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La terra inquieta La Triennale / Milano

Rappresentare le migrazioni senza cadere nella spettacolarizzazione della tragedia e nella costruzione stereotipata della figura del migrante è il compito arduo che si prefigge questa mostra, curata da Massimiliano Gioni e promossa dalla Fondazione Trussardi negli spazi della Triennale. I sessantacinque artisti invitati – per la maggior parte di provenienza extraeuropea – raccontano gli spostamenti umani condizionati da crisi, guerre e carestie, come un incessante movimento che ciclicamente coinvolge diverse parti della terra: terra inquieta, appunto, senza tregua e senza pace, luogo precario della diaspora umana.

È una narrazione che parte dal passato – quando gli “stranieri” eravamo noi, come mostra la serie di copertine della Domenica del Corriere sull’emigrazione dei nostri connazionali verso gli Stati Uniti agli inizi del Novecento e le fotografie di Hine, Sherman e Lange – e arriva al presente, con gli oggetti recuperati dai naufragi dal Comitato 3 ottobre.
Gli artisti si esprimono per frammenti, si fanno portatori di storie personali, come Al Solh e Khalili; erigono precari memoriali anticelebrativi come, tra gli altri, Gaba, Abdessemed o Vō. Rivelano più che descrivere, anche se non mancano progetti con un taglio sociopolitico come quello di Multiplicity. Non si tratta solo di testimoniare ma anche di interrogarsi sulla verità e autenticità delle immagini, come fa Collins denunciando la mistificazione mediatica cui siamo sottoposti.
“La terra inquieta” pone l’urgente riflessione sulla rappresentazione di sé e dell’altro e sulla costruzione storica e culturale del nostro sguardo – quello del primo mondo, occidentale, ricco e capitalista – che categorizza l’alterità come subordinata stigmatizzando povertà e bisogno, eletti ad attuale nemico da combattere. Ci si interroga anche sul ruolo dell’arte e sulla sua capacità (o incapacità) di incidenza, e sulla necessità da parte dell’artista, in quanto intellettuale, di una presa di posizione critica nei confronti del reale partendo dalla propria posizione di privilegio.

Rossella Moratto