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New Generation Residencies

L’Italia ha impiegato lungo tempo per allontanarsi dal modello residenziale romantico primonovecentesco (à la American Academy o Villa Medici, per intenderci), che vedeva l’artista (esclusivamente straniero) rifuggire dalle incombenze quotidiane, per concedersi una pausa di riflessione in un luogo paesaggisticamente suggestivo tale da donare al lavoro nuova linfa e vigore.
Escludendo le esperienze di ospitalità amicale, è solamente intorno agli anni 2000 che iniziano a sorgere le prime residenze organizzate da piccole associazioni (si vedano Viafarini a Milano e progetto Diogene Bivacco Urbano a Torino) che rifiutano la mitizzazione del fare arte, fino ad allora dominante; in queste, il solipsismo creativo è messo da parte per favorire invece l’istituzione di una comunità temporanea che trovasse la forza e il senso di esistere proprio nell’interazione e nella rete di relazioni (tra i residenti e tra i residenti e la comunità artistica locale). La struttura di questi episodi, sebbene sia trascorsa appena una decade, ha subito un’obsolescenza iperaccelerata a causa dell’evoluzione nel campo della mobilità e dell’informazione: viaggiare è diventata un’attività sempre più alla portata di tutti, mentre la rete ha liberato l’informazione, rendendola democratica e dunque raggiungibile senza sforzi. Per farla breve, un artista oggi può spostarsi in economia, effettuare studio visit via Skype, approfondire il sistema dell’arte di un’altra città/regione/stato, avviare collaborazioni e progetti, senza muoversi dal proprio appartamento. Per questo oggi, in quasi tutti i casi seguendo un movimento bottom-up, sono andate a istituirsi quelle che definiremmo le “new generaton residencies”, ovvero residenze di ultima generazione che, oltre a garantire i servizi di una classica residenza (e dunque studio, vitto e alloggio, produzione finanziata), offrono un’esperienza estremamente specifica, talvolta mirata a colmare una mancanza istituzionale, talvolta atta ad approfondire una determinata urgenza tematica. Ad esempio, Senseless Residency rifiuta la finalizzazione dell’esperienza di residenza nella produzione di un’opera lasciando gli esiti il più possibile liberi e aperti; oppure Residency 80121 e Bikini Residency, sfruttano il formato temporaneo per indagare la concezione dell’abitare e il rapporto tra spazio e individuo. Queste nuove forme di residenza sono molto numerose ma anche poco trattate – una delle pubblicazioni di riferimento è Working Geographies (2015) che però, essendo figlia del progetto Resò, è rivolta più che altro al network internazionale –, e sovente si tratta di microrealtà dalle scarse risorse e dall’esigua capacità d’accoglienza. Inoltre, sempre più spesso, non sono rivolte unicamente ad artisti, ma anche scrittori e teorici le cui ricerche collimano con gli obiettivi della residenza. Da un paio di anni Flash Art Italia ha raccontato alcune di queste iniziative, come Cascina Maria ad Agrate Conturbia (NO); Spazio Artisti a Napoli; e Curva Blu a Favignana. Di seguito si segnalano quelle a cui ancora non è stata dedicata attenzione e che si sono contraddistinte per freschezza – componente necessaria per rigenerare la struttura apparentemente granitica del sistema dell’arte.

Bikini Art Residency, Cernobbio (CO)

Aperta nel 2016, Bikini Art Residency è locata a Cernobbio, sul lago di Como. La residenza si rivolge ad artisti, scrittori e, più in generale, a creatori interessati a indagare il modo di vivere contemporaneo e la relazione tra l’individuo e il mondo circostante. La selezione non avviene tramite open call, ma su invito diretto da parte del team, ovvero Thomas Guanzini (fondatore e direttore) e Roberto Scalmana (direttore del programma) che, in dialogo con il residente e a seconda del progetto presentato, studiano ad hoc la durata della permanenza. L’approccio proposto, come recita il sito, è di “guerrilla” inteso “sia al senso di ‘resistenza’ in un contesto periferico all’arte contemporanea, sia alla modalità strategica adottata per ottenere sostegno economico, organizzativo e promozionale”. L’ultima artista selezionata, Marine Julié ha realizzato nel corso della residenza un lavoro sugli equilibri dei rapporti di forza, sfociato nella mostra “Primitive Contemporary”, sviluppata intorno ad opere site specific. La partecipante precedente Lulù Nuti, invece, ha sviluppato Calcare il Mondo, un progetto che riflette su un nuovo immaginario della catastrofe; per l’occasione sono stati organizzati due studio visit, uno all’inizio della ricerca e una alla fine, per mostrare i processi teorici e pratici alla base del fare dell’artista.

Palazzo Monti, Brescia

Palazzo Monti è una residenza fondata da Edoardo Monti presso lo storico palazzo di famiglia a Brescia, nel 2017. Alla base del progetto risiede la volontà di riattivare uno spazio storico – una suggestiva palazzina del Duecento internamente decorata da splendidi affreschi d’epoca neoclassica – destinandolo a studio e alloggio per artisti (in questo caso preferibilmente internazionali). Monti, alla guida del programma, per la selezione degli artisti si appoggia a un comitato scientifico di amici di base a New York che lavora per realtà artistiche e non. I grandi ambienti permettono di ospitare circa dodici artisti contemporaneamente, invitando così i residenti a vivere una condizione comunitaria, che si intensifica durante la preparazione degli open studio. L’ultima mostra, frutto della collaborazione tra Palazzo Monti, FRAMA, e Dry Magazine, ha coinvolto gli artisti Heather Guertin, Leonardo Anker Amadeus Vandal, Daniel Martin, Dori Deng e Meta Drcar, Maya Fuhr, Paul Phung, Carl-Emil Storm Gabrielsen, Søren Drastrup, Liene Bosquê, Frederik Nystrup Larsen, Filip Vest e Caroll Taveras.

Residency 80121, Napoli

Fondata dall’artista Raffaela Naldi Rossano e da Mariagisella Giustino e Gianluca Picone, Residency 80121 nasce nel 2017 a Napoli. Il nome della residenza, infatti, fa riferimento al codice d’avviamento postale di Chiaia, il quartiere napoletano da cui proviene Rossano. L’intera residenza pare un’estensione della pratica artistica della fondatrice, la quale è solita lavorare attorno a tematiche quali l’identità femminile, le relazioni umane, l’ospitalità, la condizione post-storica. Nella ricerca di Rossano la città di Napoli gioca un ruolo chiave, in quanto è la cornice e lo sfondo di vicende familiari; la struttura stessa della città corrisponde alla sedimentazione di storie personali che Naldi riscopre attraverso un processo archeologico, che si abbandona allo stimolo sinestetico e alla libera associazione. La prima esperienza di residenza si è svolta la scorsa estate presso Relais Regina Giovanna a Sorrento e ha coinvolto gli artisti Susanne Winterling, Santiago Reyes Villaveces e Zehra Arslan i quali si sono avvicinati alla cultura, ai saperi e all’utilizzo di materiali locali e hanno fruito di un ciclo di incontri con artisti, galleristi e curatori. Il progetto si è concluso con la mostra “Otium – Corruption and the Dash” presso Palazzo Marigliano a Napoli, che oltre ad accogliere i lavori prodotti dai residenti ha incluso opere di Maria Thereza Alves e Jimmie Durham. A completare l’attività di Residency 80121 è la mostra “Sulle forme dell’abitare”, una doppia-personale di Arslan e Rossano; le due artiste attraverso interventi site-specific hanno riattivato un appartamento abbandonato nel quartiere Chiaia, rivelando le presenze e soprattutto le assenze che il tempo crea, distrugge e trasforma.

Senseless Residency, Milano

Indetta da Fondazione Arthur Cravan (ispirata al performer dadaista A. Cravan) e a cura di Cosecosmiche (Helga Franza e Silvia Hell) Senseless Residency si offre come luogo dove mettere in atto progetti insensati. E con questo si intende “qualsiasi idea / azione / pausa che superi i limiti del buon senso comune, gli standard, le norme e normalizzazioni (consapevoli o inconsapevoli) della produzione artistica e intellettuale del tempo… di questo tempo”. Aperta nel 2017, la residenza rifugge dunque la produzione e invita gli artisti ad utilizzare in modo diverso la temporalità, portandola all’estremo. Senseless Residency dovrebbe dunque essere uno spazio di rallentamento o di massima propulsione, che fa dell’improduttività produttiva la propria effige. Come è possibile intuire, la residenza non è aperta unicamente ad artisti, ma anche a ricercatori, scienziati, filosofi, curatori, critici, scrittori, registi, poeti, ovvero tutti coloro che vorrebbero evadere dal realismo capitalista Fisheriano e dalla relativa trasformazione dell’opera in una merce. Le facilities offerte sono essenziali: un monolocale a Chinatown, in cui è possibile alloggiare dai tre ai dieci giorni. Gli artisti che per ora hanno fruito della Senseless Residency sono Anna Bromley, Sabine Delafon, Giancarlo Norese ai quali è stato poi chiesto un intervento pubblico che potesse comunicare la ricerca svolta.

Cripta747, Torino

Cripta747, l’associazione no-profit torinese istituita da Elisa Troiano, Renato Leotta and Alexandro Tripodi, ha da poco lanciato il proprio programma di residenza, che si rivolge ad artisti, curatori, ricercatori. Supportato da importanti istituzioni come il Goethe Institut Turin e Compagnia di San Paolo, il programma si focalizza sul processo di ricerca e di creazione piuttosto che sulla realizzazione di un prodotto – che comunque, come specifica il bando, può essere sia immateriale che materiale. Lo scopo è fornire ai residenti lo spazio e il tempo per sviluppare ricerche e lavorare a nuovi progetti influenzati dallo scambio di idee e dalla condivisione di conoscenze e competenze. Il board scientifico è composto da Fanny Gonella, João Laia e Caterina Riva, i quali selezionano gli artisti sulla base di una open call. Gli artisti di quest’anno sono Diogo Evangelista e Viktorija Rybakova. Evangelista ha approfondito il suo interesse per la sfera del quotidiano, ai limiti con l’ordinario, creando una sorta di archivio etnografico del futuro presentato nei giorni di Artissima: una serie di neri corpi geometrici in asfalto, rimandano a temi universali come l’ecologia, le filosofie orientali, l’archeologia e la fantascienza. Rybakova si è invece concentrata sui vari aspetti del desiderio sessuale e dell’economia del desiderio, abbandonandosi al mezzo poetico.

Giulia Gregnanin