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Seeing Whales Mazzoli / Modena

Affidandosi al titolo stesso (e dunque alla difficoltà di vedere le balene) “Seeing Whales”, mostra collettiva alla galleria Mazzoli, sonda l’inganno visivo, concettuale e chiaramente psicologico presente in molte soluzioni estetiche. Ariel Cabrera Montejo, Hugo López Ayuso, Rafael Megall, Maria Pääkkönen e Xue Ruozhe sono accomunati da una dilatazione della pratica pittorica entro e oltre lo spazio della disciplina stessa. I lavori presentati analizzano la dimensione dell’illusione e del mimetismo attivata da molteplici piani narrativi. Partendo da questa riflessione, gli artisti si sono prestati a confondere la visione d’insieme, traducendo le singole opere in testimonianze corali delle infinite possibilità visive che investono sia la realtà che il mezzo pittorico.
Megall utilizza segni grafici, e cromie brillanti per rappresentare animali esotici intrecciati fra loro, quasi fossero presenze antiche di un elemento scultoreo arcaico persiano. Dopo un’attenta ricerca dei molti animali presenti, ci si rende conto che l’intera operazione svela una critica dell’uomo contemporaneo verso i propri (perduti) istinti primordiali. López Ayuso, omaggia il realismo magico e la metafisica, inserendo però non oggetti quotidiani o visioni surreali al limite dell’onirico, bensì ironici personaggi dei fumetti. L’artista cinese Xue Ruozhe si concentra invece sulla figura umana alienata e distante da ogni contesto di riferimento; l’individuo è quindi dipinto spesso di spalle enfatizzando la solitudine e il senso di perdita di riferimenti umani odierni. Cabrera Montejo utilizza reperti fotografici del passato ridipingendone delle parti, quasi fossero delle quinte teatrali, nel tentativo di riattivarle a nuova vita. Pääkkönen presenta lunghi rotoli di carta nei quali disegni di fronde si confondono con alcuni rami installati poco distanti.
Mimesi quindi fra natura e artificio dove i due piani di azione e lettura si amalgamano in un’unica nuova prospettiva di visione. Proprio come, nel 1975, una balena fu per la prima volta fotografata nel suo habitat naturale.

Fabiola Naldi