Recensioni /

Joseph Montgomery CAR DRDE / Bologna

“Via degli Eremiti” è un racconto non lineare che si sviluppa tra strati di collage e pittura, nella ricerca di un contratto possibile tra uno o più canoni compositivi e la più libera improvvisazione o, ancora, come ha avuto modo di scrivere lo stesso Joseph Montgomery nella lettera autografa che viene proposta dalla galleria CAR DRDE di Bologna come testo di accompagnamento per questa sua mostra personale: “una continua lotta di proporzioni che tenta di trovare l’equilibrio tra dominio e compostezza, tra soffocamento e bolle d’aria”. Infatti la simultanea presenza di condizioni di lavoro e di azione della materia così diverse tra loro, quando non apparentemente antitetiche, pare essere il risultato di ponderazioni successive del suo stesso processo operativo.
Dichiara Montegomery: “quando realizzo un’opera mi trovo spesso in una di queste tre condizioni: lo stare, l’andare, il fare. Tutte e tre sono forme di lavoro e di tempo e non prediligo più una rispetto all’altra”. L’artista, in residenza in Italia, ha dimostrato che spesso abbandonare i quadri in fase di lavorazione – lasciare Spoleto, luogo della residenza, per Roma o Napoli e poi tornare come uno sconosciuto, entrare nella stanza, e guardare il suo lavoro come se non lo avesse mai visto prima – può trasformarsi in un’opportunità per sperimentare diverse e ripetute “occasioni di intimità”. Ovvero, ritrovare nello studio i dipinti in fase di lavorazione, rivederli dopo un mese di intervallo, è come entrare in una stanza dove il fuoco nel camino ha arso il legno lasciando fievoli braci.
Il gusto sta nel riaccendere le braci ritrovandole sempre diverse, per poi considerare sincronicamente le immagini del prima e del dopo e farle coesistere sullo stesso piano. La riconvalida materiale e la rigenerazione temporale di uno stadio antecedente di lavorazione realizzato con materiali sia convenzionali sia non convenzionali nel tessuto letterale della pittura, è una dichiarazione idiosincratica sull’astrazione rispetto all’astrazione stessa.
Tale affermazione rafforza quella che potrebbe essere una delle preoccupazioni chiave di Montgomery, ovvero l’allontanamento della forma dall’esperienza diretta – alla quale necessariamente deve essere ricondotta.

Marco Tagliafierro