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Arte Fiera / Bologna

La fiera cerca anche quest’anno di veicolare come idea portante quella che di fatto è una necessità del mercato, cioè il superamento del confine di demarcazione tra moderno e contemporaneo, dove quest’ultimo non brilla da tempo per originalità e coraggio come ci si aspetterebbe.

Se volessimo valutare Arte Fiera per la disposizione degli stand non potremmo che apprezzarne la pulizia e l’ampiezza. Un altro metro ricorrente di valutazione, diffuso tra un pubblico più attento, è l’area editoria, sempre molto apprezzata, che già lo scorso anno si era distinta per visibilità e offerta. Gli spazi dedicati alle riviste, cuore dei due padiglioni, testimoniano l’aumento di comunicazione sul mondo dell’arte, ma soprattutto colpisce Printville, che ha accolto il pubblico all’entrata, confermandosi il punto di forza di questa 42esima edizione, la seconda di Angela Vettese.
I singoli espositori hanno puntato sulla quantità delle opere esposte, in alcuni casi vere e proprie quadrerie che lasciano ben poco spazio al dialogo col fruitore. Per contrasto spicca la Traffic Gallery di Bergamo nella scelta di allestire lo stand con soli tre pezzi di Cosimo Terlizzi. La galleria Mazzoli di Modena ha optato per le grandi dimensioni delle opere, proporzionate all’ampiezza dello stand; tra i nomi storicizzati scelti spicca quello di Mario Schifano, al quale è dedicata una parete di quattro grandi pezzi destinati probabilmente al collezionismo museale. Le poche, anzi pochissime, gallerie straniere, fanno pensare. Così come fa riflettere l’altalenante qualità: gallerie storiche e realtà più giovani (ma di valore), si avvicendano a espositori forse un po’ naïf per una fiera così importante, che nel suo complesso si presenta senza un’impronta forte.
Come in tutte le altre manifestazioni fieristiche si vedono lavori interessanti e altri meno, sempre più spesso però durante questi eventi proviamo una sensazione di déjà-vu, per certi versi confortante, per altri avvilente. Ad esempio capita di visitare stand che presentano gli stessi artisti da anni, oppure alcuni nomi che serpeggiano in modo costante in più gallerie e con esercizi di stile sul tema esplorato da loro stessi in opere precedenti. Morale: qualcosa di bello si trova, ma già visto e rivisto.
La direzione artistica ha fortemente voluto quest’anno il convegno internazionale “Tra mostra e fiera: entre chien et loup”, organizzato in collaborazione con l’Università IUAV di Venezia e con il patrocinio dell’Università di Bologna. Il dibattito sul tema dell’ibridazione tra mostre e fiere è senz’altro meritorio dal punto di vista scientifico, forse inappropriato però all’interno di un contenitore come questo che chiede già troppa attenzione alla visita dei vari espositori. Proprio quest’ultimi sembrano non avere particolarmente apprezzato, nella misura in cui il convegno ha trattenuto energie che i galleristi avrebbero preferito riversare nella valorizzazione delle loro proposte.
Sul fronte premi la fiera si è difesa bene, sono sei quelli assegnati quest’anno, tra i quali ricordiamo il premio alla carriera al gallerista Giorgio Marconi di Milano, #ContemporaryYoung assegnato all’artista Rodrigo Hernandez di P420 di Bologna, il Premio Rotary Bologna Valle del Samoggia assegnato alla galleria Matèria di Roma, il Premio Speciale Andrea Sapone a Giuseppe De Mattia, che si è distinto anche nella mostra allo Spazio Carbonesi e nell’installazione pubblica di via Zamboni realizzata in collaborazione con Home Movies. Arte Fiera ha dimostrato anche quest’anno una forte sinergia con le principali istituzioni pubbliche e private del territorio, per offrire ai visitatori l’opportunità di vivere l’arte nella proposta delle gallerie, ma anche nelle tantissime iniziative che hanno definito un percorso cittadino. La sesta edizione di Art City si è conclusa con un bilancio di oltre centomila presenze, un successo del nuovo direttore del MAMbo Lorenzo Balbi, che lascia ben sperare per i prossimi passi alla guida dell’istituzione bolognese, con un grande bisogno di rinnovarsi e soprattutto di puntare sui giovani.
Tra i progetti dislocati per il centro cittadino è particolarmente riuscito quello al Teatro anatomico dell’Archiginnasio, dove l’opera di Roberto Pugliese si confronta con l’architettura Seicentesca sul tema dell’ibridazione tra naturale e artificiale. Delude invece l’installazione del pur interessante video di Yuri Ancarani, visibile passeggiando al piano terra di Palazzo Re Enzo.
L’accesso straordinario agli edifici interessati dalle installazioni è una delle ragioni che spinge il grande pubblico a visitare queste mostre, dove le opere esposte non sempre sono recenti e pensate per il luogo come ci si aspetterebbe. Nel Salone di Palazzo de’ Toschi l’artista di origine canadese Erin Shirreff stupisce per l’allestimento di un video proiettato in dimensioni cinematografiche. Al Padiglione de l’Esprit Nouveau la mostra dell’artista serba Katarina Zdjelar offre una panoramica del suo lavoro in cui le opere sono messe in dialogo diretto con l’architettura circostante.
La bellezza delle fiere d’arte ormai si apprezza dalla vitalità degli eventi collaterali, specie a Bologna dove ognuno si attrezza come può per mostrarsi al meglio in quei pochi giorni di visibilità nazionale, come gallerie, associazioni culturali, la fiera parallela SetUp e da quest’anno anche Paratissima. Tra tutte si distingue Fruit Exhibition, fiera dell’editoria che raccoglie ogni anno pubblicazioni cartacee e digitali indipendenti tra cui libri d’artista, cataloghi, progetti di graphic design, periodici e zines.
Bologna rimane dunque vincente sull’offerta culturale cittadina e sulle realtà underground. Per quello che riguarda la performance fieristica, invece, la città dimostra di avere i capelli bianchi, qualche anno di troppo che si fa notare rispetto la più giovane ArtVerona, la rinata Miart e la sempre attuale Artissima.

Luca Panaro