Recensioni /

Daniel Lergon Galleria Mario Iannelli / Roma

È un approccio di tipo esperienziale, fondato sul valore della percezione come dimensione attiva, che le opere di Daniel Lergon richiedono allo spettatore.
Dipinti, in cui a determinare le forme e i volumi di iconografie gestuali dinamiche – in bilico tra astrattismo e figurazione – è il colore, portato alla massima espressività luministica ed emozionale. Il pigmento è la materia che l’artista elegge a sovrana ed inizia a studiare in maniera approfondita una volta trasferitosi a Berlino, dove attualmente risiede. Ossessionato dalle potenzialità cromatiche dai diversi composti, Lergon sperimenta ad ampio raggio il virtuosismo di lacche, pigmenti, vernici sintetiche sovrapponendoli ai più svariati supporti, dalla tela ai fondali retro riflettenti, spingendosi sempre più oltre i limiti della pittura canonica e rincorrendo effetti di vibrazione cromatica dal potere ammaliante.
Il risultato di una delle sue indagini più recenti in questo senso è il corpus di lavori ad olio su tela di piccolo e grande formato, presentati nella mostra “Unter Grün” presso la galleria romana di Mario Iannelli. Qui il rapporto colore/luce è giocato su una gamma apparentemente monocromatica, il verde. La ftalocyanina, composto colorante che copre uno spettro cromatico dal blu al verde, stesa su fondi giallo fosforescente svela la propria pulsante vitalità in effetti luministici abbaglianti alternati a tonalità scure e profonde, dotando i lavori di un’aura che otticamente pervade gli spazi ed amplifica i sensi.

Emanuela Nobile Mino