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Rowena Harris The Gallery Apart / Roma

“Soft Boundaries” è il titolo della seconda personale di Rowena Harris presso The Gallery Apart. I confini morbidi a cui si riferisce l’artista sono quelli dello “schema corporeo”, principale oggetto di analisi da parte dell’artista. Si tratta, in estrema sintesi, della rappresentazione mentale che abbiamo del nostro corpo che comincia a maturare in età infantile attraverso lo sviluppo progressivo delle sensazioni corporee.Cosa accade quando i confini tra noi e il mondo circostante divengono flessibili attraverso le estensioni virtuali della nostra fisicità? Questa idea di fluidità è restituita in mostra in prima analisi dal pavimento in schiuma blu che rende l’attraversamento dello spazio soffice e ovattato. Molte delle opere esposte fanno riferimento allo strumento sensoriale che per eccellenza dovrebbe definire i confini, la pelle. Nell’insieme di opere dal titolo Pelt  (2017) – un video e una serie di lastre in rame – l’epidermide è trattata sia come un lembo morbido (nel video) e sia come superficie rigida (nelle lastre). In entrambi i casi, però, si tratta di un confine che non delimita più niente poiché svuotato del suo contenuto e defraudato della sua funzione principale, il tatto.
La pelle è anche il soggetto “assente” della serie Golden Brown Texture Like Sun (2017), lampade abbronzanti in disuso, relitti meccanici di corpi che desiderano cambiare colore. Queste sculture quasi sporche – perché unici oggetti in mostra che sono stati realmente in contatto con corpi veri – dialogano con calchi in cemento di scarpe da ginnastica (At The Edge of the Frame, 2017) a cui è stato applicato un taglio netto, come quello del cropping digitale, rivelando, in questo caso, il contenuto di una fisicità sin troppo pesante e grezza.
Chiude la mostra il video A room within which the computer can control the existence of matter (2017; frase di Ivan Sutherland, l’inventore del primo visore di realtà virtuale) dove i gesti quotidiani di una donna si alternano alla sua interazione con dispositivi digitali; questi dispositivi le consentono di prendere parte a una serie di terapie virtuali connesse a questionari su quanto abbia sentito dolore o meno o percepito il suo arto. Solo la testa, le mani e i piedi della donna sono visibili, tagliati dal resto del corpo, reso trasparente, negato alla sensorialità e, quindi, all’apparato emotivo. Quel confine molle ha raggiunto il suo obiettivo: la totale anestetizzazione del corpo fisico.

Manuela Pacella