTUTTO DALLA SUA CAMERA. LEI ESAUSTA E INSTABILE VORREBBE SOTTRARSI ALLA CURA. LUI VUOLE UNA COSA PIÙ DI OGNI ALTRA: SAPERE. “E ANCHE QUANDO RIMANGO IN CASA PER TUTTO IL POMERIGGIO, IL MIO PENSIERO LA SEGUE NELLA SUA PASSEGGIATA, DISEGNA UN ORIZZONTE LONTANO, AZZURRINO, GENERA ATTORNO A ME, CHE ERO IL CENTRO, UNA ZONA MOBILE D’INCERTEZZA E DI VUOTO.” R. VENDENDO A CONOSCENZA DELLA SUA ESISTENZA DICHIARÒ ” FINALMENTE CAPISCO IL MOTIVO PER CUI NON VUOLE MAI PARLARE” .
NON CHE IL CORPO DI LEI GLI SIA INDIFFERENTE. NON VEDE ALTRO. LO STUDIO È PIENO DEL SUO CORPO, GLI GRAVITA ATTORNO COME UNA PRESENZA IMMATERIALE.
LEI LAVORA AL SUO ALLONTANAMENTO: METTE SEMPRE IN DISCUSSIONE LE SUE INTERPRETAZIONI COSì DA RENDERE LA TERAPIA UNA SFIDA INTELLETTUALE O UNA LOTTA QUASI FISICA. MANCA SPESSO AGLI APPUNTAMENTI. “SO CHE TU FAI COSÌ PERCHÈ NESSUNO TI HA MAI INSEGNATO COME MOSTRARE I TUOI SENTIMENTI” DICE LUI. LEI SI RIVOLGE CONTEMPORANEAMENTE ANCHE AD ALTRI TERAPEUTI PER RISOLVERE LA MEDESIMA SINTOMATOLOGIA. LUI LE DA UNA REGOLA PRECISA: PER I PRIMI SEI MESI, SONO SOLO AL SECONDO, SI DEVE IMPEGNARE A NON RIVOLGERSI AD ALTRI SPECIALISTI. POI LA RASSICURA SULL’ANDAMENTO DELLA SUA SINTOMATOLOGIA “CON ME STAI FACENDO GRANDI PROGRESSI”  E PENSA “ANCHE SE LE FOSSE VENUTA IN MENTE L’IDEA DI POSSIBILI COLPE, POTEVO IMPRIGIONARLA, CON UN ATTO LIBERO, IN UNA PARTE DEL MIO CERVELLO DOVE NON ERA PIÙ IMPORTANTE DI QUANTO LO FOSSERO, PER LA MIA VITA REALE, I VIZI DI UNA PERSONA IMMAGINARIA; METTENDO IN AZIONE I CARDINI OLIATI DEL MIO PENSIERO, CON UN’ENERGIA CHE, NELLA MIA TESTA, SENTIVO FISICA E INSIEME MENTALE COME UN MOVIMENTO DEI MUSCOLI E UN’INIZIATIVA DELL’INTELLETTO, AVEVO SUPERATO LO STATO DI PREOCCUPAZIONE CONSUETA NEL QUALE MI ERO FINORA CONFINATO E INIZIAVO A MUOVERMI NELL’ARIA LIBERA”
GENTILE LADONNAMASCHERATA, I TERAPEUTI NON MASCHERANO IL PROPRIO CONTRO-TRANSFERT, MA LO UTILIZZANO QUALE STRUMENTO DI CONOSCENZA DEL PAZIENTE IN PSICOTERAPIA. CIÒ DISTINGUE LA RELAZIONE TERAPEUTICA DALLE ALTRE RELAZIONI,  NELLE QUALI I PROPRI SENTIMENTI PER L’ALTRO POSSONO ESSERE RIVELATI. È QUINDI NORMALE CHE IL TERAPEUTA NON SVELI CIÒ CHE L’INCONTRO CON IL PAZIENTE GLI SUSCITA, ME NE TENGA CONTO NEL PROSEGUIRE I SUOI INCONTRI CON LUI / LEI.

 

PRECAUZIONE INUTILE. Testo di Costanza Candeloro, video a cura di Costanza Candeloro e Ruben Spini.

Costanza Candeloro (1990) vive e lavora a Bologna.

Ruben Spini (1994) studia e lavora a Milano. La sua pratica artistica è un’indagine intorno ai temi di comunicabilità e  percezione, sviluppata nella tradizione della poesia religiosa e della teoria dell’informazione.

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In Residence /

Ultravioletto / Dietro le barricate di Eva Collé

Il termine “neurodiversità” indica condizioni e comportamenti dovuti a naturali variazioni nel genoma umano. Grazie all’attivismo delle comunità neurodiverse (legate ad autismo, ADHD, Tourette, disturbi dell’umore, ecc) solo recentemente queste condizioni hanno acquisito legittimità sociale, rivelando nuove estensioni e varietà dell’esperienza percettiva umana. Ultravioletto è un’indagine corale lungo e oltre questo spettro, secondo l’esperienza intima degli scrittori coinvolti.

 

ditegli che non me lo si dica, che non escano così possiamo! non è tanto loro per noi ma lui, viene lui prima e loro dietro, quattro di occhi ne sono, da accecare, togliti!

quando lascio entrano tutti ostacoli, chiavi nelle dita per essere certi, i loro orologi intatti, te li rompo! il giorno che vi torno.
quando punto e ti dico: forse ogni tanto, forse una… tu nemmeno, tu mai!
allora io ritiro, siccome solo una cosa ho imparato: le altre le risalivo.
penso purtroppo in un’altra lingua, se vuoi te la avvicino ma non cercarmi simboli: non si parla dietro le barricate, lo si è lasciato.
quando è la mattina noi già siamo – perché la notte a noi non divide – e non si giura noi, non si insegna! si ritrova di non essere la figlio di nessuno e altre dedomesticazioni.

quando è il giorno – e io non cerco nulla – è lì che cade tutto, senza un filo! e tu dici ma guarda e io apro la mano, ci vediamo lì.

 

Dietro le barricate. Testo e lettura di Eva Collé, video a cura di Eva Collé e Ruben Spini.

Eva Collé (1992) è scrittrice e cambia spesso nome e casa. Cura diversi blog personali da quando è adolescente.

Ruben Spini (1994) studia e lavora a Milano. La sua pratica artistica è un’indagine intorno ai temi di comunicabilità e  percezione, sviluppata nella tradizione della poesia religiosa e della teoria dell’informazione.

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In Residence /

Ultravioletto / A Mena di Federica Branchi

Il termine “neurodiversità” indica condizioni e comportamenti dovuti a naturali variazioni nel genoma umano. Grazie all’attivismo delle comunità neurodiverse (legate ad autismo, ADHD, Tourette, disturbi dell’umore, ecc) solo recentemente queste condizioni hanno acquisito legittimità sociale, rivelando nuove estensioni e varietà dell’esperienza percettiva umana. Ultravioletto è un’indagine corale lungo e oltre questo spettro, secondo l’esperienza intima degli scrittori coinvolti.

 

a Mena,
cava di rena, regina inconscia della scena. brutale vai nell’antro a batter la pietra, per mano il piccone. alchemica missione, Mena percuote, tellurica si pone: Mena discerne il carbone. nel tunnel costipato saggi torve pareti, vagli l’incrostazione, ricerchi il quadro, forse l’autore. composto rupestre, dispnea, psicosi, sudore: Mena procede all’estrazione. la fonte fossile il tuo unico dio, l’abbattimento del materiale utile il credo tuo; immersa coltivi il giacimento minerario, la cava vacante agevole acquario, lì dove tenebra non è che un corollario, il corollario dovuto a te-teorema, tu Mena antecedente per intera. occultata, ripudiatati da te per te, che a picco coli in mare di solitudine pietrato; quanto strabilia è il nuoto sciolto e medusante, il manifestarsi soave d’un galleggiare tuo per spazio paralizzato, cupo fossile ostinato. ma battezzato da te, riconvertito all’acqua, è il muro a darsi umido; se ne direbbe da qui «qualcosa lo piange».

tu Mena che lì solo ami, e tu sola che vedi il nuovo in ciò che per intere ere geologiche fu generato, appena concluso e già arcaico, e così pieno a te raccontato: è il tuo bastevole, il tuo necessario e sufficiente. un giorno tutto questo verrà interrogato.

tu Mena non conosci alcuna gratitudine, tu Mena ti esisti, e nulla più. tu che mai ti rivendichi come generata, né languente o tragica ti chiedi figlia di chi. sennonché, a bagno in roccia nera, come da quotidiano, è invece l’anomalia ad investirti improvvisa: il Familiare t’intercetta nella profondità del centro; nel centro del mondo tuo, che per casualità dei fatti va a coincidere col centro del mondo vero. prima fiata in epoche andate, è il nome che ti pertiene, Filomena tu sei, teso a cercarti. che sia solo archeologia ridestatasi per errore, una tosse fatta a strato superiore, ti convinci tu. forse ti sbagli, o forse è il Segno, forse non ti credi; forse tu ti ignori al di fuori dell’interiore. ma no; Mena: ascolta. questo è il giorno; è la mater reinventata, che come natura vorrebbe ti brama. Mena ferina, temuta terrena creatura che sei e non sei! ascolta: è la madre che ora ti reclama. «Filomena? ma quand’è che vieni a far la donna? Filomena! ma quand’è che metterai la gonna! Filomena, ma quand’è che vieni a galla. lo farai mai? ma mi senti? Filomena! ma lo sai: non è così che funziona. funziona, ona, ona, ona…», circolare per l’inter canale la voce ancestrale ti risuona; reiterata, per l’eco duplicata, è la cantilena. snervata, prostrata Mena risale: e così s’affaccia, la luce l’imbratta, il disgusto, la smorfia, il conato, la morsa. «ma che cos’è tutto questo?», questa è Mena ch’emerge in alienazione.

Mena sotterranea, Mena minerale, Mena manovale. ma sciocca: è la superficie. è così che la chiamano qui. agorafobica, a stento respira aria pulita, non la riconosce, vi si oppone, tossisce: così avvezza alla polvere, a clima sano Mena avvizzisce. che fastidio! ma che strazio: ecco perché sto sempre sotto, ecco perché annullo il mondo: il mondo non è un bel vedere; il mondo non è un bel sentire…! – questo il ragionare di Mena. ma la madre, sangue del tuo, ti coglie nel malore al polmone; la malattia cronica, la gola strozzata, l’asma sì cosmogonica; guardati: vediti: questo è il tuo Dio Carbone.

Mena velena, Mena cancrena; Mena tossinfettiva. per te il male è la superficie e la superficie è la Madre: è la triangolazione, e tu nel punto zero. non c’è soluzione. non c’è cura che t’induca guarigione, non qui. la madre intuisce il morbo insediato, la futile fine futura fin nelle viscere già impiantata: e la madre ancora, la tua, ti prega e t’implora: lacrima di te. «Filomena, resta su. troveremo il modo per… e tu…». 

ma Mena si è già dipartita, ridiscesa abbraccia l’ombra, bacia la pietra, lecca il carbone. cava cattedrale, devota al minerale, Mena riprende l’asportazione.

Mena, le vene della miniera tali e quali alle tue. Mena: accade che oggi tu con lei ti chiudi. è il tramonto di due, è il disastro ecologico, è la liberazione: oggi Filomena è l’esplosione.

tu Mena non sei che l’esempio, prototipica vittima d’una storia ch’è eterna: la muta osservanza del confine fra norma e devianza, la malattia umana del definire mattanza, per la bellezza salvata di dirsene fuori.

tu Mena così umana, ma solo per eccesso; a chi entrerà mai così racconterai: muoiono ancora a migliaia in miniere di carbone.

 

A Mena. Testo di Federica Branchi, interpretazione di Sara Selimja, immagini a cura di Federica Branchi e Ruben Spini.

Federica Branchi (1996) vive a Milano. E’ scrittrice e studentessa di antropologia e scienze dell’educazione.

Sara Selimja (1997) vive a Torino. È attrice, doppiatrice e studentessa di lingue e culture dell’Asia e dell’Africa.

Ruben Spini (1994) studia e lavora a Milano. La sua pratica artistica è un’indagine intorno ai temi di comunicabilità e  percezione, sviluppata nella tradizione della poesia religiosa e della teoria dell’informazione.

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In Residence /

Ultravioletto / Falso Indaco di Ruben Spini

Il termine “neurodiversità” indica condizioni e comportamenti dovuti a naturali variazioni nel genoma umano. Grazie all’attivismo delle comunità neurodiverse (legate ad autismo, ADHD, Tourette, disturbi dell’umore, ecc) solo recentemente queste condizioni hanno acquisito legittimità sociale, rivelando nuove estensioni e varietà dell’esperienza percettiva umana. Ultravioletto è un’indagine corale lungo e oltre questo spettro, secondo l’esperienza intima degli scrittori coinvolti.

 

La mia attenzione raccogliesi lenza sul lago. Tesissima che tira dal cielo.
Testa che valle che lago cioè nidi a frattale, che ci pesco nel centro?
I pensieri ci pesco, uno a uno.

Fuori casa ti dico: vedi la luce?
Corro o viaggio e guardo la luce sul panorama che slitta. Il sole che muove se io meridiana. Quando scrivo io lente, la concentrazione dei raggi sofferta alla formica. Se no è il tempo che brulica: guarda dalla finestra, fiorisce oltre il reticolo. Piango al Parco delle Cave e tutto il pomeriggio, la prima volta a Villa Borghese o a Venezia, che ti cerco e ti cerco, è l’attesa che dico.
Tre diversi esercizi nel laboratorio se ipercinetico, disattentivo. Nel primo perdi le chiavi in un giardino fatto proprio così, e come le cerchi? Sembra certi sogni, che viene meno un tratto del reale: la resa, e ti ripeti fino al risveglio. Un secondo esercizio dove ho uno schermo e un pulsante che premo se la luce sta sopra, che premo due volte se la luce sta sotto, e dura trenta minuti, poi di nuovo se il suono è acuto o grave. Nel terzo ho da pianificare la visita a un giardino zoologico secondo una serie di limiti.
Di nuovo ti dico: ma vedi che luce? Un tramonto diffuso, non ti commuove?

 

Falso Indaco. Immagini, testo e lettura a cura di Ruben Spini.

Ruben Spini (1994) studia e lavora a Milano. La sua pratica artistica si sviluppa intorno ai temi di comunicabilità e percezione, secondo la tradizione della poesia religiosa e della teoria dell’informazione.

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In Residence /

You Complete Me / Ridefinizione

You Complete Me” è il progetto di Raffaela Naldi Rossano ideato per la rubrica “In Residence”, residenza online di Flash Art. Il progetto prende avvio dalla mostra personale di Naldi Rossano presso il Museo Apparente di Napoli; qui l’artista ha assemblato e ricomposto oggetti ritrovati nel mese di gennaio all’interno di un hotel di Napoli, accompagnandoli a una fantasia narrata all’interno dello spazio. Secondo la tradizione partenopea, è di buon auspicio gettare un oggetto a inizio anno per accogliere il ciclo venturo con rinnovata energia.

Per il quarto e ultimo episodio Raffaela decide di utilizzare il post come strumento per esperire l’atmosfera trascendentale ricreata all’interno del Museo Apparente tramite la natura ipnotica di “A liquid walk of consciousness”, installazione audio trasmessa in loop per tutta la durata della mostra. Nel brano, la voce della madre dell’artista narra una fantasia guidata, basata sulle tecniche terapeutiche della Gestalt, con cui la stessa artista ha lavorato a lungo in prima persona.

Qui di seguito Raffaela propone alcuni suggerimenti per la fruizione della traccia audio:

Se ti va – solo se ti va –
Immagina una casetta nascosta fra cactus e tufo il quale appare solo a bambini un po’ cresciuti,
in un allagamento senza tempo

Chiudi gli occhi
trova una posizione comoda ascolta il racconto
e identificati

Volendo, se ti va – e solo sempre se ti va –

Scrivi dell’oggetto immaginario che ti è stato donato
e magari inviami un messaggio in cui condividi la tua esperienza con me.

Xx Raffaela

Raffaela Naldi Rossano, "You complete me", veduta della mostra presso Museo Apparente. Fotografia di Danilo Donzelli.
Raffaela Naldi Rossano, “You complete me”, veduta della mostra presso Museo Apparente. Fotografia di Danilo Donzelli.

Il lavoro audio è stato realizzato con contributi di Delia Gonzalez e Renato Grieco.

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