Recensioni /

Roman Signer Istituto Svizzero / Roma

Dopo circa dieci anni Roman Signer torna all’Istituto Svizzero di Roma con “Skulptur/Fotografie”, mostra dedicata alla produzione scultorea e fotografica.
Si tratta di una vera e propria retrospettiva che restituisce un ritratto integro della pratica per cui Signer è noto, ossia la messa in atto di semplici “azioni” o “sculture del tempo” in cui alcuni oggetti di uso quotidiano vengono messi in relazione, in tensione o in collisione con procedure elementari e ben pianificate. La matrice ironica del suo lavoro risiede tutta nell’estrema semplicità con cui il principio causa-effetto viene declinato in chiave artistica. Le azioni sono solo raramente eseguite in pubblico in quanto ciò che interessa Signer è l’atto in sé, documentato attraverso il video e la fotografia.
Se nel 2016 il MAN di Nuoro aveva dedicato ampio spazio alla produzione filmica di Signer in Super 8 (205 opere dal 1975 al 1989), “Skulptur/Fotografie” offre oggi l’occasione di poter vedere un nutrito gruppo di fotografie in bianco e nero, di cui alcune inedite, datate tra il 1972 e il 1986.
Tra le sculture, invece, vi sono alcuni pezzi storici, come Kraft (Forza, 1978) e Regenschirm (Ombrello, 1988), insieme ad altri più recenti come Teppich (Tappeto) del 2002, dove un tappeto rosso è sollevato nella parte centrale quasi ad “accogliere” la relazione che intercorre tra il fucile ad aria compressa e il mirino, posti ai lati. In occasione della mostra, invece, sono state eseguite quattro sculture tra cui Deckenbemalung (Soffitto dipinto) e Kayak Spitze (Estremità del kayak). La prima ricorda il video Punkt del 2006 dove il punto di pittura è eseguito da Signer su una tela come conseguenza del movimento improvviso del suo corpo a seguito dello spavento causato dallo scoppio di un petardo. All’Istituto Svizzero, invece, un pennello intriso di pittura blu è montato sopra un drone quadricoptero usato da Signer per realizzare punti blu, più o meno casuali (radiocomandati), sul soffitto di uno degli ambienti di Villa Maraini. Kayak Spitze installato in giardino rimanda all’altra scultura dello stesso titolo, del 2010, posta all’interno, ma anche all’Azione del 1985 compiuta da Signer nel corso della residenza, durante la quale vennero accesi fumogeni rossi e blu sul tetto della villa. In occasione dell’inaugurazione di “Skulptur/Fotografie” Signer ha infatti acceso l’estremità del Kayak in giardino con un fumogeno rosso, questa volta in presenza del pubblico.

Manuela Pacella