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Francesco Clemente Lorcan O’Neill / Roma

Francesco Clemente torna a Roma con “After Federico García Lorca”. Per la sua terza personale da Lorcan O’Neill l’artista propone una mostra che unisce la passione verso la poesia assieme a quella per New York, città che Clemente visita per la prima volta nel 1980 per poi stabilirvici due anni dopo.
Ed è proprio la vivacità culturale e umana di New York il comun denominatore tra il pittore napoletano e il poeta spagnolo. Federico García Lorca vi soggiorna tra il 1929 e il 1930 grazie a una borsa di studio ottenuta con il supporto di un suo protettore e amico. L’esperienza sarà per lui fondamentale, portandolo a uscire da uno stato di torpore depressivo e a scrivere così Poeta a New York, la raccolta di poesie per cui García Lorca è più noto. Tra queste Ode al Re di Harlem è fonte di ispirazione per il nuovo corpus di lavori (tutti oli su tela datati al 2017) presentati a Roma da Clemente. In galleria è significativamente presente anche la poesia in lingua inglese e, nel leggerla visitando la mostra, non si può evitare di trovare una corrispondenza di ritmi, cromie e atmosfere tra testo e pittura. Lo stile surreale e dai forti contrasti di immagini e colori di García Lorca si sposa perfettamente con quello di Clemente, il quale inoltre vede nella biografia dello spagnolo un riflesso della sua stessa esperienza, avendo anche lui trovato nella New York di cinquant’anni dopo un clima di forte ispirazione creativa.
I titoli delle opere in mostra sono estrapolati direttamente dal testo ma i dipinti non sono e non vogliono essere una descrizione per immagini del testo poetico, quanto piuttosto una libera interpretazione, in alcuni casi ancor più surreale. Esempio fra tutti è la tela In the Breast of Landscapes che, qualora la si confronti con il verso, rivela un’elaborazione del tutto particolare da parte di Clemente. “Furious blood under the skin alive in the dagger’s spine and in the breast of the landscapes,” diviene una cruda rappresentazione di un uomo di colore nell’atto di infilarsi una spada nella colonna vertebrale.

Manuela Pacella