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Moshe Tabibnia su BUILDING / Milano

Perché un noto collezionista di arazzi e arte tessile antica decide di aprire uno spazio polifunzionale per le arti contemporanee? 
Il desiderio di creare un ponte tra passato e presente è la ragione che mi ha portato all’apertura dello spazio; inoltre il contemporaneo mi ha sempre avvolto e attratto.

Anche nella mia galleria d’arte tessile: ad esempio, nella recente mostra “Intrecci del Novecento”, presso la Triennale di Milano, erano presenti alcuni pezzi appartenenti alla mia collezione di arazzi e tappeti, voluti e disegnati da artisti come Severini, Balla, Fontana, Dorfles, per citarne solo alcuni. Sono un collezionista e la passione per l’arte dell’ultimo secolo, unita a una grande curiosità per ricerche ancora più contemporanee, mi ha indotto a seguire tale vocazione. Non escludo poi che BUILDING possa ospitare anche esposizioni dedicate al design o ad altre arti applicate, e credo che provenire da una conoscenza e una forma mentis legate all’antico possa fornire un valore aggiunto.

BUILDING, nome austero e freddo, sembra entrare in contrasto con l’anima liberty dell’edificio del primo Novecento che lo ospita. A cosa è dovuta la scelta di non preservare all’interno elementi propri della palazzina, cancellandone la connotazione di stile e tempo?
Parto dall’affermazione che per noi BUILDING non è un nome austero. Secondo l’origine semantica anglosassone è al tempo stesso sostantivo e gerundio, “edificio” e atto di edificare, azione presente e proiettata al futuro; rivela nel nome l’intenzione, una precisa mission istituzionale. Pertanto BUILDING è un contenitore che parlerà attraverso i contenuti, che di volta in volta emergeranno in un palinsesto incalzante e ricco. Per quanto riguarda il lavoro di ristrutturazione, l’edificio – datato primi Novecento – ha subito nel corso del Ventesimo secolo numerosi cambiamenti: destinato ad uso abitativo fino agli anni Settanta, venne poi convertito in uffici, in diversi passaggi di proprietà. Pochi sono i dettagli originali pervenuti a noi. Quando abbiamo iniziato quest’ultimo restauro, l’intento è stato proprio quello di valorizzare i pochi riferimenti rimasti.

Tornando alla poli-funzionalità che caratterizza lo spazio, e dunque alla programmazione, esiste una linea che intendete perseguire?
L’intento è quello di ospitare esposizioni, ma anche concerti, momenti di riflessione, workshops con giovani artisti, incontri con figure autorevoli, momenti di creatività e di crescita, di apertura nei confronti della città.
Per la mostra “Continuo Infinito Presente” di Remo Salvadori l’affluenza è stata importante. Abbiamo ospitato classi provenienti da accademie, ospiti italiani e internazionali, tra cui curatori di musei, direttori di collezioni private e pubbliche, addetti ai lavori, docenti universitari, studiosi, ma non solo.
La versatilità dello spazio ci permetterà di sperimentare. Lo studio, la ricerca e il confronto sono per noi strumenti imprescindibili per consolidare la nostra identità.

Milano vive un’espansione continua, gallerie, spazi no-profit, fiere indipendenti di settore. Recentemente l’apertura di Spazio Maiocchi ha importato il modello esterofilo (non una novità) di spazio come connettore di idee interdisciplinari. In quest’ultimo convivono arte, moda e design. Con BUILDING pensa di riempire un tassello mancante?  
La programmazione di BUILDING, definita dal nostro comitato scientifico e dal team di curatori, tenta di fornire una linea coerente. Non escludiamo sinergie con altre istituzioni, con progetti che prevedano una sintonia di idee e di intenti e una condivisione di visioni, a livello artistico e programmatico. Divulgazione, didattica, sperimentazione, sono attività che solitamente appartengono al modus operandi di realtà pubbliche come musei o fondazioni, mentre BUILDING è una struttura privata con uno spazio espositivo che si estende su quattro piani, che è anche galleria d’arte, ma non solo, è anche centro per le arti, con una biblioteca e una think tank. BUILDING, grazie alla posizione centrale, in via Monte di Pietà, vorrebbe diventare un punto di riferimento per la città di Milano.

Eleonora Milani