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Loris Cecchini Galleria Continua / San Gimignano

La mostra personale di Loris Cecchini “The Ineffable Gardener”, specificatamente concepita per gli spazi di Galleria Continua, è una meditazione sul rapporto tra forme organiche e artificiali, portata avanti mediante un nutrito gruppo di opere estremamente eterogenee per media impiegati, ma generate dalla stessa stringente riflessione sui sistemi di crescita e sviluppo degli elementi.
La relazione tra concrezioni biologiche naturali e forme tecnologiche o artificiali è sviluppata da Cecchini mediante una visione più poetica che scientifica. Un immaginario quello dell’artista che si nutre del rapporto tra natura, cultura, estetica ed architettura, e che trova una sintesi nell’osmosi e nella stratificazione di materiali, capaci di rileggere in maniera inedita gli spazi. In “The Ineffable Gardener” vi è una profonda reinterpretazione dell’ambiente fisico della galleria, che si configura esso stesso come spazio biologico, organico, in continua crescita, pur attraversato da un movimento “razionalmente strutturato, meccanicamente prodotto, perfettamente artificiale”.
Stochastic Choral Synphony (2018), la monumentale installazione che si erge nella platea del cinema-teatro, appartenente alla serie Waterbones (“ossa d’acqua”), si compone di moduli in acciaio che si liberano nello spazio mediante una combinazione potenzialmente infinita. Si tratta della rappresentazione di un modulo tripolare che dà luogo ad aggregati e catene ispirati a diagrammi tridimensionali e strutture rizomatiche: un sistema generativo che nel retropalco dell’ex cinema trova un suo omologo nell’opera sonora L-Symphony del compositore Alessio De Girolamo. La stessa riflessione sulle forme generative trova una declinazione più didascalica in Seed syllables (2017), dove il proliferare dei moduli di acciaio è affiancato a un ramo di quercia, evidenziando così la stretta relazione e l’analogia dei due mondi, naturale e artificiale. Tra le opere concepite per questa mostra anche una serie di quadri, gli μGraph reliefs (2018), costituiti da ampie superfici monocrome in resina che “traducono” immagini al microscopio di varie molecole, a simboleggiare ancora una volta il movimento dal micro al macro, dall’interno all’esterno, che lo sguardo dell’artista opera costantemente nei suoi lavori.

Elena Magini