Malevic

Getulio Alviani e Ginevra Bria

Kasimir Malevic, Quadrato Nero, 1923, Olio su tela, 106 x 106 c. Courtesy Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.
Kasimir Malevic, Quadrato Nero, 1923, Olio su tela, 106 x 106 c. Courtesy Museo di Stato Russo, San Pietroburgo.

L’alacrità di Giacinto Di Pietrantonio ha portato questa esemplare mostra di Malevic al la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, GAMEC, di Bergamo. E questa impegnativa, in tutti i sensi, pure finanziari (perché i russi chiedono di essere pagati per prestare le opere dei loro musei) mostra di Kazimir Malevic, ideatore del Suprematismo e unico, assoluto rappresentante, colui che, tra religione, ideologia, simbolismo, bravura pittorica, fino forse quasi all’istrionismo, ha dato inizio a una traiettoria dell’arte astratta di totale rivoluzione plastica, assieme a Piet Mondrian e Theo Van Doesburg, di De Stijl. Il suo Quadrato nero su fondo Bianco del 1915 e il Quadrato Bianco su Bianco del 1919 sono i perni pittorici della contemporaneità e di un futuro che ancora deve venire. Ma Malevic, nato a Kiev nel 1878, aveva avuto vicino personalità rivelantissime della ricerca fenomenica del colore o della forma e dell’architettura. In primo luogo il più vecchio di lui Mikhail Matyushin, nato a Novigrad nel 1861, che con i suoi accuratissimi studi concretizzati con una grandi serie di tavole cromatiche, già di ordine assolutamente scientifico, era andato oltre, era giunto a superare, a mettere da parte ogni possibile riferimento a una pittura come fatto soggettivo ed espressivo, sino al più giovane Nikolai Suetin, nato a Miatlevskaia nel 1897, dal minimalismo sorprendente per quell’epoca, e tra questi due tanti altri di cui Malevic si fece vessillifero divenendone protagonista. Malevic era sempre al centro delle situazioni…appare così al centro, quasi sempre, anche nelle foto. Era un accentratore e poderoso uomo di azione ma soprattutto un vero pittore: lo dimostra una piccola tempera a olio su cartone con cui inizia l’esposizione di Bergamo; un esemplare puntinismo che pur chiamandosi Paesaggio invernale con casa gialla del 1 906 non ha nulla che possa richiamare questo titolo, ma ha una rara vibratilità del colore. Si prosegue con un figurativismo quasi fantasioso nell’Autoritratto del 1907 (ha sempre amato tanto ritrarsi) con reminiscenze iconiche. Seguono alcuni esempi di un Cubismo e Futurismo insieme, degli anni 1918 e 1914, fino a giungere al supremo Quadrato Rosso del 1915 e poi c’è la parete capolavoro destinata alla Biennale di Venezia del 1924 Quadrato Nero, Croce Nera, Cerchio Nero… Si tratta di oli su tela tutti della stessa dimensione, 106 x 106 cm , e a mio avviso, raggiunto l’apice, toccando il massimo, l’esposizione avrebbe potuto terminare qui!
Ma ci sono ancora cinquanta opere, molte, moltissime figurative impostegli da una nefanda politica dalla quale Malevic volle fuggire andando in Germania nel 1927 portandosi con sé un folto gruppo di opere suprematiste e facendo a Berlino uno spaventato testamento contro quella condizione dalla quale ebbe pesanti conseguenze.
In mostra sono presenti anche opere dei suoi colleghi russi dell’avanguardia costruttivista: Natalia Goncharova, Ljubov Popova, Ivan Kljun, Olga Rozanova contrapposte ai rappresentanti, già in quegli anni (sino al 1988) del Realismo Socialista, Il tutto proveniente e curato assieme a Eugenia Petrova dalla direzione del Museo Russo di Stato di San Pietroburgo.

Getulio Alviani

 
“Per Suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell’arte. Le apparenze esteriori non offrono alcun interesse; solo la sensibilità è essenziale. [oggetto in sé non significa nulla L’arte perviene col Suprematismo all’espressione pura senza rappresentazione”.
(tratto da Dal cubismo e dal futurismo al suprernatisroo. Il nuovo realismo pittorico, 1915)

Con questa breve sentenza Kazimir Malevic introduce il sentiero ai primordi dell’arte astratta. Nel 2015, infatti, si celebrano i cento anni dall’inaugurazione di “Ultima Mostra Futurista 0.10”, allestita nell’allora Pietrogrado. Itinerario durante il quale, fra gli altri, Vladimir Tatlin espose Controrilievo d’angolo (1914) e Malevic lanciò attraverso Quadrato nero su fondo bianco il movimento di avanguardia russo del Suprematismo.
La Galleria di Arte Moderna e Contemporanea (GAMeC) di Bergamo, dedica a Malevic un percorso pittorico e scenico molto ampio, esponendo lavori, fra gli altri, di Natalja Goncarova, Ljubov Popova, Olga Rozanova e Ivan Puni. “Malevic”, titolo del percorso, visualmente si estende attraverso un rinnovato interesse per la terra, per il mondo contadino, procedendo a ritroso fino al grado zero della pittura, Ira forme geometriche pure, supreme e astrazioni a-dimensionali. La mostra ha inizio con le prime opere simboliste, con dipinti raffiguranti paesaggi con filari di alberi del 1906 e l’Autoritratto con fiocco rosso del 1907, proseguendo con accenni ai passaggi evolutivi che hanno portato al Suprematismo, come: Ritratto perfezionato di Ivan Kljun (1913), Quadrato nero, Croce nera e Cerchio nero (1923 c.a.), Ragazze nel campo (1928-1929), Casa rossa (1932). Peculiarità di questo scenario espositivo resta la ricostruzione di Vittoria sul Sole, prima opera totale di musica, arte, poesia e teatro, creata da Malevic con Michail Ma4urin e Aleksej Krucónych, nella quale sono visibili i tratti distintivi del Suprematismo, con un primo accenno al Quadrato nero.

Ginevra Bria