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La bambina contro il toro Il Legale dell’Arte

In una notte di dicembre 1989, con una vera e propria azione di guerrilla art, lo scultore Arturo Di Modica, italiano da lungo tempo residente negli Stati Uniti, aiutato da un gruppo di amici, riuscì nell’incredibile impresa di collocare davanti alla New York Stock Exchange, senza essere visto da nessuno, una grande scultura in bronzo di più di tre tonnellate raffigurante un toro in procinto di caricare, da allora battezzato il Charging Bull di Wall Street.
Per gli operatori di borsa di tutto il mondo il toro simboleggia la fase positiva di rialzo del mercato azionario, il momento in cui l’economia sale e si realizzano guadagni, da contrapporre all’orso che, invece, rappresenta il momento recessivo.
L’intento dell’artista fu quello di lanciare un messaggio positivo. Un toro rappresentante il coraggio imprenditoriale americano e la voglia di risollevarsi dopo la gravissima crisi azionaria del 1987. Il messaggio, infatti, piacque molto alla gente di Wall Street e, nonostante l’immediata rimozione da parte del NYSE, per la scultura fu subito trovata una nuova collocazione nelle immediate vicinanze, a Bowling Green.
Da allora, l’opera di Di Modica è una delle immagini più iconiche di Wall Street e una delle attrazioni turistiche di New York. Centinaia di persone ogni giorno si fotografano di fianco al toro, toccandolo in segno di buona fortuna.
Lo scorso 8 marzo, in occasione della festa della donna, immediatamente di fronte al toro di Di Modica, con l’intento diretto di fronteggiarlo, è stata collocata un’altra scultura raffigurante una bambina in atteggiamento di sfida, realizzata da Kristen Visbal. La Fearless Girl è stata commissionata dalla società pubblicitaria McCann e nasce da un progetto della società di consulenza finanziaria State Street Global Advisors. L’opera è stata inizialmente accompagnata dallo slogan “SHE makes a difference”, dove SHE altro non è che un fondo di investimento in società con elevato livello di gender diversity. La scultura della bambina non è stata collocata clandestinamente, come aveva fatto Di Modica con il suo toro, ma con il permesso della municipalità cittadina.
Di Modica ha espresso forte contrarietà al progetto della bambina senza paura, ritenendo violato il suo diritto morale d’artista. La scultura ritraente la bambina, direttamente posta in relazione col toro, causa infatti lo stravolgimento del messaggio creativo originario di quest’ultimo: da un simbolo positivo di forza, coraggio e prosperità a bestia cattiva che minaccia una fanciulla senza paura – il becero mondo maschilista della finanza fermato dal coraggio femminile. Per Di Modica tutto ciò è inaccettabile. Secondo il sindaco di New York, Bill De Blasio, invece, da politico attento ovviamente all’importanza del messaggio di parità tra i sessi, l’operazione è accettabilissima, tanto che non solo ha prolungato l’autorizzazione alla permanenza della bambina almeno fino al prossimo 8 marzo 2018, ma ha anche risposto via Twitter a Di Modica che la statua si rivolge a quegli uomini che non hanno ancora accettato il genere femminile al potere.
L’autore del Charging Bull non mette ovviamente in questione il messaggio trasmesso dalla scultura della bambina, o l’operazione pubblicitaria del nuovo fondo di investimento. E neanche il fatto che in uno stesso spazio pubblico possano esservi più opere d’arte. È però evidente che la statua della bambina è un’opera derivata e incompleta senza il toro di Di Modica e nasce direttamente per relazionarsi ad esso, contrastandolo e stravolgendone volutamente il significato.
Negli Stati Uniti, il Visual Artists Rights Act (VARA) del 1990, del tutto similmente al nostro diritto morale d’autore contenuto nella nostra legge 633 del 1942, conferisce all’artista il potere di opporsi a ogni distorsione, mutilazione o altra modificazione della sua opera che possa essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione.
L’intento creativo di Di Modica appare effettivamente distorto e modificato e lo stesso artista si trova a subire una connotazione negativa di maschilismo per la sua opera che, invece, aveva tutt’altro significato. La questione è ora passata nelle mani degli avvocati. Di Modica auspica un bonario componimento ma è fermo nel richiedere che la scultura sia rimossa e lo stesso sia risarcito per il danno patito. Il sindaco di New York non sembra intenzionato ad accogliere spontaneamente le richieste dell’artista, cavalcando il messaggio di parità tra i sessi lanciato dall’operazione “bambina senza paura”. Sarà interessante vedere cosa succederà nei prossimi mesi.

Andrea Pizzi