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Gino De Dominicis Luxembourg & Dayan / Londra

Gli anni Ottanta segnano la produzione di Gino De Dominicis a livello formale, con una particolare attenzione alla pittura e al disegno. La produzione dell’artista, seppur immaginata discontinua e plausibilmente divisa in due fasi, rimane radicata nella costruzione di un atlante mitologico, in cui ogni opera è concatenata secondo criteri mistici, para-scientifici, forse invisibili, quanto logici. L’atmosfera enigmatica, fitta di mistero che contraddistingue la pratica di De Dominicis è la stessa che pervade la mostra presso Luxembourg & Dayan a Londra.
Senza Titolo (Regina) (1991), una tavola monumentale alta tre metri, confronta lo spazio della galleria con un’astrazione dei motivi stilistici derivati dal misticismo egizio e sumero. La figurazione di una forma solida, risultato di una triangolazione spigolosa blu cobalto tracciata d’oro, attiva un linguaggio metafisico, quasi religioso, che diventa la chiave per interpretare la mostra.
L’attenzione verso una rappresentazione figurativa di forme antropomorfe, talvolta astratte, è particolarmente evidente in alcuni lavori, come Autoritratto (1996) o Il Pittore (1996), dove De Dominicis fa uso del ritratto per investigare la dimensione ultraterrena. Nella prima delle due opoere, le linee sono fugaci, istintive, e le proporzioni appaiono fluide; nella seconda, invece, un tracciato oscuro emerge dalla tela bianca a definire un profilo umano, mentre pennellate frenetiche di smalto assorbono la superficie nera di una tavola quadrata, restituendo una figura rivolta verso l’esterno, che confronta lo spettatore dall’interno dello spazio pittorico.
Le due opere sono fisicamente separate da un meteorite cubico, un buco nero in cui profondità, forma e colore si amalgamano vorticosamente, generando un’attrazione magnetica. Senza Titolo (Lady Diana) (1985) è uno spazio di gravitazione, una superficie spezzata da una sagoma approssimativamente cubica, dall’estremità appuntita, che affiora dall’oscurità aggiungendo una terza dimensione alla composizione. Se in Senza Titolo (Lady Diana) (1985) la metamorfosi dello spazio e delle forme è l’elemento fondante per esprimere la dimensione spirituale del corpo, tanto dell’opera d’arte in sé, una figurazione mistica e astratta è necessaria per rappresentare figure mitologiche, come in Con Titolo (Gilgamesh) (1998), un’opera che rispecchia il legame istintivo di De Dominicis con i miti di immortalità e trasfigurazione propri al politeismo classico; qui la rappresentazione iconografica-religiosa è assente; il mito di Gilgamesh diventa un nucleo astratto che aspira all’universalità epica, abbattendo i costrutti della linearità del tempo, meccanismo che preoccupa il lavoro di De Dominicis in diverse modalità e scale.
La non-linearità del tempo è di fatto un criterio che articola l’intera mostra, non organizzata cronologicamente. Le opere sono frutto dell’ultimo periodo di produzione dell’artista, compreso tra il 1985 e il 1998, anno della sua morte. “Works from the collection of Guntis Brand” è una mostra che riafferma la necessità del lavoro di Gino De Dominicis nella società contemporanea, che esplora l’artista e l’opera in quanto figure totalizzanti, non limitate da costrizioni formali e concettuali. Hans Ulrich Obrist conclude la prefazione del catalogo prodotto da Luxembourg&Dayan in occasione della mostra, ricordando il legame simbiotico tra De Dominicis e la sua opera, e di come essa sia testimonianza eroica dell’immortalità.

Federico Sargentone