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Sam Falls Franco Noero / Torino

La personale di Sam Falls è un omaggio alla luce, come forza creatrice primigenia che dà la vita, in maniera reale e simbolica. La natura si nutre di luce, cresce, muore e rinasce grazie al sole.
E così anche il processo fotografico e i colori. Tutto il mondo esiste davanti ai nostri occhi perché la luce lo rende visibile. C’è questo respiro panico e poetico nella riflessione che per tre anni ha animato il lungo progetto di Sam Falls e che lo ha portato a percorrere gli Stati Uniti visitandone i grandi parchi nazionali. Ognuno un luogo antico di secoli, un organismo unico, dal Petrified Desert National Park con i suoi legni pietrificati, al Green Mountain National Forest dalle foglie decidue. In questi parchi l’artista ha preso l’impronta della natura, seguendo l’iter del sole nel cielo e utilizzando le ombre e il loro evolversi. Ne sono nate grandi tele, dove silhouettes sottili, leggere e colorate disegnano ambienti, li suggeriscono. “Come le fotografie queste opere sono tracce di luce, frutto di un’esposizione prolungata che sarebbe impossibile ottenere con una fotocamera – anziché 1/6 di secondo, catturano l’ombra di una pietra o di una pianta nativa nell’arco di sei ore”, racconta l’artista. E ancora: “cominciando a mezzogiorno, ho seguito l’ombra sulla tela di lino fino al tramonto, usando un nuovo colore per la linea successiva una volta completata quella che la precede. Inseguendo l’ombra con il pennello, queste tracce diventano meridiane organiche, immagini che catturano sia la transitorietà che la permanenza dei luoghi”. Infatti il titolo della mostra da Franco Noero è, “Sine sole sileo”, motto che ha sempre animato le meridiane: anche loro, senza luce, non esisterebbero. Le tele si aprono in un dialogo simbolista con scatti fotografici degli stessi ambienti naturali, sei video che offrono il punto di vista di un Falls pittore mentre esegue le sue tele lungo le ore solari e due sculture dove fette di grandi tronchi innestati con neon si riflettono creando un sensoriale ambiente tridimensionale.

Olga Gambari