Recensioni /

Jacopo Mazzetti PLASMA / Milano

Ricercatori e accademici si interrogano a proposito dei fondamenti di eleganti teorie fisiche che descrivano la realtà, dalle particelle elementari all’intero universo – un esempio su tutti, la cosiddetta “teoria delle stringhe” che tenta di conciliare la meccanica quantistica con la relatività generale. Filosofi e pensatori ne hanno ampliato la definizione con interpretazioni immaginifiche. Ad esempio, Ervin László, filosofo delle scienze e teorico dei sistemi, riporta come mistici e saggi d’ogni epoca abbiano a lungo sostenuto che esista un campo di interconnessione cosmica alle radici della realtà, noto come “Akasha”, il quale conserva e trasmette ogni evento avvenuto in ogni tempo.
La mostra personale del milanese Jacopo Mazzetti investiga, attraverso un’installazione ambientale, proprio la presenza simultanea di antenati, viventi e discendenti, costruendo uno spazio dove passato, presente e futuro esistono simultaneamente. Sculture come sistemi linfatici o esoscheletri, che emanano vapore sprigionato da nebulizzatori ad ultrasuoni (Antenati, 2017), evocano, nell’intento dell’artista, la presenza degli antenati; mentre coperte come portali luminosi (Viventi [A Bed is a Door], 2011) aprono alla dimensione onirica dei viventi. Infine i discendenti sono espressi come entità di luce (Discendenti, 2014).
Secondo il paradigma teorizzato da David Bohm, la realtà è un ologramma bidimensionale, mentre la coscienza è il laser che rende tangibile tutta la rappresentazione. La terra è tonda e in movimento, ma l’universo potrebbe essere piatto ed immobile. Lo stesso percorso di quest’artista è presentato nella sincronica proposizione delle tappe che lo hanno caratterizzato e motivato; esse si trovano infatti a coesistere in un’unica ambientazione (l’installazione/mostra è complessivamente intitolata “Riunione di famiglia) in grado di dilatarsi e rarefarsi nel tempo e nello spazio.
Negli ultimi anni, la fisica quantistica ha registrato continue conferme sperimentali di quelle che, fino a qualche anno fa, erano solo mere acquisizioni teoriche. Tali verifiche supportano sempre di più la nozione fisico-quantistica di “campo unificato di informazione”, elegante e novella modalità di definizione dell’“inconscio collettivo” di Jung. Nella mostra di Mazzetti, questa nozione sembra sostituirsi a un modello di “mente universale” in continua evoluzione: un’entità a cui tutte le coscienze degli esseri senzienti si collegano, apportando il loro contributo in termini di co-creatori del mondo.

Marco Tagliafierro