Recensioni /

Simon Linke Thomas Brambilla / Bergamo

Gallerie e mercanti hanno sempre avvertito l’esigenza di veicolare le proprie linee guida, programmi e artisti per promuoversi, posizionarsi e, non da ultimo, vendere. Un ruolo cardine in queste dinamiche è svolto dalle riviste di settore che, con pagine destinate agli inserzionisti, hanno amplificato il ruolo della comunicazione e della pubblicità nel sistema dell’arte.
Dal 1985 con lucida ossessività Simon Linke si dedica alla riproduzione pittorica di copertine e pubblicità tratte dall’iconica rivista Artforum. Il risultato sono pastosi dipinti a olio in cui il manuale si sostituisce al meccanico e il pezzo unico alla serialità. Gli originali sono sottoposti a un duplice processo di straniamento: da una parte, il formato è alterato, rimpicciolito, dall’altro le pennellate di sapore espressionista donano consistenze e matericità nuove alle algide e patinate pagine pubblicitarie. Nella personale alla galleria Thomas Brambilla di Bergamo Linke presenta una trentina di opere realizzate tra il 2007 e il 2018. L’accuratezza e minuzia nella restituzione dei contenuti al limite del feticismo – si tratti di semplici testi dagli eleganti caratteri tipografici, piuttosto che di riproduzioni “al quadrato” di altre opere – alimentano una sofisticata operazione (tautologica e metaliguistica) atta a mettere, letteralmente, in mostra e decostruire miti e riti di un sistema talvolta effimero e transeunte,  con le sue “blue chips” e le conseguenti aggressive speculazioni commerciali. Sospeso tra l’archivio e la cronaca, Linke propone un indiosincratico compendio, non scevro da ironia, della storia dell’arte più o meno recente – da Sol Le Witt a Bridget Riley, da Mario Merz a Mike Kelly, da Richard Prince a Martin Kippemberger, passando per Jonathan Monk e Tom Friedman, fino a Laure Prouvost, sempre, indissolubilmente, e inevitabilmente, associati alla teoria di gallerie internazionali che li rappresentano – per parlare, oggi, non solo di mercato, ma soprattutto di serialità e ripetizione, autenticità e autorialità.

Damiano Gullì