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Stefano Arienti Villa Croce / Genova

La mostra di Stefano ArientiFinestre Meridiane propone un’esperienza immersiva che travalica i limiti convenzionali di fruizione delle opere. Come nel 2016 a Palazzo Te, in cui aveva riallestito la collezione, Arienti torna a dialogare con il passato e, nello specifico, con la collezione Cernuschi Ghiringhelli, rendendo protagonisti anche i suoi lavori.
Arienti alterna alle opere della collezione il ciclo delle sue Meridiane, realizzate a partire dal 2012, frutto della traduzione in segno e colore su carta e intonaci delle forme prodotte dalla rifrazione della luce, attraverso le finestre del suo studio o della sua casa. La relazione con il sole e i suoi movimenti è centrale ed è enfatizzata nell’allestimento accostando le opere secondo un ordine stilistico o di semplice personale gusto. La necessità di stimolare lo sguardo a un’inedita lettura lo spinge a utilizzare un’opera, sua nella maggioranza dei casi, come sfondo di un’altra, sovvertendo così le tradizionali regole museografiche. Ne emerge un pattern alternato di lavori che creano un percorso ritmico di immagini che si susseguono, e definiscono il percorso fisico e teorico della mostra, in cui non valgono i consueti canoni di lettura.
Tra un lavoro di Flavio Favelli (Specchiera 2005) e un dipinto di Osvaldo Licini (Ritmo 1933) si ritrova la delicata espressività del segno di Arienti che unisce e crea trame di dialogo, cromatiche e formali. A partire dallo scalone di accesso fino al piano nobile si è proiettati in un dinamico percorso di alternanza ed esplorazione delle sale dai toni freddi a quelli più caldi.
Lo sguardo di Arienti dialoga anche con lo spazio esterno di Villa Croce; la collocazione delle opere nelle sale è rivolta alle finestre del museo che si affacciano sul mare seguendo un ritmo cadenzato e confermando la sua attitudine a ragionare in termini spaziali.
La modalità di esecuzione dei disegni di Arienti è svelata infine da un video che svela il processo creativo dell’artista e permettere di comprendere come corpo, luce e spazio siano stati tre elementi centrali nella produzione di questo opera estesa.

Francesca Busellato