Recensioni /

Paolo Gioli American Academy / Roma

 Le ricerche e la meditazione sul corpo condotte dall’artista Paolo Gioli, che hanno attraversato gli ultimi cinquant’anni del XX secolo, sono colte e rivelate nella mostra “Anthropolaroid” presso l’American Academy in Rome, a cura di Peter Benson Miller.
Pioniere nella sperimentazione dei processi di trasferimento dell’emulsione polaroid su supporti come la carta da disegno, la tela, la seta e il legno, Gioli ha ampliato le possibilità della fotografia istantanea, associando il linguaggio e le tecniche dello strumento con l’espressione pittorica. Lungo la sua carriera ha scardinato ogni confine disciplinare, articolando la sua produzione come una bottega di ricerca nel campo del visivo, nell’ottica di edificare un nuovo vocabolario in grado di ripensare la costruzione e la percezione dell’immagine stessa nel suo profilo tangibile e simbolico. Le foto in mostra, che raccontano l’esplorazione di Gioli sul medium fotografico dal 1978 ad oggi, non si limitano ad essere rappresentazione del corpo, ne sono emanazione drammatica e seducente. “Anthropolaroid” presenta una sequenza di transfer da polaroid che avvolge lo spettatore in un abbraccio carnale mettendo in discussione il rapporto tra realtà e apparenza, indagando, plasmando e narrando la figura nelle sue varie sfumature. Il corpo di Gioli è declinato a tutto tondo, fratturato, isolato e ricomposto, scomodo e destabilizzante. L’epidermide della superficie delle opere, risultato dello stesso mezzo che lo ha colto, attrae lo spettatore provocandolo visivamente ad avvicinarsi per scovarne i dettagli. Ogni immagine svela una proiezione, un desiderio, una memoria, una verità soggettiva, diventando il dispositivo attraverso cui si interfaccia il sé con la coscienza celata. Le opere, dense eppure sfuggenti, si fanno icone, e il corpo si declina in forma estetica, poetica, erotica, presentato nelle sue sfaccettature epistemologiche, filosofiche, storiche, perfino ideologiche. Una narrazione visiva che trasforma il medium fotografico in un produttore di desiderio e sofferenza ma anche della presa di posizione diretta. Quello indagato da Gioli è in realtà un corpo sociale e politico che coraggiosamente si rivela nelle sue fratture e suture, che riconquista i propri spazi, si impone e si dichiara per quello che rappresenta realmente e potenzialmente.

Ilaria Gianni