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Supercondominio Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea / Torino

Nelle giornate dell’8 e 9 luglio quaranta realtà italiane (tra cui spazi progetto, residenze d’artista, artist-run-space e giovani gallerie d’impronta sperimentale) sono state invitate al Castello di Rivoli per prendere parte a Supercondominio, un incontro atto a discutere delle caratteristiche e delle problematiche legate ai giovani spazi di creazione e produzione d’arte.
Coordinato da Caterina Molteni e Laura Lecce, entrambe coinvolte in prima persona nell’iniziativa (rispettivamente co-fondatrici dello spazio progetto Tile Project Space e della galleria Pelagica, a Milano), Supercondominio fotografa e restituisce la mappa di un’Italia che negli ultimi anni ha visto un incremento significativo di progetti slegati dalle dinamiche commerciali.
L’incontro ha manifestato la volontà di apertura da parte di un’istituzione più anziana come Rivoli verso i giovanissimi nuovi inquilini del territorio, invitandoli a pensare un modello di coesistenza e collaborazione reciproca. Combo, partner strategico della due giorni di Supercondominio, ha ulteriormente agevolato il soggiorno dei partecipanti, offrendo tende da campeggio come temporanea abitazione.
Questi due giorni di convivenza si sono suddivisi in due momenti principali: un primo momento conoscitivo a porte chiuse e una presentazione aperta al pubblico. Non a caso il primo incontro è avvenuto nella terrazza del Castello dove è conservata la seduta in pietra di Maria Normand, una delle artiste a cui, come ricorda la direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, si deve la nascita dell’arte pubblica. Basandosi esattamente sull’ideale modello d’assemblea, in seguito alla definizione di alcune tematiche da parte delle due “amministratrici” si è dato il via alla discussione. Sei gli ideali punti da toccare durante la giornata: Qual è il ruolo degli spazi presenti nel sistema dell’arte? Quali sono le caratteristiche di quest’ultimo? Cosa vuol dire essere indipendenti dal sistema o aderirvi totalmente? Esistono possibili modelli di collaborazione? Quali sono le strategie di sopravvivenza e le prospettive future?
Questo denso concentrato di argomentazioni che ha fatto emergere delle urgenze e degli interrogativi comuni. Alcune argomentazioni sono risultate predominanti tra i vari interventi. Di carattere linguistico è la prima: la definizione stessa di “realtà”, la cui categorizzazione è problema condiviso dalla maggior parte dei presenti. Come definire un luogo di formazione ibrida? Sembra impossibile oggi dare un’etichetta univoca per gli spazi progetto o cosiddetti indipendenti, poiché la loro evoluzione ne ha mutato i tratti iniziali e spesso, per motivi di sopravvivenza, (ma forse in alcuni casi quasi per strategia di sviluppo) l’originale vocazione no profit lascia a volte il posto alla vendita occasionale, che permette il sostentamento delle attività interne. Tra i presenti alcuni condividono l’esigenza di continuare a lavorare con un gruppo di artisti e creare collaborazioni a lungo termine, interrogandosi sui possibili sviluppi futuri e sull’attuale identità degli spazi, che hanno già i connotati di proto-gallerie. E sono proprio le gallerie ad alimentare la discussione, invitando a una riflessione sulle differenze tra gli enti profit e i project space, che in particolare negli ultimi anni sembrano emulare le attività della galleria, i cui limiti un tempo erano il principale motivo della nascita degli spazi indipendenti. Promozione e vendita rimanevano separati dalla sperimentazione più libera. Esiste ancora una differenza tra le due aree di appartenenza?
La seconda tematica emersa riguarda invece le motivazioni che hanno portato alla nascita degli spazi invitati, ciascuno sorto da esigenze differenti. Cabinet, Current, Faust, Like a little disaster, Pelagica, Spaziobuonasera, Studiolo, Tile Project Space, TRIPLA si configurano come luoghi per la ricerca e la formazione professionale: palestre dove mettere in pratica conoscenze, dedicando del tempo al learning by doing. Altri invece nascono dal desiderio di collaborare con gli artisti e accettare il rischio della sperimentazione ed è il caso di 63rd – 77th STEPS, 80121 Residency, Almanac Inn, Armada, Il Colorificio, CRIPTA747, Gelateria dei Sogni di Ghiaccio, Incurva, Localedue, Marsèlleria, Mega, Siliqoon, Ultrastudio, Una Vetrina. Necessità comuni per Associazione Ramdom, Cherimus, Edicola Radetzky, flip project space, Montecristo Project, Treti Galaxie sono invece il confronto, la condivisione con il pubblico e l’urgenza del dialogo. Sempre di sperimentazione si parla con le gallerie presenti. ADA project, Clima, Ermes Ermes, Giorgio Galotti, Museo Apparente / Acappella, Operativa Arte Contemporanea e Veda sono chiamate a prendere parte a Supercondominio per via della loro mission che tende a orientarsi sui giovani artisti, di cui seguono e accompagnano la crescita artistica. Requisito fondamentale del loro lavoro è la ricerca, focalizzata sul panorama contemporaneo. Strettamente legato al discorso sulla nascita è quello sugli obiettivi e il ruolo di ciascuno dei vari progetti che, portando avanti argomentazioni diverse, costituiscono un coro polifonico di voci.
Supercondominio è stato una cartina tornasole che ha messo in evidenza la crescente liquidità del contesto artistico contemporaneo: essere entità permeabili in continuo sviluppo è ormai l’elemento caratterizzante. Il format della riunione condominiale andrebbe reso prassi e appuntamento fisso per la costruzione di un newtork improntato sullo scambio e la condivisione di saperi. L’economia della conoscenza è una delle possibilità da adottare.

Giulia Gelmini