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Il passo Sospeso. Esplorazioni del Limite Fondazione Ragghianti / Lucca

“Il passo sospeso. Esplorazioni del limite” è la grande mostra concepita dalla Fondazione Ragghianti in occasione del trentennale della morte dello storico dell’arte. L’esposizione intende fornire un’indagine sul concetto di limite inteso nella sua valenza metaforica di confine e frontiera; un’indagine che si dipana da assunti culturali e politici, mettendo in campo allo stesso tempo accezioni materiali e immateriali: geografiche, storico-identitarie, antropologiche e filosofiche. Secondo le parole del curatore della mostra Alessandro Romanini è, in particolare, la dimensione spaziale e temporale a connotare la percezione del superamento del limite, che si qualifica come “un atto che comporta progettualità, determinazione, volontà e azione. Un’azione mai neutra, sempre accompagnata da rischi […]”. Così il percorso espositivo, che prende avvio dal complesso monumentale di San Micheletto, sede della Fondazione Ragghianti, si espande in un itinerario che coinvolge il centro storico di Lucca e le sue mura, al fine di alimentare un rapporto sinergico tra opere d’arte ed elementi testuali (ad esempio nei lavori di Giulio Paolini, Michelangelo Consani, Joseph Kosuth), che rendono possibili nuove stratificazioni di senso connesse anche alla dimensione storico-architettonica del tessuto urbanistico della città. Una narrazione diversificata che coinvolge l’opera di 44 artisti molto eterogenei tra loro, dalle figure storiche di Lucio Fontana, Piero Manzoni, Alighiero Boetti, tra gli altri, ad artisti mid-career e delle ultime generazioni, sia italiani che stranieri.
Il concetto di limite viene analizzato ricorrendo a nuclei tematici, a partire dai lavori presentati nella sede della Fondazione, dove la riflessione si concentra sugli aspetti più “strutturali del tema”: dalla nozione di mappa e carta geografica dei lavori di Alighiero Boetti, Afghanistan (1985) o Leone Contini, Un popolo di trasmigratori (2016) al superamento dei confini di spazio e materia insito nella ricerca di Enrico Castellani, Piero Manzoni e Lucio Fontana; dal tema del corpo come territorio di conflitto e identità evidente nelle opere di Marina Abramovic (Balkan Baroque, 1997) e di Santiago Serra (Linea de 250 cm tatuata sobre 6 personas remuneradas, 1999) all’idea di sublime, affrontato a partire dalla sua definizione etimologica (dal latino sub-limen, “ciò che è al limite”) raffigurato ad esempio nel video di Guido Van der Werve Nummer acht, everything is going to be alright (2007). Ne risulta una mostra dalle molteplici declinazioni possibili, che lontano da una rappresentazione esaustiva della materia, ne vuole fornire una possibile e alternativa narrazione simbolica, operata singolarmente dallo spettatore attraverso diversificati stimoli visivi, percettivi e interpretativi.
Le opere collocate nel tessuto cittadino e in particolare sulle mura storiche di Lucca perdono un po’ della coerenza analitica della mostra privilegiando la ricerca di un equilibrio nell’inserimento ambientale rispetto al rigore tematico degli altri lavori ma concorrono a ribadire il senso anche programmatico dell’esposizione, che vede la Fondazione Ragghianti fuoriuscire sempre più dai suoi spazi canonici, promuovendo così un movimento verso la città e suoi abitanti. Un superamento del limite, anche in questo caso, che si pone come obiettivo del nuovo corso della Fondazione.

Elena Magini