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Discipula su How Things Dream

Partiamo da Morpheus e dai suoi messaggi presentati a Milano con una campagna pubblicitaria outdoor. Sei differenti schermi LED contenevano frasi ambigue come “Abbandonati adesso ad un livello più profondo di condivisione” legate appunto a Morpheus, una prossima tecnologia in grado di visualizzare i sogni dei suoi utenti. Chi o cos’è questa divinità 2.0?

Morpheus è una tecnologia sviluppata da Aura, immaginaria tech corporate al centro di How Things Dream, progetto che si occupa di speculare sulle distorsioni causate dal rapporto tra tecnologia, neoliberismo e nuove forme di sorveglianza e controllo. Potendo liberamente accedere ai sogni dei suoi utenti, pensiamo che Morpheus rappresenti un’efficace metafora per la deriva di due fenomeni tra loro interconnessi: la sempre più crescente bulimia di informazioni, vero e proprio carburante della macchina capitalista e l’impossibilità da parte del singolo non solo di riconoscere, ma anche e soprattutto arginare tale invasività camuffata da innovazione.

Da progetto, How Things Dream è divenuto entità. Ha generato un’essenza scissa dal soggetto promotore. Questa essenza è Aura che produce servizi di domotica, salute, sicurezza, educazione, governance e che, già dall’ultima partnership con il festival di cultura visiva e sonora MASH, ha inscenato qualcosa di molto reale. Lo scambio di servizi tra il festival e il brand si è concretato nella promozione della performance Endorsement, che ha rivelato come le logiche corporate vincano sulle politiche culturali di produzione indipendente.
Endorsement è una delle tappe più recenti di un processo che ha portato How Things Dream a svilupparsi attraverso due specifici percorsi, uno più tradizionalmente legato alla pratica artistica, fatto di mostre in gallerie e istituzioni, e uno invece di mescolamento con il mondo esterno iniziato un anno fa inserendo pubblicità di Aura all’interno di magazine d’arte. Percepiamo questo sdoppiamento come necessario nell’economia del progetto. Endorsement nasce dalla collaborazione con il musicista elettronico Nicola Ratti, progetto a lungo raggio che vede AURA appropriarsi dello spazio audiovisivo con messaggi vocali invasivi durante il live set e con il design del dispositivo di fruizione del live stesso.
MASH ci ha inoltre invitati ad utilizzare l’identity di Aura per la comunicazione del festival. Questo ci ha permesso di rafforzare la natura “binaria” di How Things Dream e dare ancora più peso al “personaggio” Aura.

Con How Things Dream date corpo critico alla retorica dei meccanismi di comunicazione e lo fate attraverso i suoi stessi strumenti, usando gli elementi dell’advertisement e le sue logiche. In prospettiva, il processo di ibridazione tra realtà e immaginazione che state attuando potrebbe condurre a una vertigine mimetica senza ritorno…
Buona parte del nostro lavoro è legato allo studio dell’immagine contemporanea e dei meccanismi di produzione e consumo attraverso i quali l’immagine stessa si afferma oggi come straordinario strumento di potere e controllo. Ne consegue che la possibilità di confrontarci direttamente con quegli stessi meccanismi rappresenti qualcosa di troppo interessante per tirarci indietro. Cerchiamo di arginare il rischio della mimesi accelerando, da un punto di vista concettuale, alcuni aspetti di AURA in senso distopico e ibridando, da un punto di vista formale, pratiche aliene alla classica estetica corporate.

Il mondo post-democratico che disegnate è caratterizzato dall’assoluta imposizione di un regime globale e “corporate-centrico”, dove sorveglianza e controllo sono accettate e integrate nella co-modificazione del quotidiano. Mi viene in mente Blade Runner di Philip K. Dick, l’immaginario di David Cronenberg e James Graham Ballard, fino ad arrivare ad Aldous Huxley. Distopia e sci-fi. L’art direction di Aura – grafica e testuale – si riferisce a una specifica cultura visiva?
I nomi che citi non solo sono riferimenti importanti per “leggere” un progetto come How Things Dream ma anche grandi ispirazioni dietro tutta la nostra pratica. Detto questo, l’universo di How Things Dream è il risultato di una moltitudine di riferimenti tra loro in dialogo. Esempi chiave sono la Californian Ideology, il buddismo, scientology, le estetiche costruttiviste e Bauhaus fino al cinema di Carpenter.

Roberta Pagani